Annichiliti
29 Aprile 2017
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Annichiliti

Un Paese in cui la ricchezza tende sempre più a concentrarsi e in cui le persone vedono sempre più difficile uscire da una situazione di difficoltà. Questa è la sintesi contenuta nel rapporto sulla qualità dello sviluppo in Italia realizzato da Tecné e dalla Fondazione Di Vittorio – CGIL.
Ne emergono considerazioni che sono alla portata di tutti, anzi sono spesso il perno delle chiacchierate al bar, per quelli che al bar ci vanno ancora, che evidenziano la paura del futuro fra la nostra popolazione, le diseguaglianze sempre più marcate, i salari troppo bassi specialmente se paragonati a quelli dei colleghi di altre nazioni europee.
Se da un lato tutto questo può essere consolatorio per il singolo che può sentirsi giustificato e non deve considerarsi un piagnone, dall’altro si solleva sempre più la domanda del perché tutto questo accade senza che alcun potere riesca ad agire con efficacia. E qui il rapporto aggiunge quelle che sono le logiche conseguenze: un Paese dove si vive male, anche dal punto di vista abitativo, più interessato a praticare la delega che a praticare una solidarietà e un’azione diretta.
Annichiliti. Come? Da cosa? Da chi? Perché? Le risposte potrebbero essere talmente tante da rendere ancora più difficile la comprensione delle cause reali. La logica della delega, però, sembra sostenere ancora una volta l’affermazione di Aristotele: “ogni popolo ha i governanti che si merita”, e se dopo 2500 anni sta ancora perfettamente in piedi si vede che è proprio azzeccata.
Qualsiasi spiegazione viene di solito ridotta ad un laconico “Non ci sono soldi”; “È colpa della crisi” e la volontà politica dov’è? Forse è molto più in crisi dell’economia.
Se guardiamo alle cose di casa nostra ci accorgiamo subito che le esiguità di entrate hanno di fatto ridotto il bilancio della regione Molise al mero soddisfacimento delle necessità. Chiunque volesse avanzare richieste, progetti, proposte o persino il rispetto dei propri diritti si beccherebbe la solita risposta: “non ci sono soldi”.
Così fra strade che sprofondano, paesi che si spopolano e nei quali restano solo pochi vecchi perché loro sono più ricchi di ricordi che di progetti, giovani che scappano il più lontano possibile, in regione si ragiona per mesi sul contratto decentrato integrativo del personale con qualifica dirigenziale. Ad ognuno i suoi diritti, certo, ma come spiegare che tutto questo stava per far saltare la corresponsione della produttività per il personale regionale delle fasce più basse? Come rimanere indifferenti di fronte a € 3.540.583,69 riconosciuti per il trattamento accessorio dei dirigenti per l’anno 2014? Come comprendere la rapidità con cui si è provveduto a mettere in pagamento oltre 21.000 euro per il dott. Giarrusso? Ci sono ditte e associazioni che aspettano da decenni un pagamento, non hanno anche loro qualche diritto?
Ecco un motivo per cui la ricchezza si concentra, ci sono diritti che hanno un peso ed altri del tutto evanescenti. “Il mercato del lavoro italiano è un mercato bloccato – secondo quanto dichiarato da Ugo Melchionda, presidente di IDOS – con persone sotto-impiegate e sopra-qualificate, cioè persone che hanno una serie di capacità che non si riesce ad utilizzare, persone che lavorano meno di quello che vorrebbero fare e, inoltre, una segmentazione per cui le persone finiscono nell’edilizia, nei servizi domestici, nell’agricoltura anche quando hanno competenze che si potrebbero utilizzare in altri settori”.
Impiegare i giovani in agricoltura potrebbe essere una grande risorsa se si vuole svecchiare il settore, ma quanti dei nostri giovani hanno un percorso formativo utile a tale scopo? Se lo sono chiesto anche in Giunta regionale ed è stato pubblicato sul BURM il programma di sviluppo rurale del Molise 2014/2020 che prevede benefici per i giovani sotto i 40 anni (è bene specificarlo) che si insediano per la prima volta in una azienda agricola, ma che non abbia una dimensione economica maggiore di 200.000 euro di produzione standard totale.
Bisogna documentare le competenze; se non ci sono, possono essere acquisite con un corso di formazione entro 36 mesi dalla concessione dell’aiuto. Riassumendo: il padre assume il figlio avvocato, che farà un corso per colmare la lacuna e coltivare pomodori in base ai princìpi della giurisprudenza attuale.

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