Come il colibrì
23 Febbraio 2016
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Come il colibrì

Ho accompagnato un caro amico in fase terminale, rivelatasi drammaticamente breve. Si era posto un obiettivo prioritario: che la morte mi trovi vivo. E da vivo gli è andato incontro, fino all’ultimo giorno. In  troppi, ma anche troppa parte di noi è rassegnata, passiva, senza più ideali e passioni profonde. L’esistenza, lo scorrere dei giorni anziché essere un inno alla vita, diventa un lasciarsi vivere “perché tanto io non posso farci niente, tutto è già stato deciso dagli altri”.

“Come potete dormire in tanta profondità di sonno letargico?”. Colpito e affondato da questa domanda, tutt’ altro che retorica, posta nel 1511 da Antonio Montesinos. Vorrei trovare il coraggio di uscire “dal sonno di crudele disumanità” a cui porta il qualunquismo e nel quale si rifugia una parte, spesso preponderante, di me. Non oso coinvolgere direttamente anche te, affezionato o casuale lettore, per non urtare la tua suscettibilità, ma se per caso ti ci ritrovi, sappi che aver compagno al duol non scema la pena, però insieme possiamo sostenerci e trovare più facilmente l’entusiasmo per uscire dal sonno letargico. Non ci è chiesto di essere eroi, la società non ne ha bisogno, però neppure possiamo rassegnarci al qualunquismo che uccide tutte le speranze. Mentre andavo rimuginando questi pensieri un ulteriore scossone mi è venuto da un western del 1969, passato in televisione mentre eravamo sommersi e bloccati dalla neve: le pistole dei magnifici sette. Si chiude con una frase lapidaria riconducibile al Giulio Cesare di Shakespeare: “I codardi muoiono molte volte prima di morire, mentre i valorosi provano il gusto della morte una volta sola”. In termini più spirituali, ma altrettanto forti per scuotere dal sonno letargico e dal qualunquismo, possono essere utili le tre domande che pone il fondatore dei gesuiti a chi si avventura negli esercizi spirituali proposti da lui: che cosa ho fatto per crocifiggere Cristo e il popolo? Che faccio perché possano scendere dalla croce? Che devo fare perché risuscitino?

I campi di azione sono innumerevoli, tanti quanti ogni fantasia e creatività può idearne. Indico solo alcuni che sono prioritari anche per la nostra rivista. L’impegno socio-politico per arginare i danni che a livello nazionale una banda di nominati e avventurieri sta arrecando; dunque difesa ad oltranza della Costituzione con un chiaro, forte e determinato “no” al referendum costituzionale che dovrà essere indetto; difesa ad oltranza dell’ambiente impedendo in tutti i modi che si porti avanti la trivellazione nell’Adriatico, che ha come unico effetto far saltellare i canguri dalla parte opposta del globo; difesa ad oltranza del diritto di ognuno a costituire famiglia senza lasciarsi condizionare dalle marce dei clerico-divorziati-conviventi-bigami  ecc.

A livello regionale l’impresa è ancora più ardua. Ci troviamo di fronte a 20 persone che circa tre anni fa hanno vinto un terno al lotto e se lo godono beatamente, fregandosene di tutto e di tutti. Hanno un solo obiettivo: rimanere bullonati agli scranni. Ora aspettano l’imminente giro di valzer per fiondarsi sulle poltrone degli assessorati, naturalmente a prescindere dalle competenze. Sono la tentazione più grossa al mio qualunquismo. Nonostante tutto, ogni mese ostinatamente offriamo loro gratuitamente una copia della rivista per continuare a sperare, contro ogni speranza, che qualche passione civile e per il bene comune torni a serpeggiare anche tra loro.

Un secondo impegno prioritario e necessario va a favore della pace ad oltranza contro ogni tentazione bellica, perché mai nessuna guerra ha risolto i problemi. Ha creato solo e sempre distruzioni, orfani, vedove e mutilati. Urge riconvertire le fabbriche belliche e dichiarare tabù la guerra. Solo cinquanta anni fa si riteneva imprescindibile l’uso della violenza nell’educazione dei bambini, normale la subordinazione della donna, acclarato il diritto dei padroni. Oggi, con tutti i tentativi di ridimensionarli, se non cancellarli, sono diritti acquisiti e speriamo non più alienabili. Non potrebbe accadere anche per la messa al bando della guerra, nonostante le resistenze dei potentati economici? Le spese militari mondiali sono un affare da 1.700 miliardi di dollari all’anno.

Il diritto alla libera circolazione degli esseri viventi, che presuppone il rispetto delle leggi dei paesi ospitanti da parte di chi si sposta e l’accoglienza da parte di chi è stanziale, è un’altra lotta a cui non ci si può sottrarre, soprattutto quando la fuga dalle loro terre è causata dalla nostra politica. In un’Europa sempre più sorda al grido dei profughi e insensibile finanche davanti alle atroci morti di tanti disperati, abbiamo il dovere di mobilitarci perché siano risolte a monte le cause di una simile catastrofe, rimettendo in discussione i nostri illeciti guadagni.

In definitiva va sostituito sempre e comunque il me ne frego con il mi riguarda (I care, per dirla con don Milani). Dalla leggenda del colibrì, il volatile più piccolo, ritrovo una ulteriore motivazione: era scoppiato l’incendio nella foresta e tutti gli uccelli erano paralizzati dalla paura. Il colibrì reagisce e cerca di spegnere il fuoco prendendo e portando una goccia d’acqua alla volta nel becco. A chi gli dice: non serve, lui risponde imperterrito: lo so, ma faccio la mia parte. Se continua a mancare l’insurrezione delle coscienze, si rischia seriamente di rimanere vittime dell’insurrezione armata!☺

 

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