Cambiare si può
13 Aprile 2019
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Cambiare si può

“Dedico la vittoria a Greta Thunberg, la ragazza attivista svedese che lotta per la salvezza del pianeta. E a tutti i ragazzi e le ragazze italiane che il 15 marzo occuperanno le piazze italiane per un nuovo modello di sviluppo e per difendere il pianeta”. Così Nicola Zingaretti, neo segretario del Pd, dedicava la sua vittoria ai ragazzi che lottano per l’ambiente, a pochi giorni dallo storico sciopero mondiale per il clima, il primo, abbracciato da milioni di studenti per l’appunto lo scorso 15 marzo. Una dedica singolare, che cita in prima persona la giovanissima leader di un movimento ambientalista che dalla Svezia si è diffuso a macchia d’olio in tutta Europa, con la freschezza e l’energia che solo i giovani sanno proporre.

Ci voleva una ragazzina di 16 anni per dire al pianeta che è malato, per gridare in faccia ai grandi le loro responsabilità e per convincere milioni di studenti che ciascuno può esserne, anzi deve, un buon medico. Ci voleva questa ragazzina palliduccia, due trecce lunghe e bionde, sguardo determinato e innocente. Greta, lei, che non ha nascosto al mondo, con disarmante semplicità, il suo inciampo personale più grande: affetta dalla sindrome di Asperger, ha dimostrato che gli ostacoli possono diventare trampolini di lancio per una nuova visione di se stessi e delle proprie possibilità. Basta la tenacia, condita dalla grinta. E lei ne ha tanta.

“All’età di 11 anni mi sono ammalata. Ho smesso di parlare e di mangiare. In due mesi ho perso 10 chili. Più tardi mi è stata diagnosticata la sindrome di Asperger e un mutismo selettivo. In pratica parlo solo quando ritengo sia necessario. Questo è uno di quei momenti”, ha affermato lei stessa.

La Svezia si accorge di lei per la prima volta il 20 agosto del 2018 quando l’allora quindicenne, che frequentava il nono anno di una scuola di Stoccolma, decide di non entrare in classe fino alle elezioni generali del 9 settembre 2018. Il Paese era stato colpito da eccezionali ondate di calore e da incendi boschivi senza precedenti. Ma nessuno sembrava scosso più di tanto, intorno. Voleva che il governo svedese riducesse le emissioni di anidride carbonica come previsto dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico ma, non potendo votare perché ancora minorenne, decide di dire la sua rimanendo seduta davanti al parlamento svedese ogni giorno durante l’orario scolastico, con lo slogan “sciopero della scuola per il clima”. Anche dopo le elezioni, ha continuato a manifestare ogni venerdì lanciando così il movimento studentesco internazionale Fridays for Future che ha l’obiettivo di sensibilizzare i grandi della Terra e l’opinione pubblica su un modello di sviluppo che, per il benessere di pochi, sacrifica il bene di troppi, l’ambiente di tutti, storpia il clima e, come un cieco, avanza senza avere la minima coscienza delle conseguenze.

“Ciò che speriamo di ottenere da questa conferenza – ha dichiarato il 4 dicembre 2018 alla COP24, vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutosi a Katowice, in Polonia – è di comprendere che siamo di fronte a una minaccia esistenziale. Questa è la crisi più grave che l’umanità abbia mai subito. Noi dobbiamo anzitutto prenderne coscienza e fare qualcosa il più in fretta possibile per fermare le emissioni e cercare di salvare quello che possiamo”.

Greta non ha paura di affrontare a muso duro i leader, non ha peli sulla lingua: “Voi parlate soltanto di un’eterna crescita economica verde poiché avete troppa paura di essere impopolari. Voi parlate soltanto di proseguire con le stesse cattive idee che ci hanno condotto a questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare sarebbe tirare il freno d’emergenza. Non siete abbastanza maturi da dire le cose come stanno. Lasciate persino questo fardello a noi bambini. […] La biosfera è sacrificata perché alcuni possano vivere in maniera lussuosa. La sofferenza di molte persone paga il lusso di pochi. Se è impossibile trovare soluzioni all’interno di questo sistema, allora dobbiamo cambiare sistema”. Parole semplici semplici, forti, chiare. Come i politici non sanno usare più.

Per Greta, quello che i leader non si decidono a scardinare è un sistema in cui “sono le sofferenze di molti a pagare il lusso di pochi”. Infine la stoccata: “State rubando il futuro ai vostri figli”.

C’è un concetto che ripete spesso: invece di preoccuparvi per il futuro, dovreste provare a cambiarlo quando potete. E nel suo piccolo lei lo sta facendo. Con l’esempio, prima che con i suoi discorsi duri ai leader mondali. Ad esempio, non prende più l’aereo, per inquinare meno, e ha convinto persino la madre a imitarla. La famiglia è vegetariana, come lei, su sua proposta.

Al forum internazionale di Davos, per di più è arrivata in treno, dopo un viaggio durato più di 30 ore. Poi, stanca, ha dormito in una tenda montata accanto all’albergo Schatzalp. Piccoli grandi gesti di coerenza, che ci fanno sentire inadeguati, arrugginiti.

Grazie, Greta. Perché ai tanti modelli negativi che i nostri giovani inseguono inconsapevoli, ti affianchi con la leggerezza della tua età e la tremenda serietà delle tue parole, ricordando loro che hanno un potere enorme nelle mani: quello di informarsi, studiare, scegliere, per essere i leader di domani e cambiare le cose che non vanno. Perché non è una chimera farlo, non è un sogno.

A dicembre 2018, Time l’ha inserita tra i 25 teenager più influenti al mondo. E speriamo che influisca davvero, che continui a farlo. Lasciamoci sedurre da questa ragazzina, da questo gigante gentile, sottile e biondo, proponiamola ai nostri giovani. Piacerà.☺

 

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