Barcellona, la lotta continua
12 febbraio 2018
laFonteTV (566 articles)
0 comments
Share

Barcellona, la lotta continua

L’Assemblea internazionale di movimenti e organizzazioni dei popoli europei, svoltasi a Barcellona dal 19 al 20 gennaio con oltre 150 persone accorse da ogni angolo del pianeta, ha visto 25 paesi europei rappresentati (dal Portogallo alla Russia), con presenze qualificate anche dai paesi arabi, africani, asiatici, naturalmente latinoamericani e perfino dagli U.S.A. C’erano rappresentanti provenienti anche dalle aree curde e dell’Iran.

Un’esperienza onesta e differenziata con una grande ambizione: internazionalizzare le lotte al neoliberismo ed individuare soluzioni concrete per il coordinamento delle stesse.

Le giornate vengono inaugurate dalle analisi dei movimenti latinoamericani che si richiamano alle lotte per la terra, la casa, contro la privatizzazione dei servizi essenziali, con una ammirazione per la resistenza venezuelana, la quale, comunque la si pensi e con tutti i propri limiti, è anche una guerra mediatica contro il popolo venezuelano alimentata dalla vendetta neoliberista.

Dall’Africa, invece, arriva una lezione sulle nuove forme di colonialismo contrastate dai princìpi del Panafricanismo.

Dall’altra parte un’Europa ormai sotto la sudditanza finanziaria con una democrazia sotto sequestro. Preoccupa nei paesi dell’est Europa la recrudescenza di varie forme di fascismi. La critica all’ Europa, intesa come istituzioni europee, è condivisa soprattutto perché essa non si pone il problema di costruire una comunità nella diversità, ma di rifiutare, in nome di una identità inesistente, le persone che giungono sulle nostre coste.

Dal mondo arabo una lezione per noi europei perché gli accordi firmati, anche di natura militare, dagli europei e dall’Occidente in generale, contro i popoli nordafricani e mediorientali si trasformano in una cambiale per tutti i popoli dominati.

Diritti, beni comuni ed educazione il quadro dentro il quale muove una volontà di trasformazione sociale. La critica al mercato finanziario e allo strapotere delle multinazionali trova riferimenti precisi nella lotta contro la schiavitù e la precarietà, ma anche contro la crescente militarizzazione, e nel rifiuto della lotta ai migranti. Il populismo provoca invece sempre più repressione per tutti. L’impegno per l’acqua, come diritto e bene comune per eccellenza, e la ferma critica ai trattati commerciali internazionali sono le indicazioni di azione più condivise.

Da molti emerge anche il pericolo globale della via dei “capitalismi” che dobbiamo vincere con la solidarietà tra le lotte. La soluzione sta nella umanizzazione della società che per molti presenti è di tipo socialista, ma che passa per una educazione internazionalista e per una formazione politica in chiave anti-neoliberista. La parola che emerge sulle altre è proprio educazione, snodo importante per poter rendere consapevoli degli effetti dell’ espropriazione della democrazia che passa soprattutto attraverso lo shock del debito da cui consegue lo svilimento e lo sfruttamento lavorativo e la privatizzazione dei servizi come sanità, previdenza, istruzione ed in generale della nostra vita collettiva.

Caratterizzare la critica all’ Unione Europea è una delle proposte metodologiche emerse e maggiormente indicative ed impegnative. Un altro aspetto inquietante che sta emergendo con forza è come il neoliberismo stia entrando nel pensiero delle giovani generazioni. Ci stanno colonizzando con la loro dis-educazione ai valori collettivi condivisi dai popoli. Quindi si rafforza l’ipotesi di una scuola itinerante sia di livello europeo, nazionale che territoriale. Si evince anche la necessità di ampliare questo processo in atto che necessita di un coordinamento, ma come consolidiamo il livello europeo delle lotte e delle azioni? Come considerare l’altro tema emerso del rapporto tra movimenti e partiti? Anche per questo è necessario organizzare un altro incontro a livello europeo. Infine, ma non ultimo, l’aspetto della formazione interna che deve tener conto anche della dominazione patriarcale di cui il neoliberismo si nutre.

Al termine di queste due giornate di lavori intensi resta la bella esperienza degli incontri dal vivo con storie ed anime che si incrociano per farsi coraggio e per riscaldare il desiderio di costruzione di una società diversa, più umana, più gioiosa, più giusta in cui la gentilezza e l’apertura mentale dei catalani fa da sfondo ad un modello sociale che nessuno ci regalerà, ma che nessuno ci potrà togliere almeno come orizzonte utopico che però, con questo incontro, abbiamo provato ad avvicinare.☺

 

laFonteTV

laFonteTV