Aylan dalle mille facce
4 Ottobre 2015
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Aylan dalle mille facce

La sua foto ha sconvolto il mondo intero. Ma dell’infanzia ci si dimentica sempre.

14 soldati francesi della missione francese Sangaris in Repubblica Centrafricana sono sospettati di aver abusato sessualmente di bambini a Bangui (la capitale) tra il dicembre del 2013 e giugno del 2014. La storia è venuta a conoscenza dell’opinione pubblica solo la settimana scorsa grazie al quotidiano inglese The Guardian. Il dossier intitolato “Abusi sessuali su bambini da parte delle forze armate internazionali”, venne passato alle autorità francesi da un funzionario di stanza a Ginevra, lo svedese Anders Kompass, violando le regole interne dell’Onu. Dopo questa fuga di notizie la magistratura francese apriva l’inchiesta e si recava sul posto per ulteriori indagini. L’indagine continuò sottobanco e nel frattempo Kompass pagava la sua scelta, che gli costava la sospensione e il rischio licenziamento. Mercoledì scorso quando l’inglese Guardian ha pubblicato la notizia, dopo aver avuto il rapporto dall’ong statunitense Aids-Free World: “Se fai quello che ti chiediamo, poi avrai cibo»: così si sarebbero sentiti rispondere, secondo il quotidiano inglese, alcuni bambini centrafricani affamati che avevano avvicinato i soldati francesi della missione di peacekeeping, come spesso accade, per chiedere loro del cibo. I ragazzi avrebbero poi raccontato di essere stati condotti in un “rifugio” vicino alla barriera di accesso all’aeroporto di Bangui, custodita da soldati francesi. Lì avrebbero subìto le violenze. Cercavano cibo e si sono ritrovati abusati e sodomizzati secondo i racconti che fino ad ora, come ha affermato un commentatore dell’emittente Al Jazeera, “l’unica persona ad essere stata punita per qualcosa è stato quel funzionario Onu sui diritti umani che ha lanciato l’allarme”. La guerra è una brutta bestia.

Solo la guerra? Londra – Rotherham, Inghilterra del nord: un rapporto ha rivelato come nel centro dove vivono 117 mila persone siano stati perpetrati su almeno 1.400 minori terribili abusi e violenze sessuali dal 1997 al 2013. Nel 2010, cinque abitanti di Rotherham erano finiti in carcere per gravi reati sessuali contro alcune ragazze. Avevano creato un vasto giro di prostituzione che coinvolgeva le minori. La stessa situazione si è riprodotta molte altre volte ma pochissimi hanno pagato. Mentre le autorità apparivano di fatto impotenti. Si stima che circa un terzo dei casi fossero già noti ai servizi sociali. Le vittime infatti erano bambini con gravi problemi familiari, i cui abusi spesso iniziavano proprio fra le mura domestiche. Le autorità non sono riuscite per anni a intervenire in modo decisivo. Nel rapporto si lamenta anche che molti funzionari pubblici temevano di denunciare l’origine etnica di chi era coinvolto nei casi di abuso col timore di essere definito come razzista. Fatto sta che il fallimento dello Stato ha avuto forti conseguenze.

Ed allora?

Ci interroghiamo se fare vedere o no “immagini” di bambini come Alyan ma non ci poniamo altri problemi? Il bimbo siriano sul mare della Turchia rinvia ai bim- bi di Aleppo, di Gaza, di Tripoli, della Cisgiordania, ai bimbi violati nelle guerre del Centrafrica. Non abbiamo bisogno di vedere un bimbo ucciso per sapere che molti bimbi vengono uccisi. Bisogna vedere prima, non dopo. Bisogna anticipare e prevenire gli eventi. I rifugiati di questi giorni sono figli della guerra: della guerra in Siria e della guerra in Libia. Anche Aylan, il bimbo morto sul mare, è figlio di queste guerre? Cosa abbiamo fatto per evitare la guerra? Cosa abbiamo fatto per superare il conflitto, per trovarvi soluzioni in questi quattro anni? Basti ricordare l’inerzia delle trattative sulla Libia.

È davvero impossibile, come sembra, risolvere il conflitto con l’Isis? Chi vende le armi e la logistica di cui dispone questa organizzazione terroristica? Chi le vende e chi le compra? Con quali finanziamenti e relazioni? Si parla di un esercito di trentamila persone, non di tre milioni o di trenta milioni. È davvero così onnipotente, come viene narrato, oppure è uno strumento terribile di una terribile guerra per procura? Eppure tutto è in stallo.

In gioco c’è tutta la partita del Medio Oriente, con al centro la questione israelo/palestinese. Abbiamo visto un bambino palestinese aggredito da un soldato israeliano, che lo stringe al collo. Una ventina di giorni fa a Nablus fanatici israeliani hanno incendiato Alì, bambino palestinese, e quanti bambini palestinesi a Gaza muoiono perché non sono curati, perché le cure costano troppo? E noi ci siamo girati dall’altra parte, sempre dalla parte sbagliata.

Je suis Alyan per ogni bambino offeso, umiliato, malmenato, sodomizzato, ucciso.☺

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