Per la rubrica “racconti”: Arabeschi
15 Settembre 2017
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Per la rubrica “racconti”: Arabeschi

Nella pesante coltre del pomeriggio assolato, mi lascio cullare dal sopore dell’inerzia. Le piante proiettano intagli sul muro: intrecci, sinuosità, grovigli e nessun colore, solo un’alternanza di luci ed ombre fluttuanti, leggere, quasi arabeschi che l’esistenza di ognuno disegna. Ologrammi scorrono sotto le palpebre socchiuse a ricomporre un film lungo una vita. Momenti dolcissimi che vorrei stringere in un pugno e alitarci sopra per farli rivivere; momenti drammatici per i quali sarebbe meglio il vade retro o la dimenticanza.

Sera d’estate. Tra lucciole e stelle, la terra e il cielo sono un solo firmamento. Le donne sugli usci chiacchierano e ridono; con frotte di bimbi ebbri di libertà, ripeto come un mantra la magica cantilena per acchiappare le lucecappelle

Il fuoco scoppiettante ci tiene compagnia nella fredda sera d’inverno. Seduti attorno al camino, la nonna racconta e canta come un antico aedo; la cucina affumicata, odora di cibi frugali. Fuori nevica…

Sedici anni. Ripetizione di latino. Nello studio in penombra incalzano le note velate e misteriose dell’Incompiuta di Schubert. Lui, giovane professore, mi siede accanto diafano e inabbracciabile come la luna…

Eri un frullo d’ali dentro di me. Una carezza. Un battito di cuore. Lieve come un respiro. Ora sei qui, ti stringo al petto; so che vivremo in simbiosi…

Ultimo giorno di scuola. Gli alunni disegnano assorti; si sente solo lo scorrere dei pastelli sul foglio. I loro “capolavori” dalle forme primitive, dai colori sgargianti, sono così belli che mi commuovono, mi riempiono di felicità, mi fanno riscoprire la passione di un mestiere…

Compongo “Il mio canto libero” per la meraviglia di un Incontro che mi fa vedere oltre, mi fa danzare l’utopia, mi fa pensare raggiungibile l’impossibile…

Sono accanto al tuo lettino ormai da giorni con le interminabili notti, ci guardiamo in silenzio, i tuoi occhi immensi nel viso scavato intessono con i miei un dialogo essenziale e struggente…

Nelle ore più assurde ti raggiungo nel luogo dove non abitano sorrisi. L’eco dei passi sul viale dà suono al silenzio e voce agli angeli che vegliano dai marmi…

La campanella della scuola per me non suona più. Nomi e volti di bambini riaffiorano nitidi nell’archivio della memoria; ciascuno ritrova la sua collocazione nell’aula, nel banco, nel posto …

Nel mattino d’incipiente primavera scrivo di brezze carezzevoli, di piogge dubbiose, di piccoli fiori spontanei nati per serendipità al pari dell’amicizia intensa e gentile, inaspettata e preziosa che sta rallegrando come un dono la mia vita…

Eri tramonto spalancato nel cielo la prima sera della tua dipartita. Eri tramonto dipinto con tutti i rossi, gli arancioni, i gialli, i viola della tua tavolozza. Eri tu , ed è salito spontaneo alle labbra salutarti: – Ciao papà!

Gli arabeschi sul muro hanno attenuato i contrasti e l’ombra non è che luce sotto un’altra forma. Mi scuoto dall’astenia dei ricordi che consolano o fanno piangere la mia anima ammaccata come la lattina di una stupida bevanda. Trovo il coraggio di ballare sulle ferite che il tempo ha illanguidite, temperate, sfiatate e di sognare finché il mio cuore ce la fa.

(Grazie avvocato per quel tuo inaspettato messaggio sul web: ” … Sono passati più di 45 anni my unforgotten love”. Ti lascio passeggiare un po’ tra i miei pensieri arruffati, spettinati. Non farti spaventare dal disordine)☺

 

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