Antonio Pettinicchio
2 Ottobre 2014
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Antonio Pettinicchio

Antonio Pettinicchi è nato a Lucito (Campobasso) nel 1925, ed è morto a Campobasso il 25 Giugno 2014.  Si  è formato all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida severa ed attenta di Lino Bianchi Barriviera ed Emilio Notte. La sua attività incisoria e pittorica è testimoniata dalla partecipazione a numerose mostre e rassegne di carattere nazionale e internazionale, fra cui quattro edizioni della Quadriennale Nazionale di Roma (tra il 1952 e il 1965), la XXVIII Biennale Internazionale di Venezia, sette edizioni della Biennale Nazionale della Grafica Contemporanea di Venezia (dal 1955 al 1967), numerose mostre in collaborazione con il Gruppo degli Incisori veneti, oltre alle cinque edizioni del Premio Termoli, per citarne solo alcune. Sue opere sono presenti in importantissime collezioni pubbliche e private, fra le quali citiamo: Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Modena di Venezia, Civica raccolta delle stampe Achille Bernarelli, Castello Sforzesco di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Raccolta disegni e stampe, Galleria Uffizi (Regione Molise, Antonio Pettinicchi “Lui è il Molise”).

Corrente artistica: Espressionismo

Il termine espressionismo indica, in senso molto generale, un’arte dove prevale la deformazione di alcuni aspetti della realtà, così da accentuarne i valori emozionali ed espressivi. In tal senso il termine espressionismo prende valenza universale. Al pari del termine “classico”, che esprime sempre il concetto di misura ed armonia, o di “barocco”, che caratterizza ogni manifestazione legata al fantasioso o all’irregolare, il termine “espressionismo” è sinonimo di deformazione. Nell’ambito delle avanguardie storiche con questo termine indichiamo una serie di esperienze sorte soprattutto in Germania, che divenne la nazione che più si identificò, in senso non solo artistico, con questo fenomeno culturale.

Il termine nacque come alternativa alla definizione di impressionismo. In esso viene messo in risalto il rapporto dell’artista con l’oggetto ma, mentre il fine dell’impressionista è quello di esprimere l’emozione che l’oggetto trasmetteva, il fine dell’espressionista è quello di trasferire le proprie emozioni e sentimenti sull’oggetto da rappresentare.

Due movimenti

Le differenze tra i due movimenti sono sostanziali e profonde. L’impressionismo rimase sempre legato alla realtà esteriore e limitava la sua sfera di azione all’interazione tra la luce e l’occhio, cogliendo solo quegli effetti luministici e coloristici che rendono piacevole ed interessante uno sguardo sul mondo esterno. L’espressionismo, invece, rifiutava il concetto di pittura sensuale (ossia di una pittura tesa al piacere del senso della vista), spostando la visione dall’occhio all’interiorità più profonda dell’animo umano. L’occhio, secondo l’espressionismo, è solo un mezzo per giungere all’interno, dove la visione interagisce con la nostra sensibilità psicologica. E la pittura che nasce in questo modo non deve fermarsi all’occhio dell’osservatore, ma deve giungere al suo interno.☺

 

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