Biodistretti
6 Gennaio 2015
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Biodistretti

Non vorrei sembrare provocatorio, ma per me nella politica interna, nelle faccende italiane di questo mese, la cosa più significativa è stata la riunione internazionale dei Biodistretti che si è tenuta a Corchiano, un piccolo paese del Viterbese il 12, 13 e 14 dicembre. Per due ragioni fondamentali.

La prima: finalmente un po’ d’aria fresca, finalmente qualche ragionamento positivo e qualche parola di speranza. Tolte le preziose omelie di Benigni, siamo quotidianamente e abusivamente sottoposti a un rosario sempre uguale a se stesso, sempre ricco di contumelie politiche, di disgrazie e di amarezze. Un giorno crolla il rublo, un altro giorno crolla la borsa, tutti i santi giorni Renzi e la minoranza Pd litigano, non c’è statistica che non sia intrisa di pessimismo e catastrofismo, Salvini gira le scuole con il presepe, cresce in Italia, in Europa e in Giappone la destra xenofoba,  per non parlare della ferocia disumana dei Talebani. E si potrebbe continuare su questo motivo per pagine e pagine.

Ora, il fatto che un centinaio di persone per lo più italiani, ma anche austriaci, francesi, portoghesi e slovacchi  si siano riuniti  e abbiano discusso per tre giorni sul che fare nei territori, su quale economia e quale democrazia organizzare, rappresenta una boccata d’aria pura in un’ambiente, quello italiano ed europeo, dove l’alternativa è sempre di più fra anidride carbonica e ossido di carbonio.

In secondo luogo ciò che mi ha positivamente sorpreso è stata la qualità della discussione e la ricchezza delle esperienze italiane ed europee che in questa conferenza sono state illustrate. Stiamo parlando in Italia di una decina di biodistretti, riconosciuti formalmente da più di 140 comuni, per una superficie di migliaia di ettari e in un’area dove vive un milione di cittadini. Insomma una cosa seria, siamo ben oltre laboratori ed esperienze esemplari. Siamo, ed è un bene che sia così, di fronte ad esperienze diverse l’una dall’altra: ogni biodistretto ha la sua storia e le sue vocazioni. Nel Chianti l’attività è fondamentalmente concentrata sulla viticultura biologica e sulle innovazioni in questo settore strategico, in Valcamonica ha un ruolo fondamentale l’allevamento, nel Cilento la scelta è sui prodotti locali e il turismo. Esperienze diverse, ma con una strategia e una prospettiva comune. Gli agricoltori e l’agricoltura sono la spina dorsale, la condizione sine qua non per l’esistenza stessa del biodistretto, ma è del tutto evidente che non avrebbe senso parlare di distretto biologico, se nei comuni non cambia la musica nella raccolta dei rifiuti, se non si eliminano le discariche grandi e piccole. È il caso del biodistretto della via Amerina e delle Forre nel viterbese, dove ormai e con ottimi risultati, tutti e dieci i comuni fanno la raccolta differenziata. Non solo, perché si possa avere uno sviluppo reale del distretto biologico è necessaria una politica sul risparmio energetico, sulle energie alternative e sul controllo dell’impatto ambientale nel territorio della industria manifatturiera. Ancora, è decisiva la cultura per valorizzare le bellezze ambientali, artistiche, archeologiche che è poi la  linfa fondamentale per un turismo di qualità che resta una risorsa decisiva per l’economia del nostro paese. Infine un’ultima considerazione: tutte queste esperienze hanno una precondizione fondamentale, ovvero la convinzione che nessuna di queste attività sarebbe possibile senza la partecipazione dei cittadini, senza una comunità consapevole, senza un protagonismo dei produttori.

Riflettiamo su quale straordinario nutrimento ne verrebbe alla Politica, se queste esperienze si trasformassero in una grande scelta, in un progetto coerente da realizzare su tutto il territorio nazionale!

A questo punto una domanda viene naturale, è d’obbligo: perché il Molise tarda a prendere questa strada? Perché a tante parole, a tanti incontri, conferenze non seguono i fatti? Il distretto biologico ha il pregio indiscutibile di aprire le porte ad un’altra economia, di rappresentare una vera “eccellenza” che è preziosa per il mercato interno e fondamentale per la competizione sui mercati internazionali. Quindi indiscutibilmente utile per una regione così socialmente disastrata come la nostra. Non solo, il biodistretto è anche uno straordinario scudo contro tutti i tentativi quotidiani di continuare a inquinare aria, acqua e terra e di devastare l’ambiente della nostra terra. Le lotte di resistenza contro il malgoverno del territorio, passato e presente, sarebbero ben più semplici se si realizzasse questo innovativo strumento di governo del territorio, pur tuttavia il distretto biologico, malgrado una presenza attiva dell’AIAB, continua ad essere un’ipotesi solo teorica.

Sono diversi mesi, quasi due anni, che siamo impegnati nel progetto della Clean economy, un obiettivo ambizioso che può integrarsi virtuosamente con la teoria e la pratica dello stesso biodistretto. Il contratto di sviluppo per il quale stiamo battagliando nei palazzi romani sarebbe una risposta  importante  per il Molise e per gli stessi biodistretti. L’incontro a Roma con il presidente Frattura e con il ministro Martina sembra essere andato bene e sembra essere promettente. Se così fosse, questa volta potremmo dire che una rondine ha annunciato la primavera e, comunque, una parola di speranza aiuta a chiudere bene l’anno e a guardare con qualche fiducia all’anno che verrà.☺

 

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