camminare domandando   di Antonio Di Lalla
3 Settembre 2012
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camminare domandando di Antonio Di Lalla

 

 

 

Dal secolo scorso, che purtroppo ha visto due guerre mondiali, l’affermarsi di feroci dittature, i campi di sterminio per gli oppositori dei regimi, l’invenzione e l’uso della bomba atomica, le stragi causate dalla fame dovuta alla cattiva distribuzione della ricchezza, l’imporsi di un capitalismo onnivoro, il predominio di multinazionali, borse e mercati, per non citare che alcune delle tante nefandezze, da quel secolo abbiamo ereditato in positivo tre stelle polari, niente affatto divergenti, che segnano il nostro cammino e alle quali si rifà anche il nostro periodico: la Costituzione, il Concilio Vaticano II e il ’68.

Della carta costituzionale, felice sintesi del pensiero liberale, comunista e cattolico, più volte abbiamo parlato per difenderla strenuamente dagli insani attacchi di arrivisti e qualunquisti che tentano di piegarla ai loro sporchi giochi di potere e il farci – oggi – promotori e sostenitori del movimento Libertà e Giustizia nel nostro Molise non è che la prova testimoniale del nostro attaccamento a quella carta.

Il Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962 – 8 dicembre 1965), grazie alla felice intuizione di papa Giovanni XXIII che non temette di ritrovarsi ostacolato dalla curia e dai benpensanti, dai profeti di sciagura e dai difensori dello status quo, è stato un evento eccezionale che ha avviato un cambiamento irreversibile (è da idioti tentare di negarlo!) nella chiesa non più descritta come società perfetta ma lievito, sale di questo nostro mondo, avvertito fino ad allora piuttosto come nemico che come realtà da amare e fecondare proprio perché voluto dal Creatore. Per la prima volta nella storia un concilio non si riunisce per condannare, ma per svecchiare la comunità e farla camminare al passo con la storia. Senza di esso non è immaginabile cosa sarebbe oggi la chiesa cattolica né la società civile, data l’influenza che anche su essa ha avuto.

A cinquanta anni dal suo inizio ne trattiamo esplicitamente perché noi siamo stati modellati da quelle istanze che oggi ci portano sulle barricate a difendere poveri e impoveriti, naturalmente sempre pronti a contestare ritardi e lungaggini, ma riconoscenti per l’impulso senza il quale non saremmo piromani ma pompieri. La riscoperta della laicità delle cose temporali restituì i cristiani alla società e la società all’impegno dei credenti. I non credenti ci perdoneranno questa irruzione, che non vuole essere puramente celebrativa, ma anch’essi sono chiamati a confrontarsi con un evento non certo secondario e senza il quale non ci si ritroverebbe compagni di strada con molti di noi.

Fu una finestra aperta in una stanza che odorava di stantio, una boccata d’aria fresca e nuova destinata a far sì che niente fosse più come prima. Il fuoco che covava sotto la cenere tornava ad infiammare e riscaldare: i movimenti di pensiero a lungo perseguitati e repressi, anche con inusitata violenza, diventavano di dominio pubblico e molto apprezzati. Si fece di tutto, già mentre si svolgeva, per evitare che la bomba deflagrasse, ma la miccia oramai era accesa. Certo si dovette sovente scendere a compromesso e così idee nuove vennero giustapposte a quelle vecchie e fuori dalla storia, e se oggi tutti citano il concilio è proprio perché conservatori e progressisti possono trovarvi espressioni che supportano le loro idee, ma non è difficile cogliere la differenza fra chi si rifà alla lettera e chi ne coglie lo spirito, fra chi cammina guardando indietro e chi cerca di andare oltre, perché un concilio è un punto di ripartenza. Già Paolo VI aveva sottratto al dibattito temi scomodi come il celibato dei preti, il ruolo della donna nella chiesa, il controllo della natalità. Con Giovanni Paolo II ha ripreso potere la curia vaticana e così veniva condannata la teologia della liberazione nata per dare voce e dignità al popolo crocifisso e i vescovi venivano scelti per fedeltà alle istituzioni più che al concilio. Con Benedetto XVI si è restaurata la messa preconciliare in latino e oggi si cerca nella traduzione italiana di cambiare il concetto di salvezza “per tutti” in “per molti”, nonostante che su 187 vescovi italiani solo 11 votarono a favore di questa traduzione (e questo ci fa capire quanto conta anche il parere dei vescovi in Vaticano!).

Dopo la primavera siamo tornati all’inverno? Il rischio è grosso, perciò lottiamo e ne parliamo perché i fermenti conciliari ancora in atto in tutte le parti del mondo tornino a far fiorire quella primavera dalla quale prese alimento anche il nostro ’68. Il rinnovamento religioso non poteva non contagiare anche la società.

E proprio dalle istanze del ’68 nasce la nostra passione per una politica al servizio della persona, la voglia del rinnovamento costante, l’abbattimento di schemi e pregiudizi, il rifiuto del “si è fatto sempre così”, la lotta accanto ai terremotati – intendendo con questo termine tutti coloro che vedono minacciati o non riconosciuti i loro diritti: dalle donne ai lavoratori, dagli immigrati ai nomadi, dagli omosessuali alle coppie di fatto, dai precari agli esodati -. Un frutto è questo modesto strumento che tutti i mesi avete fra le mani

Con questi chiari e precisi punti di riferimento il nostro cammino, fatto di ascolto e di domande anche scomode, pur tra mille difficoltà, prosegue gioiosamente il suo corso, dandoci l’energia necessaria per batterci per una società a misura di persone. ☺

 

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