Ama tuo fratello
20 Marzo 2019
laFonteTV (1154 articles)
0 comments
Share

Ama tuo fratello

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13). Gesù parla della sua missione in termini di amicizia in cui non c’è disparità ma solo gratuità: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi” (15,15). L’amicizia per Gesù è fatta di comunicazione di sé, di ciò che si è in profondità, certi che l’altro ci accolga senza pregiudizio. I vangeli, e soprattutto quello di Giovanni, presentano la caratteristica più significativa dell’incarnazione: la volontà di entrare con l’uomo in un rapporto di amicizia, che è il modo più alto di vivere la relazione umana in quanto ciò che prevale non è l’interesse personale ma il bene dell’altro.

Anche nell’Antico Testamento a volte il rapporto tra Dio e qualche personaggio umano viene declinato come amicizia: Abramo è presentato come l’amico col quale Dio si vuole confrontare sul da farsi nei confronti di Sodoma e Gomorra; Mosè è descritto come colui con cui Dio parlava bocca a bocca. Ma fino a quando Dio non si è fatto uomo non ha potuto manifestare pienamente fino a che punto può arrivare l’amore per un amico e cioè fino a dare completamente la propria vita, a morire per chi si ama: in Gesù troviamo, così, declinato insieme il più alto modello di amicizia umana e la rivelazione più piena di che cosa significa l’amore di Dio. La morte di Gesù, ci dicono i vangeli, non è stata un incidente di percorso e neppure è stata la prova di forza di chi si è opposto a lui, ma il vertice di un percorso compiuto da Gesù di continua uscita da se stesso (continuando e rendendo visibile l’uscita del Verbo dal grembo del Padre) per andare incontro agli altri: sia verso coloro a cui faceva gratuitamente del bene, sia verso quelli (i discepoli) che lui ha voluto accanto a sé nella sua opera di evangelizzazione e con cui condividere il modo di vivere itinerante (“il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”!) oppure con cui vivere in intimità soprattutto nei tempi a volte necessari di stacco, come nel caso di Marta, Maria e Lazzaro.

Gesù a volte non è stato capito, è stato persino lasciato al suo destino, ma non è voluto mai essere solo (se non nei momenti di intimità con Dio Padre nella preghiera) e non ha mai voluto fare dei suoi discepoli, e di coloro che lo conoscevano più intimamente, solo degli spettatori delle sue gesta e dei suoi miracoli. All’inizio della vita pubblica, ci ricorda Marco, prima di iniziare la sua missione, ha scelto da subito alcuni discepoli, tre dei quali sono stati con lui nei momenti più importanti, fino a volerli con sé nel momento in cui ha sentito l’angoscia per la morte vicina e ha chiesto a loro di stargli vicino. Questa capacità di entrare in intima relazione ha portato uno dei discepoli, infine, a voler essere addirittura ricordato non con il proprio nome, ma solo come quello che Gesù amava: l’incontro con Gesù lo aveva trasformato a tal punto da avergli dato una nuova identità fondata sull’amore gratuito che aveva sperimentato nel Maestro il quale, come il discepolo stesso ha ricordato nel suo vangelo, anziché mettersi su un piedistallo, si era piegato per lavare i piedi persino a chi lo avrebbe tradito quella stessa notte e che non aveva smesso di chiamare amico, anche quando riceve il bacio del tradimento.

Proprio guardando al modo in cui Gesù ha vissuto le sue relazioni di amicizia, la fede cristiana ha potuto pensare la relazione tra Dio e uomo in modo del tutto nuovo e inconcepibile: normalmente in ogni religione il rapporto con la divinità è sempre visto come sottomissione a una volontà superiore; la migliore definizione, invece, su cosa sia la rivelazione di Dio per i cristiani ce la dice il Concilio Vaticano II: “Con questa rivelazione infatti Dio invisibile, nel suo grande amore, parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé” (Dei Verbum 2). È questo lo scopo dell’annuncio del vangelo: non l’ insegnamento di divieti o regole ma testimoniare agli altri l’esperienza di un amore gratuitamente ricevuto che fa nascere l’esigenza di restituirlo agli altri.

Il cristianesimo troppo spesso è stato visto solo come la storia dei potenti che si sono serviti della Parola di Dio per dominare. Forse è arrivato il momento di scrivere un’altra storia dove le tappe sono segnate da coloro che hanno testimoniato l’amore più grande e hanno annunciato Gesù nel farsi amici e compagni di strada dei loro fratelli in umanità. Chiudo questa riflessione, dedicata ad Annamaria, con una parola di Gesù tramandata dal Vangelo di Tommaso: “Ama tuo fratello come la tua anima; proteggilo come la pupilla del tuo occhio” (VgTom 25). È lo stesso modo con cui si descrive nell’Antico Testamento la cura di Dio per il suo popolo: la più bella definizione, a mio parere, dell’amicizia che, vissuta in questo modo, ci fa diventare un’immagine riflessa di Dio.☺

 

laFonteTV

laFonteTV