Ammalarsi in Molise, la regione che sta gradualmente privatizzando la Sanità
31 Ottobre 2016
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Ammalarsi in Molise, la regione che sta gradualmente privatizzando la Sanità

Nel più banale degli immaginari collettivi ammalarsi in Molise rappresenta l’inizio di un percorso: quello della scelta del medico giusto e dell’ospedale giusto cui affidarsi, scelta che comporta una sorta di via crucis in giro per l’Italia, sulla base di voci o di sirene internautiche, dando per scontato che non si possa rimanere in questa regione se si vuole essere degnamente curati.

Ospedale S. Timoteo di Termoli: nonostante i tagli, un presidio all’avanguardia. Perché “smantellarlo”?

Invece, un bel giorno ti capita di essere ricoverato d’urgenza, dopo un primo, fondamentale passaggio nel Pronto Soccorso, nell’Ospedale di Termoli e, precisamente, nel Reparto di Astanteria, altrimenti denominato Medicina d’Urgenza. Si tratta di un reparto annesso al Pronto Soccorso con otto posti letto, che diventano anche dodici in caso di necessità, in cui vengono gestite le emergenze nella fase acuta, emergenze che afferiscono ad ogni tipo di patologia. Già tale ultimo elemento rende atto della peculiare complessità del reparto in argomento e della conseguente vastità delle competenze in possesso di chi vi lavora.

[caption id="attachment_17084" align="alignright" width="300"]ospedale-termoli-san-timoteo Ospedale S. Timoteo, Termoli[/caption]

Ad un certo punto ti rendi conto che “cercavi l’America” mentre in America ci stavi già, poiché ti trovi ad essere curato e accudito come un bambino da medici preparati, appassionati, attenti ad ogni minimo dettaglio clinico, continuamente “sul pezzo” (non limitatamente alla visita mattutina, ma nel corso dell’intera giornata con continui aggiornamenti nella stanza dei degenti ed approfondimenti dei dati delle cartelle cliniche).

Si garantisce il servizio anche con carenze di personale

Non solo. I medici sono assistiti da infermiere/i di elevato livello professionale, disponibili, instancabili, nonostante le carenze di personale che costringono un solo infermiere a gestire l’intero turno di lavoro, svolgendo con umiltà e abnegazione anche mansioni tipiche di altri profili professionali (ausiliari ecc.). Persino gli allievi della Facoltà di Infermieristica, impegnati nel tirocinio, si uniformano agli standard del personale del reparto, garantendo una presenza costante a fianco dei pazienti, che beneficiano anche del loro giovanile entusiasmo. Ma la nota che contraddistingue tutti i lavoratori di questo reparto è, unitamente alla indubbia professionalità, il senso di umanità, quella vicinanza compassionevole – nel senso etimologico di “soffrire insieme” – che fa sentire il malato protetto come all’interno di una grande famiglia, che si occupa allo stesso modo e con la stessa dedizione di bambini e anziani.

Infine, in relazione all’esperienza nel predetto reparto, corroborata da eguali opinioni di centinaia di cittadini, giova sottolineare che chi sceglie di lavorare nel settore pubblico ha la vera vocazione ad occuparsi dei malati, poiché non vi è il fine di lucro tipico degli istituti privati. Sarà una banalità, ma è bene ricordarlo.

Piano Operativo Straordinario: perché privatizzare la Sanità in Molise?

Or dunque, è doveroso chiedersi perché, rebus sic stantibus, sia a livello nazionale che regionale (v. Piano Operativo Straordinario della Regione Molise) tutti gli ultimi interventi normativi siano stati adottati nella prospettiva di una graduale privatizzazione della sanità, con interventi di riduzione dei posti letto e di smantellamento di interi ospedali e/o reparti a vantaggio della sanità privata (Neuromed, Fondazione Giovanni Paolo II, ecc.). Interi reparti dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso, considerati eccellenti, quali cardiologia e oncologia, sono stati trasferiti – sulla base di una presunta inutile duplicazione e, dunque, ai fini del contenimento dei costi di cui alla spending rewiew – alla Fondazione Giovanni Paolo II.

Gli ospedali di Larino e Agnone sono stati quasi totalmente eliminati senza per questo essere riconvertiti quantomeno in servizi di medicina sul territorio, mentre gli ospedali di Termoli e Isernia diventeranno probabilmente – per quanto si evince dal POS – dei grandi Pronto Soccorso, con sparizione di interi reparti ad oggi perfettamente funzionanti e validi (come Cardiologia, Ginecologia, ecc.).

[caption id="attachment_17085" align="alignleft" width="300"]cattolica Fondazione G. Paolo II, Campobasso[/caption]

Gli standard nazionali tengono davvero conto delle necessità assistenziali?

Tali mutamenti sono stati decisi sulla base del cd. contesto demografico e socio-economico, ossia della paventata esigenza di ridurre il numero dei posti letto in riferimento alla popolazione molisana residente, risultante composta da 314.725 persone al 1° gennaio 2015, con un numero di posti letto per 1.000 abitanti pari a 4,03 contro i 3,7 previsti dagli standard nazionali… Dunque, l’esigenza di riduzione delle “sacche di inappropriatezza” passa, secondo il Piano di riordino sanitario, attraverso la riduzione dei posti letto e la valorizzazione delle eccellenze sanitarie offerte dagli erogatori privati (sic!), salvo poi specificare successivamente (pag. 65 del POS) che, pur perseguendo prioritariamente il riallineamento con i limiti previsti a livello normativo sulla dotazione massima di posti letto, “sono state considerate le necessità assistenziali di ciascun bacino regionale e le peculiarità ed eccellenze delle singole strutture.

In Molise si sta sperimentando un modello di sanità a guida privata

[caption id="attachment_17086" align="alignright" width="300"]neuromed-pozzilli Clinica Neuromed, Pozzilli[/caption]

Ebbene, non è chi non veda come i tagli preannunciati ricadano rovinosamente sulle fasce più deboli della popolazione, che paga – tra l’altro – le tasse regionali più alte in Italia. Per il Forum in difesa della sanità e i comitati promotori della protesta contro il POS, in ciò confortati da autorevoli analisi a livello nazionale, si sta realizzando in Molise, dove per molteplici motivi è più facile sperimentare, un modello di Sanità regionale a guida privata, che prelude ad una sanità futura interamente privata.

A fronte di tale situazione il ceto politico è coeso intorno al progetto, forse forte del fatto che i suoi rappresentanti e familiari, in caso di malattia, un modo lo trovano per curarsi… non è così per la gente comune, che può contare solo sul servizio pubblico, sulla funzionalità di reparti come quello di cui sopra, su medici come il Dott. Rocchia, il Dott. Occhionero, il Dott. Santoro, la Dott.ssa Marra, la Dott.ssa Tartaglione (che hanno assistito chi scrive durante la propria degenza) e sulle infermiere Angela, Cinzia, Monica, Ilenia, Stefania, coordinate dalla caposala Di Rocco e su tutti coloro che hanno scelto di mettere la propria professionalità al servizio della gente comune e che vanno preservati come un tesoro in uno scrigno.☺

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