Basta slogan
4 Settembre 2014
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Basta slogan

“Sulla scuola stiamo lavorando, e seriamente, con il ministro Giannini e con la sua squadra. E il 29 agosto presenteremo una riforma complessiva che, a differenza di altre occasioni, intende andare in direzione dei ragazzi, delle famiglie e del personale docente che è la negletta spina dorsale del nostro sistema educativo”. Così si è espresso il presidente del consiglio, Matteo Renzi, in una recente intervista al settimanale Tempi, annunciando le prossime linee guida sull’ istruzione.

Secondo Renzi, la scuola “non è affatto vero sia un problema, ma un asset strategico del nostro Paese, che va valorizzato e messo in sicurezza. In ogni caso la sfida educativa è la mia priorità. Tra dieci anni l`Italia non sarà come l`avranno fatta i funzionari degli uffici studi delle banche o i politici di Montecitorio; l`Italia sarà come l`avranno fatta le maestre, i maestri, gli insegnanti”. Belle parole. Ma l’anno scolastico è alle porte, con le sue sfide. Cosa ci aspetterà, in soldoni?

Diciamo pure che Renzi continua a mandare messaggi “forti” sulla scuola. In parte assai preoccupanti e discutibili. L’apertura pomeridiana resta per esempio un’incognita di tutto rispetto. Ora, però, è arrivato il momento di capire cosa vuol fare in concreto il governo. Sui contenuti delle linee guida si è scritto tanto. Nelle ultime ore, le indiscrezioni indicano tre grandi capitoli su cui il provvedimento dovrebbe articolarsi: i programmi e le competenze, l’autonomia scolastica e i docenti. È su questi punti che negli ultimi giorni si sono focalizzati i contatti tra il premier Renzi e il ministro Giannini.

L’obiettivo sarebbe quello di perfezionare una serie di piste di riflessione sulle quali poi aprire il dibattito, seguendo un metodo già adottato (almeno sulla carta) per le altre riforme. Probabile quindi l’apertura di una consultazione tra insegnanti e cittadini. La richiesta della consultazione “popolare” continua ad essere, in effetti, un ‘pallino’ dei rappresentanti del Pd. Come Umberto D’Ottavio, della commissione Cultura della Camera, secondo cui “le riforme vanno costruite dal basso – ha detto – e con la partecipazione dei cittadini interessati, a cominciare da insegnanti e studenti”. Parole sante, che attendiamo vedere in atto, stufi delle riforme calate dall’alto senza criterio e senza rispetto del lavoro quotidiano di chi in classe consuma energie e spende competenze faticosamente conquistate.

Premesso che resta da capire cosa accadrà qualora alcuni punti vitali della riforma (per esempio l’orario dei docenti) fossero rigettati dai diretti interessati, l’altra grossa novità è che questo “pacchetto scuola” non dovrebbe essere una misura a costo zero o addirittura realizzato in chiave di risparmio, ma potrà poggiare su un intervento coperto da un cospicuo stanziamento di risorse nella Legge di Stabilità: nei giorni scorsi Renzi ha parlato di “1 miliardo di euro”. Una cifra tanto considerevole da sembrare quasi uno scherzo: abbiate pazienza, noi insegnanti non ci siamo abituati, perché invertirebbe di netto il leitmotiv di decenni di tagli e ristrettezze sul  fronte scolastico.

Intanto a settembre entrerà in vigore il nuovo sistema di valutazione nazionale, approvato nel 2013 e volto a completare il ruolo attualmente svolto dall’Invalsi. Il nuovo strumento, costruito su tre gambe: Invalsi, Indire e Ispettori, servirà a ogni scuola per segnalare le debolezze e i punti di forza riscontrati all’interno dell’istituto. L’augurio è che i risultati, qualunque essi siano, servano poi a migliorare quello che non va. Continuare ad alterare gli esiti dei quesiti per far bella figura (e questo lo facciamo noi insegnanti, ce lo dicono le statistiche ogni anno), oppure, nel migliore dei casi, spedirli sani sani al sistema nazionale senza poi alcuna ricaduta in termini di un potenziamento della didattica o un intervento concreto sulle criticità emerse, a cosa serve?

Si dovrebbe poi procedere, per evitare il continuo ricorso ai supplenti, a creare un unico organico che sia disponibile per tutte le scuole aderenti alla stessa rete.

Mentre il governo abbandonerebbe l’uso di strumenti multimediali come tablet e lavagne (questi ultimi si sono rivelati, infatti, troppo costosi e di vita breve, data la rapidità con cui escono nuovi e più funzionali modelli), introdurrebbe anche il primo approccio all’informatica nelle scuole primarie.

Interessante invece appare l’esigenza di stabilizzare oltre 26 mila docenti di sostegno nel triennio 2013-2015. In vista, pure un ritocco agli esami di stato le cui novità più salienti riguardano  l’insegnamento di una materia in lingua straniera nel corso di tutto l’ultimo anno della scuola superiore secondaria, materia che sarà oggetto poi di discussione in inglese alla maturità.

Si vorrebbe pure recuperare gli insegnamenti di geografia, musica e storia dell’arte, materie messe in ombra dal riordino della Gelmini. Per quanto riguarda invece l’edilizia scolastica, secondo le stime calcolate dal Corriere della Sera, il provvedimento da oltre un miliardo di euro annunciato da Renzi dovrebbe coinvolgere oltre 21 mila edifici.

Tuttavia, i problemi principali restano la mancanza di fondi e i 160mila precari della scuola, di cui si parlerà in un forum organizzato proprio dal Miur per il mese di ottobre, a Firenze. E per ora, ci fermiamo qui. Per sommi capi, lo scenario è questo. A parole.

Di cose in pentola ne bollono parecchie. Ma restiamo a vedere. Con estrema prudenza. Qui non c’è in gioco qualche aspetto della scuola da ritoccare. Qui, in Italia, c’è il prestigio sociale e la dignità di un’intera categoria di professionisti da ricostruire. Insieme con l’efficienza di un sistema d’istruzione zoppicante, inadeguato. E non è operazione che può essere realizzata a colpi di slogan. Ci vogliono i fatti.

Buon anno scolastico. A chi non molla mai☺

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