Amare l’imperfetto
1 Maggio 2017
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Amare l’imperfetto

In questi giorni sto faticando tremendamente a sentire l’atmosfera natalizia. L’attesa per il mistero cristiano, che ogni anno si rinnova, carico di promesse, è svanita sotto il peso delle immagini brutali che arrivano dalla Siria. È schiacciata sotto le ruote del tir di Berlino, dietro l’ennesima tragedia dell’odio che si consuma nella nostra Europa. Davvero è difficile celebrare la vita che nasce quando ad Aleppo i bambini vengono uccisi senza pietà. Dalla Siria emerge l’immagine di un mondo che non merita salvezza. Il senso stesso di una rivoluzione democratica (quanto poi?), in cui è entrato anche il fantasma dell’Isis, contro le forze di Assad, è ormai sfilacciato. Non esiste più bene e male, non esiste più torto o ragione.
Penso davvero che dovremmo fare un passo indietro e recuperare la nostra dimensione umana. Per primi noi occidentali, perché l’indifferenza che seminiamo nella rincorsa ad una vita che sia una cartolina da mostrare agli altri, ci rende insensibili al dolore degli altri. Quello che mi fa paura più di tutto è che stiamo crescendo una generazione “abituata alla morte”. Una generazione assuefatta alle immagini di guerre, attentati e massacri, convinta che basti cambiare canale per dissociarsi dall’orrore. Una generazione che schiacciando un pulsante inevitabilmente si sentirà assolta.
Tanto più la nostra conoscenza del male aumenta, tanto più abbiamo strumenti che ci consentono di distaccarcene. Questo, in sostanza, è quello che ci sta accadendo. La globalizzazione che doveva portarci ad essere una sola umanità, ci ha disgregato in tanti piccoli microcosmi.
Sarebbe già tanto se recuperassimo un momento per dedicarci alla riflessione, in questo Natale. Se sostituissimo la lentezza alla frenesia, gli sguardi alle parole, il silenzio al rumore. Senza paura di mostrarci umani e di condividere le nostre paure ed insicurezze. Occorre amare l’imperfezione, a dispetto di quello che è perfetto e di conseguenza non può migliorare.
Penso fermamente che l’ unico antidoto al male che esiste sia proprio amare le imperfezioni dell’uomo e non inseguire la perfezione. Amiamoci per quello che sappiamo dare e non per quello che vorremmo avere.
È proprio questa la grande lezione che ho appreso dall’universo delle persone con disabilità. Il privilegio di imparare ad amare quello che non è perfetto, di dare un peso ed un significato ad ogni singolo atto. Ho imparato anche che i miei diritti più elementari, ormai per me assodati ed intoccabili, per altre persone sono persino chimere. Le barriere architettoniche, che impediscono la libera circolazione delle persone ed il loro diritto di autodeterminarsi, sono un prodotto dell’indifferenza. Il diritto all’istruzione ed allo studio, per molti scontato, per tanti alunni con disabilità non è pienamente realizzato. Il diritto al gioco per tanti bambini con disabilità è calpestato dall’ insensibilità delle amministrazioni.
Non basta gi- rarsi dall’altro lato perché tutto questo svanisca. Così come non basta cambiare canale. La verità ha sempre un suono più forte.
Purtroppo è lo stesso germe dell’ indifferenza, spinto all’estremo e coltivato quotidianamente, che porta a calpestare la vita dei bambini di Aleppo, ed il loro diritto al gioco, allo studio, alla crescita e dei cittadini siriani. L’indifferenza è il vero concime dell’odio.
Per questo, l’augurio che posso fare a tutti per questo Natale, che pure fatica ad entrare nel mio cuore, è quello di imparare ad amare le vostre imperfezioni e le imperfezioni di chi vi sta accanto. A volte la ricchezza si trova nei posti più inaspettati.

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