Campione casuale
21 Luglio 2020
laFonteTV (2354 articles)
0 comments
Share

Campione casuale

Il 25 maggio scorso è partita l’indagine nazionale sulla siero-prevalenza dell’infezione da coronavirus Sars-Cov-2 promossa congiuntamente da Istat e Ministero della Salute. Il campione estratto comprende circa 150 mila individui residenti in oltre 2.000 comuni italiani appartenenti alle 19 Regioni e alle Province Autonome di Trento e Bolzano, avendo cura di rappresentare adeguatamente sia maschi che femmine, bambini e anziani, occupati per settore di attività. A differenza del tampone utilizzato da inizio primavera per stabilire la presenza di un’infezione in corso, l’esame (test) sierologico serve ad accertare se una persona sia in passato venuta o meno a contatto con il virus anche se al momento del prelievo è completamente guarita, un po’ come succede per l’infezione batterica da streptococco che chiunque ha figli piccoli conosce bene. L’obiettivo è stimare l’effettiva estensione (prevalenza) del contagio in Italia contando cioè anche i casi lievi o del tutto asintomatici passati finora quasi completamente inosservati. I risultati consentiranno di capire quanti di noi hanno sviluppato difese (anticorpi) contro il virus in previsione di possibili nuove ondate epidemiche prima che sia pronto il vaccino.

I test sierologici effettuati in aprile nella zona rossa di Vo’ Euganeo collocano la percentuale degli asintomatici intorno al 40% del totale dei contagiati.  I risultati del comune veneto concordano con quelli ottenuti sugli equipaggi della nave da crociera Diamond Princess in Giappone e di quelli a bordo delle portaerei Charles de Gaulle in Francia e Theodore Roosevelt nel Pacifico. Pur trattandosi di casi particolari, circoscritti a poche migliaia di individui detenuti in quarantena all’interno di aree ristrette e sottoposti in massa al prelievo di sangue, le regolarità osservate sui contagiati asintomatici costituiscono un’evidenza epidemiologica di indubbio valore scientifico.

Un’indagine nazionale è ovviamente un’impresa molto più ambiziosa e necessariamente più complessa. La possibilità di stabilire con precisione la prevalenza del contagio in una nazione di 60 milioni di abitanti, sottoponendone al test solo una piccola parte (in media un residente ogni 400), è una grande conquista della scienza statistica. Se stiamo preparando un brodetto di pesce ci basta assaggiarne un mestolo o fare un intingolo con un pezzo di pane per capire se è abbastanza piccante o se è giusto di sale. A patto che prima mescoliamo bene. Diversamente, può accadere che l’assaggio risulti ingannevolmente insipido o troppo piccante, gettandoci nel panico se abbiamo ospiti a cena. “Mescolare” in modo altrettanto uniforme una popolazione umana non è affatto semplice, ma l’idea di estrarne un piccolo campione in modo casuale come si fa con i numeri del lotto praticamente raggiunge lo stesso risultato.

Ma cosa significa campione casuale? Che l’infermiera degli Spedali Civili di Brescia e il guardiano del faro dell’Isola di Montecristo dovrebbero avere le stesse possibilità di partecipare all’ indagine e che, una volta inseriti nel campione, dovrebbero essere messi nelle stesse condizioni di aderire al sondaggio accettando di sottoporsi al prelievo senza sottrarvisi se non per motivi di forza maggiore.

L’esempio, volutamente estremo, aiuta a capire il nocciolo della questione: anche la più piccola deviazione dall’ideale di esperimento casuale, sia essa dovuta al meccanismo di selezione o alle modalità di somministrazione del test, conduce ad un rapido deterioramento della qualità del dato raccolto riducendone il contenuto informativo con la conseguenza, particolarmente preoccupante se è in gioco la salute pubblica, di illuderci di conoscere il virus meglio di quanto lo comprendiamo veramente. Non a caso i titolari dell’indagine hanno pianificato una capillare campagna di comunicazione per informare i cittadini sulle modalità e le finalità dell’indagine e, soprattutto, sull’importanza del contributo di ciascuno alla sua riuscita.

In Molise saranno effettuati circa 5.000 test in 50 comuni. A differenza della stragrande maggioranza delle regioni italiane dove le unità di prelievo sono state individuate dalla Croce Rossa, la Regione Molise insieme a quelle di Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna ha preferito gestire in prima persona la scelta delle strutture dove i cittadini dovranno recarsi per sottoporsi al test. Senza entrare nel merito di questa decisione, succede che a poco meno di una settimana dall’avvio dell’indagine i residenti nel comune di Larino che si sono recati presso il centro prelievi del proprio ospedale, dopo essere stati contattati dal call center della Croce Rossa per il test sierologico, sono stati “reindirizzati” a Termoli perché la struttura frentana non era ancora stata attrezzata per effettuare questo tipo di prelievi.

Nonostante da qualche settimana in Italia i guariti superino costantemente i contagiati, restano molti punti oscuri sulla natura di questo virus. Ad esempio, chi lo ha avuto senza accorgersene ha sviluppato una quantità di anticorpi tale da proteggerlo da un secondo contagio e/o sufficiente da generare una risposta immunitaria adeguata al futuro vaccino? L’indagine in corso può contribuire a fare luce su questi importanti aspetti clinici, a condizione che i cittadini contattati accettino di rispondere al breve questionario telefonico della Croce Rossa e di recarsi all’appuntamento concordato per il prelievo, con l’auspicio di non dover più subire disagi legati a spostamenti ingiustificati e inutilmente rischiosi.☺

 

laFonteTV

laFonteTV