Acqua: virtù e sprechi
12 Luglio 2021
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Acqua: virtù e sprechi

Molise: regione dalle cospicue risorse idriche, di cui gli abitanti beneficiano pagando la bolletta meno salata d’Italia, seppur in netto aumento rispetto all’ultimo anno; ma anche: Molise peggior regione d’Italia per quanto riguarda invece la dispersione idrica.

È questa la fotografia emersa in un recente studio realizzato dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, nell’ambito delle ‘Iniziative a vantaggio dei consumatori’ finanziate dal Ministero dello sviluppo economico.

Significativamente, lo studio arriva esattamente a dieci anni dal referendum popolare del 12-13 giugno 2011 che avrebbe dovuto sottrarre l’acqua alle logiche del profitto. I 26 milioni di cittadini che espressero due SÌ affermarono “un’altra idea di pubblico”, per usare le parole del compianto Stefano Rodotà pochi giorni dopo quella vittoria che per lui “veniva da lontano e aveva il merito d’aver resistito al massimo di disinformazione e malafede”.

Tornando alla stretta attualità, alla rete idrica, agli invasi regionali, artificiali e non, ma soprattutto alla qualità dell’acqua in Molise, il dato rilevato dallo studio citato, nell’anno 2020 mette in risalto che la spesa per la bolletta di una famiglia è stata di soli 181 euro, la più bassa d’Italia se si guarda ad una media nazionale di ben 448 euro, anche se l’aumento è stato maggiore del 10% rispetto al 2019.

Molise regione piccola, ma nonostante ciò sono notevoli le differenze tariffarie, sia come dato puntuale, ma anche se esaminato negli anni e maggiormente se si guarda ai singoli capoluoghi di provincia della stessa regione. Il dato dell’aumento record di Isernia a 166 euro (+27,5%, nel 2019 era la città più economica) si confronta con le tariffe stabili di Campobasso con 196 euro, spesa rapportata rispetto ad una famiglia tipo di tre componenti ed un consumo annuo di 192 metri cubi.

Di certo emerge che i molisani, come gli italiani del resto, non si fidano dell’acqua di rubinetto e continuano a sprecarne troppa, ecco perché la dispersione non accenna a diminuire. In questo senso, sicuramente non aiutano notizie come l’ultimo deferimento dell’Italia (9 giugno 2021) alla Corte di Giustizia Europea per la fornitura di acqua potabile non sicura in alcune aree del paese. La speranza è che le novità introdotte dalla nuova Direttiva europea possano contribuire ad aumentare la fiducia verso questa risorsa. Certamente, la constatazione che a livello nazionale va disperso il 42% dell’acqua immessa è un dato impressionante. Chi consuma acqua imbottigliata (il 62% in plastica) lo fa prevalentemente perché non gradisce il sapore di quella di rubinetto o non si fida dei controlli sulla potabilità. Eppure, solo lo scorso marzo l’acqua di Campobasso, nel “rapporto annuale sulla qualità dell’acqua della rete pubblica”, veniva definita “pura, oligominerale, povera di sodio ed assolutamente adatta all’uso potabile quotidiano”.

A garanzia del consumatore, nel 2020 vennero effettuati ben 144 campioni, con relative analisi laboratoriali e 96 controlli ispettivi dei manufatti dell’acquedotto, con esiti sempre perfettamente in linea con gli standard fissati dalle normative.

L’utilizzo dell’acqua del proprio rubinetto di casa anziché quella imbottigliata, oltre ad essere una soluzione a costo zero è anche un segnale di grande attenzione all’ambiente: la riduzione dell’uso di bottiglie di plastica consentirebbe infatti un notevole risparmio di risorse e contribuirebbe in maniera sensibile alla diminuzione della produzione dei rifiuti. Soprattutto nell’ottica di una concreta transizione ecologica e salvaguardia climatica, sarebbe perciò fondamentale garantire che la gestione delle risorse idriche restasse fuori dalle logiche dell’economia di mercato.

Con un uso più consapevole e razionale di acqua, quantizzabile in 150mc invece di 192mc l’anno, una famiglia spenderebbe 328€ anziché 448€, con un risparmio medio di 120€circa a livello nazionale. Ad esempio, in un anno si possono risparmiare 42mc di acqua con questi piccoli accorgimenti: sostituendo, una volta su due, la doccia al bagno (risparmio di 4,5mc), riparando un rubinetto (21mc), usando lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico (8,2mc), chiudendo il rubinetto mentre si lavano i denti (8,7mc). I dati Istat sulla dispersione idrica, riferiti al 2018, indicano per il Molise il 45,6% con la città di Campobasso maglia nera (56,8%) e quella di Isernia con 34,2%.

Anche sul contenimento degli sprechi idrici potremmo fare molto di più, adottare cioè comportamenti più efficienti: il 94% dei cittadini afferma di adottare accorgimenti per contenere gli sprechi di acqua, ma nel dettaglio scopriamo che meno della metà ripara immediatamente guasti che provocano perdite e solo uno su tre ha installato miscelatori ai rubinetti e/o allo scarico del water. Quasi inesistenti le scelte di acquisto dei prodotti sulla base della loro impronta idrica.

Si torna perciò a quella che era stata la tematica d’attacco dell’articolo, ovvero le implicazioni pratiche della scelta referendaria degli italiani e l’applicazione pratica dell’altra idea di pubblico che avevano voluto, scrivendo SI. Ci affidiamo ancora una volta alle parole di Rodotà, che il giurista pronunciò nel giugno 2011: “Il voto sull’  acqua porta anche in Italia un tema che percorre l’intero mondo, quello dei beni comuni […]. La qualificazione di un bene come pubblico o privato non dipende dall’etichetta che gli viene appiccicata ma da chi esercita il vero potere di gestione”.

Dieci anni dopo è legittimo chiedersi se siano davvero i cittadini a esercitarlo e soprattutto se lo esercitano, qualora ne abbiano la possibilità. La risposta non sembra essere molto positiva ed è un vero peccato, avendo nella nostra regione una risorsa invidiata da tutti, dalla limitrofa Puglia in primis. Non è così banale aprire il rubinetto e bere un prodotto senza correre alcun rischio per la salute: in Molise abbiamo questa fortuna e probabilmente, dati alla mano, non ce ne rendiamo conto. Un vero peccato.☺

 

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