Anarchici e immigrati
18 Settembre 2017
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Anarchici e immigrati

“Il passato non è mai morto… anzi, non è neanche passato”. Questa frase dello scrittore nordamericano William Faulkner la conoscevo da tempo, ma mai ho sentito tanto, con la mente e con il cuore, quanto sia vera, come quando siamo andati ad assistere alla commemorazione di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, organizzata lo scorso 23 agosto a Torremaggiore. Questa consapevolezza dell’attualità del passato l’ho avuta già durante il viaggio di 45 minuti da Bonefro alla città dove era nato Fernando Nicola Sacco. Nella prima metà del viaggio il paesaggio era torrido, a destra ed a sinistra: non si riusciva a capire quale prodotto venisse coltivato su campi così estesi, l’unica cosa che si vedeva erano pietre, grandi e piccole che coprivano praticamente tutto il suolo… Mi chiedevo come si fa a coltivare qualsiasi cosa su questo tipo di terreno, ma dopo ho capito che sicuramente, nel momento giusto, sarebbero arrivati decine di uomini (e forse anche donne) per raccogliere quelle pietre. E questi uomini e donne avrebbero avuto la pelle nera o, se fossero stati di pelle bianca, sicuramente avrebbero parlato un’altra lingua: ucraino, rumeno o bulgaro e sarebbero stati pagati con uno stipendio di fame.

Avvicinandoci a Torremaggiore, più numerosi e più grandi sono diventati gli uliveti. Anche la famiglia di Fernando Nicola Sacco era proprietaria di un uliveto e vendeva olio e vino. Sacco non andò in America a causa della fame. Lui cercava un ambiente dove potesse pensare ed agire con maggiore libertà. Per lui, come per Bartolomeo Vanzetti e per milioni di italiani, all’inizio del secolo scorso l’America (gli Stati Uniti d’America) rappresentava la democrazia, la libertà, le possibilità per tutti.

Ma la realtà che trovarono fu molto diversa. Per la prima volta Sacco e Vanzetti entrarono in contatto con il razzismo e la xenofobia. Nell’America di quel tempo, poco dopo la rivoluzione di ottobre in Russia, i potenti avevano paura del “pericolo rosso”, e Sacco e Vanzetti avevano due colpe: erano anarchici che volevano un altro tipo di società, ed erano immigrati. Nei sette anni che trascorsero fra il loro arresto e la condanna a morte sulla sedia elettrica, la stampa nordamericana contribuì a creare un ambiente tanto ostile all’immigrazione che, nel 1924, fu emanata una legge che vietava l’immigrazione di massa, una legge rimasta in vigore fino al secondo dopoguerra.

“Al centro immigrazione ebbi la prima sorpresa. Gli emigranti venivano smistati come tanti animali. Non una parola di gentilezza, di incoraggiamento, per alleggerire il fardello di dolori che pesa così tanto su chi è appena arrivato…”. Queste sono parole pronunciate da Bartolomeo Vanzetti nel corso del processo in America. Oggi, le stesse parole potrebbero essere pronunciate da un Mamadou o da una Aisha appena arrivati in Italia. Da un immigrato che cerca in questo paese una vita sicura o anche un lavoro. Chi legge in questi mesi ed in queste settimane i commenti scritti  su facebook quando si tratta del tema dell’immigrazione ha tutta la ragione di dubitare della capacità dell’essere umano di imparare dal passato. Quando, all’inizio del secolo scorso, fu fondato negli Stati Uniti il Ku-Klux-Klan, questa organizzazione perseguitava non solo gli afro-americani, ma anche gli italiani immigrati. Oggi, in Italia, Casa Pound, su una spiaggia italiana, dà la caccia ai venditori ambulanti. E c’è una differenza: gli uomini del Ku-Klux-Klan, si coprivano il viso, non volevano essere riconosciuti, i membri di Casa Pound non solo non nascondono il loro viso, ma si fanno filmare da vicino e dicono che sono orgogliosi di essere fascisti.

Dopo il viaggio che mi ha ispirato questi pensieri circa l’attualità del passato, il pomeriggio a Torremaggiore. Il monumento, eretto nel 1999 per i due anarchici, riporta le parole del governatore Dukakis, parole che dichiararono la totale riabilitazione di Fernando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. La piazza gremita dove si svolgeva l’evento dedicato al novantesimo anniversario dell’uccisione dei due martiri, la presenza di tante associazioni che condividono il sogno e la lotta dell’associazione “Sacco e Vanzetti” – fondata dalla nipote di Sacco, Fernanda, all’età di 75 anni, dieci anni fa -: l’abolizione della pena di morte in tutti i paesi del mondo! E c’è stato anche il breve incontro con Fernanda Sacco, donna forte, decisa, combattiva. E la rosa di Tina Modotti, chiamata da Pablo Neruda “la nuova rosa”, per i suoi due compatrioti italiani. Un pomeriggio indimenticabile.

Tornando a Bonefro su strade di terza o quarta categoria, penso che forse, nove anni fa, un giovane rumeno di 35 anni, Gheorghe Radu, percorse queste stesse strade per recarsi in Molise, nelle vicinanze di Campomarino, dove aveva trovato un lavoro per qualche giorno. Gheorghe non fece mai ritorno a Torremaggiore dove vivevano sua moglie e sua figlia. Gheorghe morì il 29 luglio del 2008, perché il suo cuore, anche se ancora giovane, non sopportò il duro lavoro nei campi, sotto il sole inclemente. Secondo il tribunale, nessuno è stato colpevole di quella morte. Il passato non è neanche passato: per gli immigrati non c’è giustizia.☺

 

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