Acqua non radioattiva
12 Ottobre 2021
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Acqua non radioattiva

L’autunno è ormai alle porte. Da una parte, cresce dentro di noi la malinconia tipica legata al finire della stagione più luminosa e alla riduzione progressiva delle ore di luce. Dall’altra, mai come quest’anno e come sta avvenendo nel corso degli ultimi, c’è il sollievo per aver superato ‘indenni’ la violenta radicalizzazione dell’ estate, ormai non più continentale e temperata, ma dai connotati tipici delle latitudini sub-sahariane.

Al netto dei due mesi di disagio a causa delle temperature medie attorno ai 40 gradi per diverse settimane consecutive, disagio avvertito anche nella nostra regione con tassi di umidità allertanti, anche il più inguaribile sostenitore della bella stagione guarda all’ingiallire delle foglie con una certa consolazione. Si prende fiato per i prossimi mesi -pandemia a parte- nell’attesa ansiosa di quella che sarà la prossima estate.

Strettamente collegato al discorso climatico/meteorologico è il tema che affrontiamo nuovamente, quello delle acque, stavolta sotto un aspetto diverso. In tal senso, il Molise è un attore principale in merito al supporto mutualistico verso le regioni confinanti, in quello che dovrebbe essere un vero spirito di collaborazione sinergico, spesso purtroppo a senso unico. La nostra regione riceve ben poco rispetto a ciò che offre in termini di sussidio, soprattutto dalla vicina Puglia.

Un aspetto che però va messo in risalto, al di là della quantità delle acque, pur messa a dura prova dalla stagione terminata solo qualche settimana fa, è piuttosto la qualità delle stesse. A certificarlo è uno studio, le cui risultanze sono state comunicate in esclusiva al nostro mensile e realizzato dalla Asl della limitrofa provincia di Foggia, a seguito delle campionature effettuate presso l’invaso di Occhito, spartiacque e confine tra la nostra regione e la vicina Puglia. Periodicamente infatti, anche se non ne giunge notizia all’opinione pubblica, vengono svolte attività per il controllo delle acque potabili secondo piani proposti annualmente dalle Regioni e quest’anno, a partire dal mese di aprile, addirittura con cadenza settimanale in particolare il controllo viene effettuato sulla radioattività delle acque potabili.

Ad una prima disamina, emerge che tutti i campioni prelevati quest’anno, sino ad ora, hanno dato esito negativo, per cui possiamo bere l’acqua con assoluta tranquillità per assenza appunto di radioattività. E pensare che fino agli inizi del secolo scorso l’acqua radioattiva era considerata un toccasana per la salute dell’uomo, mentre oggi il termine “radioattivo”, dopo i diversi incidenti avvenuti nelle centrali nucleari, porta a pensare solo a qualcosa di molto nocivo per la salute. È bene precisare che l’acqua utilizzata a scopo potabile può contenere sostanze radioattive di origine artificiale e possiede normalmente sostanze radioattive di origine naturale.

L’esposizione della popolazione a sorgenti naturali di radiazioni comprende, tra le altre, quella derivata dall’ingestione di sostanze radioattive presenti nel cibo e nell’acqua destinata al consumo umano. Questo tipo di esposizione, è bene chiarirlo, è imputabile a sostanze naturalmente contenute nella crosta terrestre che, per fenomeni fisici di diversa natura, finiscono negli alimenti e nell’acqua. Si stima che, in media, circa il 12% dell’esposizione complessiva di un individuo alle sorgenti naturali di radiazioni sia attribuibile proprio all’ingestione di cibi e al consumo di acqua. A questa prima sorgente di esposizione, dovuta a origine naturale, si sovrappone quella di origine antropica, la cui presenza nelle acque e nei cibi è riconducibile ad attività umane.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità non differenzia tra sostanze radioattive naturali e artificiali relativamente alla valutazione del rischio per la salute della popolazione mentre è bene sottolineare come l’origine naturale delle particelle radioattive contenute in acqua e cibo non sia da associare automaticamente a un rischio minore: viceversa, generalmente, proprio ciò che è naturalmente presente nella crosta terrestre e disciolto nelle acque e contenuto nei cibi, contribuisce maggiormente all’esposizione dei singoli individui.

Una curiosità: fino alla fine degli anni ‘80, molte acque minerali venivano nel passato definite sulla loro etichetta come radioattive. In tempi successivi la radioattività è scomparsa dalla definizione dell’acqua per rimanere solo come dato nella tabella delle analisi. In seguito, questa caratteristica è scomparsa completamente dalle etichette. Evidentemente erano giunti i tempi in cui la radioattività era percepita come caratteristica negativa e non più positiva. In Internet è possibile trovare alcune decine di etichette storiche di marche diverse di acqua minerale, tutte contrassegnate come radioattive. Anche questo, come evidenziato, è un chiaro segno dei tempi che cambiano, e con esso, i nostri usi e costumi. Ciò che prima era Vangelo, oggi è tabù.

Pertanto, tornando alla stretta attualità, possiamo certamente affermare che le acque utilizzate a fini potabili provenienti dall’invaso di Occhito e che vengono monitorate periodicamente, hanno dato risultati che rientrano ampiamente nei limiti previsti dalla normativa vigente. Possiamo, almeno sotto questo aspetto, dormire sonni tranquilli. Se partiamo dal principio che l’acqua è praticamente tutto, in quanto è una necessità vitale, una dimora, una risorsa locale e globale, una via di trasporto ed un regolatore del clima, ma che purtroppo è diventata il capolinea di molte sostanze inquinanti rilasciate in natura, il mantra che ci deve accompagnare è quello che per continuare a trarre vantaggio da acqua pulita nonché da oceani, laghi e fiumi salubri, dobbiamo cambiare radicalmente il modo in cui usiamo e trattiamo l’acqua.

Dato il suo ruolo vitale in tutti gli aspetti della nostra vita, un approccio più integrato e sinergico tra le regioni, ci aiuterà a proteggere e preservare ciò che rende unica la nostra terra ed il nostro pianeta, partendo dal nostro piccolo grande Molise. Abbiamo un tesoro all’interno di questi confini e spesso non ce ne rendiamo conto. Ciò che per noi è normalità, per altre regioni è un lusso. Andiamone fieri.☺

 

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