Acqua e strutture igienico-sanitarie
4 Agosto 2018
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Acqua e strutture igienico-sanitarie

Obiettivo 6

Target entro il 2030

6.1) Ottenere l’accesso universale ed equo all’acqua potabile che sia sicura ed economica per tutti. 6.2) Ottenere l’accesso ad impianti sanitari e igienici adeguati ed equi per tutti e porre fine alla defecazione all’aperto, prestando particolare attenzione ai bisogni di donne e bambine e a chi si trova in situazioni di vulnerabilità. 6.3) Migliorare la qualità dell’acqua eliminando le discariche, riducendo l’inquinamento e il rilascio di prodotti chimici e scorie pericolose, dimezzando la quantità di acque reflue non trattate e aumentando considerevolmente il riciclaggio e il reimpiego sicuro a livello globale. 6.4) Aumentare considerevolmente l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua in ogni settore e garantire approvvigionamenti e forniture sostenibili di acqua potabile, per affrontare la carenza idrica e ridurre in modo sostanzioso il numero di persone che ne subisce le conseguenze. 6.5) Implementare una gestione delle risorse idriche integrata a tutti i livelli, anche tramite la cooperazione transfrontaliera, in modo appropriato. 6.6) Proteggere e risanare gli ecosistemi legati all’acqua, comprese le montagne, le foreste, le paludi, i fiumi, le falde acquifere e i laghi.

Passaggi strategici: a) Espandere la cooperazione internazionale e il supporto per creare attività e programmi legati all’acqua e agli impianti igienici nei paesi in via di sviluppo, compresa la raccolta d’acqua, la desalinizzazione, l’efficienza idrica, il trattamento delle acque reflue e le tecnologie di riciclaggio e reimpiego. b) Supportare e rafforzare la partecipazione delle comunità locali nel miglioramento della gestione dell’acqua e degli impianti igienici

Situazione in Italia

La carenza d’acqua sta diventando sempre di più un’acclarata emergenza nazionale. In particolare, quest’estate ha colpito due terzi dell’Italia spingendo dieci Regioni verso la dichiarazione dello stato di calamità. Il fenomeno è il prodotto della convergenza di diversi e ben noti fattori tra i quali gli effetti dei cambiamenti climatici in corso, ben documentati anche negli scenari che riguardano il nostro Paese, e il perdurare di una grave incapacità gestionale delle risorse idriche in diverse regioni e aree del nostro territorio. Se, come ricorda il primo rapporto sullo stato del Capitale Naturale, in Italia la “disponibilità ‘teorica’ non coincide con quella ‘effettiva’ a causa della natura irregolare dei deflussi e delle carenze del sistema infrastrutturale esistente”, l’irregolarità dei deflussi e i picchi della domanda, soprattutto per uso agricolo, sono esacerbati a causa dei cambiamenti climatici. Da questo punto di vista il “Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani”, realizzato dal Comitato Glaciologico Italiano (aggiorna il precedente realizzato tra il 1959 e il 1962), documenta che in cinquanta anni la superficie complessiva dei ghiacciai italiani è diminuita del 30%, passando da 527 km2 a 370 km2. I dati Istat indicano che il volume di acqua erogata nel 2015 agli utenti delle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia è stato di 1,63 kmq, un valore corrispondente a un consumo giornaliero di 245 litri per abitante (23 litri in meno rispetto al 2012). Nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia, con una crescita di oltre due punti percentuali rispetto al 2012 (35,6%). La perdita giornaliera reale, al netto degli errori di misurazione e degli allacciamenti abusivi, ammonta a circa 50 m3 per ciascun km delle reti di distribuzione, cioè un volume che, stimando un consumo medio di 89 m3 annui per abitante, soddisferebbe le esigenze idriche di un anno di 10,4 milioni di persone. L’Istat fa presente che, per garantire l’attuale livello di consumo, il volume immesso in rete è molto più elevato di quanto effettivamente consumato, pari a 2,64 miliardi di m3 di acqua per uso potabile.

Per ogni cittadino residente in un comune capoluogo di provincia è quindi immesso in rete un volume annuo di 145m3, corrispondenti a 396 litri giornalieri con una forte variabilità, dai 66 m3 annualmente immessi in rete per ogni residente di Lanusei ai 280 m3 di Frosinone. Peraltro, sul fronte dell’utilizzo pro-capite nella media nazionale, si conferma per l’Italia il record del consumo in Europa con 159 m3 annui, anche se, per ciò che concerne la potabilità dell’acqua, nel 2016 si conferma che il 30% delle famiglie non si fida a bere l’acqua del rubinetto. Il portale web acqua.gov.it gestito dalla Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche della Presidenza del Consiglio dei Ministri evidenzia la situazione dei numerosi procedimenti d’infrazione comunitaria ex Direttiva 91/271/CEE sulla depurazione delle acque, mettendo in evidenza le forti criticità nella capacità gestionale delle risorse idriche in Italia.

Sul piano delle politiche, il disegno di legge in discussione al Senato n. 2343, nella precedente legislatura,“Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque”, avrebbe potuto consentire un avvicinamento a diversi Target del Goal 6. Il provvedimento (art. 1) si prefigge “l’obiettivo di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale, nel quadro delle politiche complessive di tutela e di gestione del territorio” e riconosce, nei principi generali, “l’acqua come bene naturale diritto umano universale”, come sancito dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite A/64/ L.63/Rev. 1 del 26 luglio 2010. In particolare, l’art.2 comma 4 introduce un ordine di priorità alla disponibilità della risorsa che mette in prima posizione il consumo umano, secondariamente l’uso agricolo e per l’alimentazione animale, in terza posizione tutti gli altri usi, mentre l’art.7, introducendo il concetto di “morosità incolpevole”, stabilisce in 50 litri/giorno il quantitativo necessario al soddisfacimento dei bisogni essenziali, che deve essere garantito anche in caso di morosità, così consentendo il raggiungimento del Target 6.1 sul diritto all’accesso universale all’acqua. L’art.10 dedicato alla trasparenza della bolletta e l’art.11 dedicato al governo partecipativo del servizio idrico integrato risponde al Target 6.b, mentre l’art.12, introducendo il fondo di solidarietà internazionale finanziato per 1 centesimo di euro per ogni mc di acqua erogata, risponde alle finalità del Target 6.a. Infine, va notato come l’assicurazione che la tariffa garantisca un adeguato recupero dei costi del servizio per mezzo dell’applicazione del criterio di progressività e dell’ incentivazione al risparmio della risorsa idrica, contribuirebbe al finanziamento solidale del servizio e alle necessità di efficienza come richiesto dal Target 6.4. Ma sarà ripreso questo testo e concluso l’iter di approvazione? C’è un fatto paradossale: nonostante il referendum del 12-13 giugno 2011, vinto con oltre il 90% a favore della ripubblicizzazione dell’acqua, nonostante la presentazione di un testo di legge di iniziativa popolare, depositato con seicentomila firme di richiesta da parte del Forum dei movimenti sull’acqua, non abbiamo ancora una legge che tuteli e regolamenti la gestione pubblica dell’acqua, mentre cresce la spinta ad “affidare” a gestione privatistiche il servizio idrico integrato. Il nostro Molise è tra color che son sospesi; il comune di Termoli continua con le proroghe e ora di conflitti legali con l’Acea, ma non si intravvede la scelta di fondo. Nel frattempo tutto il Basso Molise che dal 31 dicembre 2012 avrebbe dovuto avere l’acqua di sorgente continua ad attingere dalla diga del Liscione.☺

 

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