Ancora sulla guerra russo-ucraina
11 Maggio 2022
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Ancora sulla guerra russo-ucraina

Vorrei davvero poter non scrivere ancora sulla guerra russo/ucraina, iniziata la mattina del 24 febbraio scorso, ma ragioni che esporrò qui di seguito me lo impongono. Faccio la premessa di rito: questa guerra che l’autocrate Putin ha scatenato a danno della nazione e del popolo ucraino è davvero fuori di ogni ragionevole motivo. Quando si invade una nazione autonoma e sovrana, si compie una gravissima infrazione (diciamo chiaramente che si tratti di una autentica “rot- tura”) nei confronti di norme riconosciute a livello globale che vietano tali inconsulte decisioni. L’Ucraina rimane una nazione aggredita, che, dal suo punto di vista, ha il diritto di difendere la sovranità della sua terra. Si tratta semplicemente di verificare se la risposta all’aggressione vada fatta con le armi oppure con una strategia che si richiami alla trattativa diplomatica, stando seduti attorno ad un tavolo negoziale, dove entrambe le parti in conflitto possano esporre le loro ipotetiche soluzioni del conflitto. Nel caso della guerra che si sta combattendo sul territorio ucraino – a fronte della distruzione di ospedali, ferrovie, porti, infrastrutture essenziali all’economia del paese, uccisioni a sangue freddo, stupri, morti ingiuste di uomini maciullati dai cingoli di grossi carri armati, bambine e bambini strappati ai loro genitori e mandati chissà dove nella dolorosa probabilità di un loro non ritorno, madri che devono partorire, città distrutte e desolate, fuga di una parte cospicua della popolazione, che cerca di non perire sotto le bombe – almeno 10 milioni hanno lasciato il proprio paese accolti in paesi confinanti come la Moldavia, la Polonia, la Romania, ma anche in altre nazioni, come l’Italia -; dicevamo, nel caso della guerra (“operazione speciale”, tale è la definizione russa!) che si sta combattendo in questi mesi, immediatamente l’Occidente e la UE, con in testa gli Usa di Biden e il suo mazziere, la NATO, si sono mossi ad armare l’Ucraina.

C’è anche il nostro Paese, dove il Parlamento nazionale neanche col cannocchiale ha potuto programmare un minimo di discussione su che fare, ma ha subito abbassato la testa e via “con le armi!”. Chiaramente ci sono in Parlamento le eccezioni, che stanno a significare che qualcuna/o ancora tenta di ragionare. C’è dell’altro di abbastanza preoccupante: visto che sostanzialmente sono un ingenuo ed anche un sognatore non ancora esausto, sono incredulo e abbastanza allarmato a constatare, da quello che si vede alle Tv e si sente alla radio, che solo raramente è capitato di ascoltare persone che abbiano ricordato quanto appreso dalla scuola o all’ università, studiando la storia o leggendo opere di scrittori che abbiano descritto guerre, combattimenti, saccheggi, distruzioni, anche immotivate, ma perpetrate solo per il sardonico gusto del far male o dell’abnorme soddisfacimento di quanto si fa in barba ad ogni regola stabilita.

Eppure dovremmo saperlo già dalle narrazioni bibliche, da quelle assirobabilonesi/egiziane, dalle narrazioni omeriche, da quelle della storia romana, dai romanzi della Tavola rotonda, dai racconti gallesi del Mabinogion, dalle conquiste amare e tragiche dei conquistadores, anche cristiani, delle terre dell’America centrale e meridionale nel corso del XVI secolo, e, saltando a piè pari secoli che hanno visto guerre egualmente truci – perché non andiamo per un attimo a quelle dinastiche del XVII secolo in Europa ed in Italia -, e poi giungere fino alle guerre mondiali e a quelle che si consumano nel Vicino Oriente – in Palestina, Siria, l’Oriente iracheno/afgano; nell’Africa: il Sahel, l’Etiopia, la Libia, etc.- e arrivare ad oggi all’Ucraina. Ebbene, perché facciamo finta di niente? Perché non ci opponiamo rigorosamente ai conflitti armati, vedendo che questi sono feroci, selvaggi, che generano solo odio, rancore, desiderio di dare la morte all’avversario per far a lui patire le stesse tragiche infelicità? Invece, pensiamo solo ad armare i nostri paesi, ad approvare, senza passare per il parlamento nazionale, e tanto meno in quello europeo, l’aumento al 2% del PIL nazionale come contributo alla NATO per il riarmo del nostro paese.

Al momento irrazionale ed impulsivo segue, facendosi largo, quello razionale che cerca di spiegare tutto, e cioè che la nostra informazione, pubblica e privata, sostanzialmente non è libera, perché deve obbedire al mercato, ormai divenuto un feticcio, un totem da venerare, rispettare, se si vuole lavorare. Ma a queste condizioni non si è più liberi… taluni sbattono la porta e se ne vanno, rendendo precaria la loro vita, in parte sotto il profilo economico, ma di più sotto l’aspetto psicologico. Il mercato unico e la finanza transnazionale sono il tumore della democrazia, che prima la infiacchisce e poi ne determina la morte. Allora se vogliamo riprendere un cammino di rinascita degli entusiasmi e della partecipazione attiva alla vita della nostra collettività, cittadina e nazionale, dobbiamo fare un passo davvero in questo caso da giganti ed è quello che ci deve rendere possibile costruire insieme una Costituzione della Terra che ne salvaguardi la vita e l’esistenza.

Tale Costituzione della Terra, nelle intenzioni di quanti ne hanno preparato il cammino – fra gli altri Raniero La Valle e Gaetano Azzariti -, vuole essere “un sistema di vincoli e di limiti ai poteri selvaggi degli Stati sovrani e dei mercati globali”, che stanno distruggendo il nostro pianeta Terra. Vorremmo fare anche questa battaglia… ma insieme.☺

 

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