Amare è…
16 Settembre 2017
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Amare è…

Uno dei suggerimenti che i docenti universitari davano a noi studenti di lingue straniere quando dovevamo cimentarci con la traduzione – competenza non secondaria – era quello di soffermarsi sulla scelta dei vocaboli, discostandoci il più possibile da quelli che ricalcavano, per assonanza oppure etimologia, il nostro idioma. Ci dicevano infatti che termini molto vicini all’area neolatina erano sconsigliati perché non di uso comune ed afferenti a campi semantici specifici o accademici: un parlante inglese autentico ne ignorava quasi la presenza!

L’abitudine, che ho conservato, di scegliere con cura i vocaboli per una traduzione, consultando i dizionari nei casi dubbi, si sta scontrando con l’uso contemporaneo della lingua inglese che è ormai diventata lingua franca ed è adoperata in ogni parte del mondo. L’inglese, oggi, non è più soltanto la lingua della nazione britannica: è un inglese ibrido, contaminato – in senso positivo – ed adattato ai tempi, alle occasioni, ai luoghi.

Ancora oggi, alla domanda “Co- me si dice ‘sentimento’ in inglese?”, non esiterei a rispondere: feeling [pronuncia: filing]! Il sostantivo, come pure il verbo da cui deriva, risalgono all’antico inglese felan, termine che traduce “percepire, provare una sensazione”, in particolar modo di ordine tattile; nel corso degli anni lo stesso vocabolo ha iniziato ad essere adoperato per esprimere anche esperienze sensoriali al di là dei cinque organi di senso, vale a dire affetto, emotività. Feeling è un termine molto conosciuto ed utilizzato: è accolto nel dizionario della lingua italiana per indicare “sentimen- to; emozione; compassione”.

Recentemente però mi ha sorpreso l’uso sempre più frequente del vocabolo sentiment: del tutto ignorato – devo confessare questa mia mancanza! – attualmente si è imposto per rappresentare sia le reazioni emotive sia le opinioni e/o gli orientamenti su diversi fronti. Dal latino sĕntire, questo termine è accolto nella lingua inglese dal XIV secolo come conseguenza della dominazione normanna; molto in voga nel corso del Settecento, successivamente ha lasciato posto al sinonimo di derivazione anglosassone feeling.

Riemerso oggi, si presenta di facile comprensione per i parlanti di origine latina o per coloro che sono costretti ad adoperare la lingua inglese per motivi di lavoro; va sottolineato però che il termine è ricomparso come corollario dell’attività di rilevazione statistica dei pareri e/o umori dell’opinione pubblica, in particolar modo degli utenti della Rete. L’analisi dell’ orientamento degli utenti – che si chiama appunto sentiment analysis – non è altro che l’estrazione delle opinioni espresse nel web rispetto a temi o prodotti per misurarne la percezione. Attraverso piattaforme mirate viene elaborato il linguaggio, si analizzano i testi tenendo presenti le parole ripetute, si definiscono i concetti chiave al solo scopo di determinare – dicono gli esperti – la polarità generale di un documento (recensione, commento o post che sia), per classificarla in positiva, negativa o neutrale. Risultato è quindi il sentiment rispetto ad un determinato problema.

E che dire del sentiment nei confronti del nostro territorio? Quale polarità emergerebbe se analizzassimo tutti i commenti o le osservazioni che in rete molti di noi hanno inserito o semplicemente condiviso? Chi torna occasionalmente in Molise giudica ogni aspetto, naturalistico o godereccio, paradisiaco. Chi invece il territorio lo abita stabilmente attraversa quotidianamente strade dissestate, fa i conti con una rete ferroviaria quasi inesistente, la sporcizia di un capoluogo di regione, abbellito soltanto da rotonde in fiore. Per non dire della statale 87, nel tratto Campobasso-Termoli: il paesaggio deturpato da centinaia di pale eoliche, il manto stradale prima sventrato a dispetto dei calanchi e poi lasciato incompiuto per mancanza di fondi per pochi metri di strada E gli amministratori? Che sia frutto di una scelta precisa lasciare il territorio allo stato brado per chi, proveniente da città eccessivamente antropizzate, ama il ritorno al selvaggio e al primitivo?

Piacerebbe anche a chi vi abita questa altalenante dimensione, vivere per quasi l’intero anno nel caos della vita moderna e per pochi giorni tornare a fare un tuffo nel selvaggio e primitivo … tanto è solo per poco! Provassero invece ad avvertire profondamente il senso di appartenenza contemplando il paesaggio, le bellezze artistiche e naturali della regione, gli esempi innovativi di impresa e rivalutazione delle risorse, modelli positivi di attaccamento e amore per la propria terra! Dopo tutto è “questione di feeling”!☺

 

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