Autogoverno della conoscenza
8 Gennaio 2019
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Autogoverno della conoscenza

Perché ci sia democrazia occorre una “informazione onesta” sulla quale gli abitanti del territorio si formino un giudizio da dare o da esprimere. Questa non può essere considerata valida se l’informazione, a monte, non è anch’essa frutto di una costruzione dal basso. Penso che essa sia una precondizione del sistema democratico. Anche il migliore sistema democratico senza una informazione onesta non può dirsi procedimento o procedura corretta ed efficace. Ovviamente questo presuppone che siamo tutti d’accordo sul fatto che le leve fondamentali dell’informazione sono in mano alla finanza che le governa direttamente o le condiziona fortemente. Se sperate di formarvi una idea senza leggere i giornali vi sbagliate. Se pensate che i “social” nella loro vaga e vorticosa esplosione di informazioni leggere, stupide ed anche volgari sia la fonte delle vostre conoscenze vi sbagliate, così come se credete che un giornale per quanto di parte, dalla vostra parte, sia l’unica fonte autentica del processo di conoscenza da cui attingere. Ecco perché mi riferisco alla pluralità dell’informazione ed alla lettura ampia come arte e come processo corretto della conoscenza. Non sostenere queste attività, tagliando fondi o riducendoli drasticamente, la dice lunga sulla volontà di chi ci governa. Se i giornali sono superflui allora occorre dire anche che la democrazia è superflua. I giornali non bastano e non sono sempre liberi davvero, ma anch’essi sono oggetti nelle mani di chi ha il potere e le finanzia condizionando le notizie, ma ancor di più bisognerebbe sostenere l’informazione plurale come il sale della democrazia. Se vincere le elezioni significa imporre agli altri il proprio percorso e non consentire ad altri di formarsene alcuni possibili, allora forse non siamo più dentro il perimetro della democrazia. Ecco perché ho ritenuto utile partecipare ad un incontro “sulla democrazia che vogliamo”, svoltosi a Bologna il 1° dicembre ed organizzato dall’associazione Attac Italia, dal quale ho attinto alcune utili valutazioni che vorrei condividere con voi:

– la democrazia va intesa soprattutto come “governo del popolo”, dove “il popolo” è in posizione soggettiva ovvero è soggetto attivo e non oggetto o destinatario delle decisioni;

– tra organo politico elettivo e popolo c’è la pubblica amministrazione, che in un sistema democratico dovrebbe fornire in egual misura, agli uni e gli altri, strumenti e conoscenze legali e fattuali per formulare, ognuno a suo modo, proposte di legge o decisioni esecutive;

– ciò è possibile se, oltre a idonee condizioni politiche di contesto, la stessa pubblica amministrazione sarà organizzata in maniera meno gerarchica e più orizzontale;

– uno degli strumenti di coinvolgimento democratico più efficace è il bilancio partecipativo, che però è spesso adottato dalle amministrazioni come un concorso di idee;

– le differenze economiche o le disuguaglianze, quando raggiungono certe dimensioni, non hanno più rapporto alcuno con il soddisfacimento di bisogni, ma sono strumenti di potere;

– i processi partecipativi decisionali debbono giungere ad una conclusione efficace qualunque sia il numero dei partecipanti;

– gli assenti vanno intesi come deleganti, che affidano agli altri la scelta;

– la democrazia non obbliga a partecipare, ma permette a chiunque lo voglia di partecipare;

– i Comuni debbono delegare funzioni, in modo da avvicinare i processi decisionali ai cittadini, quando ciò sia possibile per la natura locale della decisione.

Le idee fondamentali che dovrebbero animare i percorsi democratici anche dal basso dovrebbero essere ispirate: al metodo del consenso; alla democrazia partecipativa che dovrebbe essere una forma di Stato basata sulla condivisione dei poteri tra istituzioni elettive e popolo; al principio fondamentale di evitare sempre legami stretti tra concentrazione del potere politico e potere economico. Spero che queste brevi riflessioni siano un inizio per condividere quale idea abbiamo della democrazia e per evitare che diventi una parola vuota o peggio una parola che nasconde altre come oligarchia o dittatura. Tutto quello che voglio affermare ha secondo me un nome: autogoverno della conoscenza. Esso è il modo originale di elaborare i dati attinti dall’informazione autorevole o autentica per costruire nuova conoscenza.

Ecco perché la forza di questo mensile è fondamentale, soprattutto quando esprime autenticamente il pensiero libero di chi scrive. Spesso gli organi di stampa vengono strumentalizzati per interessi di parte. Spero questo non accada anche con questo spazio di resistenza umana.☺

 

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