19 anni dopo
18 Novembre 2021
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19 anni dopo

Quando il terremoto colpisce una comunità, i suoi figli, per la quasi totalità soffrono. Eppure c’è qualcuno, in verità sono in pochi, una piccola minoranza, che gode. Se per il terremotato il termine sisma è sinonimo di dolore e di morte, per il furbo significa invece profitto, ricchezza, non solo in termini di pecunia ma sopratutto in termini di potere: il potere di fare ciò che si vuole. Circa vent’anni fa è arrivato da Roma qualche miliardo di euro per far fronte alla ripresa produttiva e alla ricostruzione nel territorio colpito dal sisma. Oggi quello che resta sono i morti e chi li piange. Nel luogo che il governo nazionale identificò come il cratere sismico, nel quale ricadevano 14 comuni, e che per il governatore Iorio non aveva alcun senso, oggi si vive nella più profonda depressione sociale ed economica oltre che morale, non a causa del sisma o della pandemia ma per precise responsabilità di chi, quando la terra trema, sorride.

Nella comunità dove vivo, un rivoluzionario delle squadrette, strumentalizzando paura e dolore e promettendo mari e monti ai suoi compaesani, convinse poco più della metà degli elettori a votarlo; millantando “conoscenze” e competenze, insieme al commissario delegato ha avuto l’ardire di commissionare un libro bianco sul terremoto, che per esplicita dichiarazione del committente non ha mai  letto,  nel quale si è ricorso a citazioni dotte per decantare il modello Molise. Ma dove è finita la facoltà di ingegneria? A San Giuliano di Puglia giurano di non aver visto nessun neoingegnere aggirarsi nel borgo; la sede nazionale della Protezione Civile da ubicarsi nel sito del Carcere di Bonefro, se ne ha più notizia? I bonefrani assicurano di non aver mai visto in quel sito né i carcerati, né gli angeli della Protezione Civile; perché si è preferito spendere 13 milioni di euro per la scuola di San Giuliano invece di mettere in sicurezza numerosi edifici scolastici che ancora ne necessitano e dare invece a quel paese un edificio proporzionato alle sue esigenze? Perché si è proceduto a realizzare una piscina a San Giuliano pur sapendo che quel comune non avrebbe avuto le risorse economiche per poterla gestire? Perché si è scelto il miglioramento sismico e non l’adeguamento sismico?  L’intervento estetico praticato sugli immobili colpiti dal sisma conferisce agli stessi un grado di resistenza quasi uguale a quello che avevano prima del terremoto. A me pare che più di modello Molise si possa parlare di modello Cinecittà.

Fin qui per quanto riguarda la ricostruzione. Per la ripresa produttiva delle zone colpite dal sisma, se non si trattasse di tragedia ci sarebbe da ridere, anche perché il capocomico di questa pièce teatrale, lui, l’ex commissario delegato, sta lavorando a una nuova commedia dal titolo “siete una massa di coglioni”, sottotitolo: “votate per me”. Premesso che con i soldi dell’art. 15 il PIL del Molise non è cresciuto (siamo di nuovo  nell’ obiettivo 1), i consumi non sono aumentati, i posti di lavoro anche: dove sono finiti i circa 600 milioni di euro assegnati dal governo centrale alla regione Molise? Per rispondere a questa domanda c’è bisogno di fare una premessa. Il governo centrale, se avesse voluto dare una mano alla regione Molise tutta intera, avrebbe potuto implementare i fondi europei già ripartiti nella programmazione regionale approvata, senza perdere tempo con altri artifici. Con estrema evidenza a Roma avevano due esigenze da soddisfare: aiutare i terremotati a ripartire dopo il sisma e fare in fretta. Il capocomico, insieme al rivoluzionario delle squadrette, non intesero recepire le indicazioni del presidente del consiglio dei ministri e con l’aiuto della struttura commissariale prepararono un menu, mare e monti, per  palati raffinati, a base di patate e seppie, da servire ai terremotati da Termoli fino a Venafro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una ricostruzione senza fine dopo vent’anni di fallimenti, sì perché anche per l’anno prossimo l’agenda di Toma prevede solo campagna elettorale, e quella di Iorio pure; uno sviluppo mancato che impone alle forze migliori di questo territorio di scappare via per mancanza di prospettive; uno spopolamento pauroso anche di generazioni più anziane che nel timore di avere una offerta sanitaria scadente o di non averla affatto, migrano verso i loro figli in zone più fortunate della nostra.

Nella comunità nella quale vivo, i soldi del terremoto sono stati utilizzati anche per bastonare chi non si allinea ai desiderata del capo. Un ex sindaco, ormai bollito, che continua a dire di essere soddisfatto del risultato elettorale dopo aver perso per la terza volta di seguito, ha preteso, quando era sindaco, da una coop che fornisce servizi sociosanitari a pazienti con disabilità psichiatrica, il canone di affitto stabilito senza contraddittorio, per una parte dell’immobile destinato dal comune a luogo di cura, ricostruito con i fondi del sisma. A tal fine il giureconsulto si è rivolto alla giustizia penale ed a quella contabile le quali gli hanno dato puntualmente torto, assolvendo i malcapitati la prima e imponendo la riconsegna dell’immobile alla cooperativa con contratto di comodato la seconda. Queste assoluzioni comporteranno per il comune di Casacalenda l’esborso di oltre 100.000 euro non a carico del giureconsulto ma a carico della comunità. Un noto medico, mio amico, in questa campagna elettorale ebbe a dire: il terremoto lo si affronta in due modi: o condividendo il dolore, la sofferenza, la rabbia, la speranza di questi sfortunati o condividendone i soldi. Meditate…☺

 

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