Alla salute!
2 Giugno 2021
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Alla salute!

Nelle scorse settimane è diventata virale in poco tempo una fake news secondo la quale l’Unione Europea avrebbe previsto l’autorizzazione, nell’ambito delle pratiche enologiche, a eliminare totalmente o parzialmente l’alcol dal vino con la possibilità di aggiungere acqua. Dopo poche ore dall’allarme lanciato in Italia da Coldiretti è arrivata però la precisazione della Commissione Ue: “La proposta non contiene alcun riferimento all’aggiunta di acqua nel vino”. Quello di cui si sta discutendo nei negoziati della futura politica agricola comune è la possibilità di aprire un nuovo settore, quello dei vini dealcolizzati. Il vino ‘vero’, quindi, non dovrà essere per forza annacquato né tantomeno finirà fuori mercato. Questa proposta è stata avanzata da alcuni paesi del Nord Europa, dove le bevande analcoliche sono sempre più diffuse per via delle diete, ma è sostenuta anche da medio -grandi produttori, desiderosi sia di offrire  un’alternativa ai consumatori che non possono bere vino per motivi di salute sia di accedere agli enormi mercati di paesi a maggioranza musulmana, come per esempio Arabia Saudita e Indonesia, dove il consumo di alcolici è proibito per motivi religiosi, ed è di conseguenza molto ridotto. Ma, nonostante le rassicurazioni, in Italia numerose associazioni sono insorte, sostenendo che azzerare la gradazione per mettere in commercio vini senza alcol sia del tutto inaccettabile e che la proposta costituirebbe un pericolo per uno dei prodotti più qualificanti del Made in Italy.

Personalmente tutta questa vicenda mi ha fatto sorridere, perché mi ha riportato alla mente un ricordo del mio nonno paterno, che da bonefrano doc aveva un vero e proprio culto del vino, specie quello prodotto in casa. Annacquare il vino era per lui un esecrabile sacrilegio e solo a sentirne parlare prorompeva nel minacciare, in un italiano un po’ arcaico, “sette anni di ferri”, ovvero di lavori forzati, per una simile profanazione. I “sette anni di ferri” sono in realtà una citazione, tratta da uno dei documenti di cui lui andava più orgoglioso, tanto da tenerlo sempre con sé nel suo portafogli, ricopiato su una carta poi ingiallita dal tempo con una grafia infantile in cui ho poi riconosciuto quella di quando, bambina, dovevo evidentemente averlo scritto sotto sua dettatura: si tratta del Codice penale di Bacco, di cui si riporta qui una riproduzione tratta da una cartolina di Frascati, ora in possesso di mio padre. Un “codice penale”, quindi, ovvero una raccolta di precise disposizioni disciplinanti in materia enologica, con tanto di pene severissime da comminare per altrettanti gravissimi reati. La specificazione “di Bacco” finisce però per proiettarvi il sorriso del dio del vino e della vendemmia, dissolvendo il tutto in quel divertimento che spesso si accompagna alle bevute.

Il compromesso finale del negoziato fra Parlamento, Commissione e Consiglio dell’Unione Europea è atteso tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, e dipenderà anche da come andranno le trattative su altri temi: per esempio sulle nuove regole relative all’aggiunta di zuccheri in alcuni tipi di vino, una pratica in uso da secoli nel Nord Europa, ma poco diffusa nel resto del continente. L’Italia è il primo produttore di vino al mondo, quindi anche nell’Unione Europea, e il parere della sua industria conterà molto in un negoziato come questo. Ma in attesa del verdetto vorrei proporre ai lettori de la fonte i versi finali di un brindisi che mio nonno – questa volta materno, anche lui bonefrano doc e orgoglioso produttore del suo vino – era solito recitare in occasione di feste e conviti: “Sia benedetto chi ti ha creato/ e pure chi ti ha preparato./ Sia benedetta la pianta che ti produce/ e che ricchezza e nobiltà in terra fece.// Ora cerco un minuto di cortesia/ a tutta la compagnia/ alla salute vostra ma più assai alla mia!”.☺

 

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