A tina modotti
16 Settembre 2020
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A tina modotti

La proposta dell’ambasciata cubana a Roma mi è pervenuta nel mese di gennaio: volevano intitolare un salotto dell’ambasciata con il nome di Tina Modotti, ed avevano scelto per la cerimonia il 124° anniversario della nascita di Tina, il 16 agosto.

Tante cose, progettate all’inizio del 2020, sono state cancellate a causa del Coronavirus, fra queste anche l’evento previsto dagli amici cubani. Cosi, hanno deciso di fare una cerimonia piccola, piccola, con solo due ospiti, e di lanciare su facebook un evento virtuale. A me, l’ambasciata aveva chiesto di scrivere un contributo per il giornale cubano Granma, e mi era venuto in mente di scrivere una lettera a Tina. Questa lettera è stata pubblicata dall’ambasciata di Cuba il 16 agosto, e la voglio proporre anche a voi, lettrici e lettori de la fonte.

 

Cara, stimata, indimenticabile Tina Modotti,

tra pochi giorni, il 16 agosto, saranno 124 anni dal giorno in cui sei nata, nel 1896, nella città di Udine. La tua vita è stata breve, è durata solo 45 anni, ma è stata una vita molto intensa e sempre dedicata agli altri. Sei stata, durante tutta la tua esistenza, la solidarietà in carne e ossa. Sei morta, nel 1942, a causa del tuo cuore malato, e non solo malato dal punto di vista medico, ma anche perché molte cose, che hai dovuto vedere e vivere, ti hanno spezzato il cuore.

Anche se tu avessi avuto una vita più comoda, e se non avessi dovuto vivere persecuzioni, diffamazioni e guerre, non saresti arrivata ai 124 anni, ma forse, in altre condizioni, saresti potuta arrivare agli 80, o ai 90. Avresti potuto vedere la vittoria sul fascismo, l’indipendenza di tante ex colonie in Africa e in Asia e, in molti Paesi del mondo, rivoluzioni e tentativi di costruire una società più giusta e di formare nuovi donne e uomini, vale a dire, più umani.

Mi sono spesso chiesta dove avresti scelto di vivere se non fossi morta nel 1942. Forse saresti tornata in Italia, il paese dove sei nata, o forse avresti deciso di rimanere in Messico, il paese dove hai vissuto più a lungo e al quale hai regalato le tue fotografie, che oggi sono esposte in tutto il mondo. Ma sono sicura che, dopo il 1959, ti saresti trasferita a Cuba, dove la rivoluzione che hai tanto anelato aveva trionfato. Cuba aveva un posto molto speciale nel tuo cuore, anche se avevi trascorso solo tre giorni sull’isola, e, come dice una notizia pubblicata il 15 marzo 1930 sul El Diario de la marina (Il giornale della marina), “reclusa nel campo di Tiscornia”. Eri in viaggio verso l’Europa, espulsa dalle autorità messicane per essere “una straniera pericolosa”, per essere comunista.

Se fossi stata viva nel 1959, saresti andata a vivere a Cuba perché eri legata all’isola dalla tua breve, ma intensa unione, con Julio Antonio Mella, il grande amore della tua vita. Voi due avete vissuto ciò che poche coppie raggiungono: la totale identificazione reciproca, resa possibile perché condividevate lo stesso sogno, la rivoluzione. Nel tuo Paese, Mussolini perseguitava chi non la pensava come lui, e a Cuba governava Machado, colui che Mella chiamava “piccolo Mussolini”. Tu con le tue fotografie, Mella con i suoi articoli e con l’organizzazione degli esuli cubani in Messico, entrambi avete cercato di sensibilizzare le masse oppresse.

Con Mella hai anche cercato di realizzare un altro sogno: quello di creare una famiglia. Siccome tu, a causa di problemi di salute, non potevi avere figli, avresti voluto portare in Messico il figlio di tua sorella Gioconda, ma il regime fascista non gli diede il permesso di lasciare l’Italia. Se fossi vissuta più a lungo, Tina, avresti visto la nascita, a Cuba, dell’Unione dei Giovani Comunisti, i cui membri portavano un distintivo sulla camicia o sulla camicetta con la foto di Mella che gli avevi scattato nel 1928, in Messico, come hai immortalato anche la sua macchina da scrivere.

Il mondo è molto cambiato, cara Tina. Ora avresti dovuto vedere che forze neofasciste alzano la testa nella tua Italia, nella mia Germania, nella nostra Spagna e in diversi altri paesi del mondo. Ma tu, Tina, sceglieresti anche oggi di vivere a Cuba, perché è il Paese del mondo che, più di qualsiasi altra nazione, tiene alta la bandiera della solidarietà. Non con brigate di combattenti, ma con brigate di personale medico che aiuta dove c’è bisogno di questo aiuto.

E la fotografia? Nel mondo di oggi le persone hanno telefoni portatili, che non servono solo per fare chiamate, addirittura videochiamate. Si possono anche scattare foto, e tutti lo fanno, pure i bambini. E purtroppo molte persone fanno solo autoritratti, i cosiddetti selfies, e non vedono ciò che li circonda, né registrano le bellezze della natura, né denunciano le ingiustizie. E molte volte quelli che cercano di aiutare quelli che soffrono sono considerati criminali. Questo è il mondo in cui viviamo in questi tempi, Tina, e credimi, ci vorrebbero davvero tantissimo persone come te.☺

Christiane Barckhausen-Canale 

ricercatrice e scrittrice tedesca, riconosciuta come la più grande esperta della vita e dell’opera di Tina. È  l’esecutrice dell’Archivio Tina Modotti nella città italiana di Bonefro, una preziosa collezione di scritti e documenti, riconosciuti in tutto il mondo. Il suo libro Verità e leggenda di Tina Modotti è stato vincitore nel 1988 del Premio “Casa de las Américas di Cuba”.

 

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