A chi danno fastidio le svolte di Papa Francesco?
2 Settembre 2016
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A chi danno fastidio le svolte di Papa Francesco?

Lettera aperta a quanti si interrogano sul pontificato di papa Francesco

Francesco, questo papa, senza fronzoli e appellativi, mi piace anzitutto perché nella chiesa ha introdotto il caos creativo, difficilmente compatibile con una struttura elefantiaca come è la chiesa cattolica. Mentre Renzi sta per mettere definitivamente a soqquadro la Costituzione – perciò il nostro NO al referendum è chiaro, esplicito, definitivo – nel tentativo di centralizzare il potere, dall’altra parte del Tevere il papa sta cercando di ridare il primato al Vangelo e al Concilio Vaticano II, ridimensionando il potere suo e della curia vaticana.

Verso una chiesa meno verticistica

Un giorno non lontano il papa convocherà tutta la corte e annuncerà loro: “poiché voi avete messo radici così profonde che sono inestirpabili sono io, nel pieno delle facoltà mentali, a porre fine a questa monarchia assoluta che vi ostinate a difendere a spada tratta, ad asservire ai vostri giochi di potere, ma non a servire con lealtà”. La chiesa non è lo stato del Vaticano e quindi questo potrebbe sparire o democratizzarsi, essere governato insomma da altri senza nocumento per la cristianità, anzi, poiché certamente se ne gioverebbe grandemente, presto accadrà!

Con questo papa ciò che ho sognato e sperato, ciò per cui ho lavorato e lottato, non poche volte tra sorrisini di sufficienza e sguardi di compatimento, finalmente ha diritto pieno di cittadinanza in una chiesa complessa, contraddittoria, che amo non per se stessa ma per ciò di cui è sacramento: Cristo. Il vescovo di Roma e noi cristiani anonimi, il vertice e la base, per dirla come quelli che hanno l’errata concezione piramidale della chiesa, finalmente siamo tornati a danzare insieme – come ai tempi di Giovanni XXIII o di Celestino V – tra lo sconcerto di gran parte di porporati che da generazioni si riproducono per clonazione – i famosi quadri intermedi – che, indispettiti, invano cercano di spegnere la musica. Se frequentassero le sacre scritture si potrebbero rivedere negli acidi rimproveri che Mikal, figlia del re Saul, fece a Davide che danzava col popolo in onore del Signore (2 Sam. 6,13-23).

A favore degli ultimi e contro l’accumulazione del denaro

Per noi che leggiamo la storia con gli occhi dei terremotati, di quanti cioè vivono situazioni di disagio fisico e psichico, è meraviglioso un papa che sta dalla parte degli scarti umani, che accoglie profughi in Vaticano e chiede alle comunità ecclesiali di fare altrettanto. Era impensabile all’inizio del decennio quando – lanciando con la rivista la campagna: io ospito i clandestini. E tu?- chiedevamo un gesto di apertura tra le mura vaticane.

Quanti denunciavamo già nel secolo scorso lo scandalo di tasse, tariffe e sacramenti, abbiamo accolto con un respiro di sollievo il fatto che il papa si scandalizza che nelle sacrestie possano ancora esserci i tariffari che mettono il prezzo alle azioni di culto. E in non pochi casi sono ancora le curie ad emanarli e i solerti preti a metterli in bella evidenza!

Abbiamo sempre irriso le onorificenze, civili e ancor più ecclesiastiche, chiedendo che in ogni chiesa in bella evidenza ci sia il catino e l’asciugatoio, segni evocativi della lavanda dei piedi da praticarsi nella quotidianità della vita. E che accade? Il papa va a lavare i piedi a cristiani e diversamente credenti, maschi e femmine, chiedendo di fare altrettanto perché ad ogni persona sia riconosciuta piena dignità e rampogna i vescovi in preda a smanie di carrierismo e i preti a caccia di titoli.

La denuncia contro la guerra e i signori delle armi

Da anni abbiamo issato la bandiera con i colori dell’arcobaleno come scelta di civiltà e mentre i Nobel per la pace come Obama continuano ad incendiare il mondo con scelte irresponsabili e catastrofiche, ci ritroviamo in bella compagnia con il papa che denuncia produzione e commercio delle armi, che non esita a parlare di terza guerra mondiale combattuta per focolai, che non si lascia irretire in guerre di religione, che chiede il rispetto della madre terra. Cammino percorso insieme ai cristiani di tutte le confessioni.

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Chi si oppone a Francesco

I perbenisti lo snobbano come parrocone di campagna, spesso incontrollabile – della serie deve passare la nottata – per i ligi al potere va bene sempre e comunque – ossequienti ai predecessori e ai successori, senza farsi minimamente interrogare dalle svolte -; in tanti soffrono i suoi gesti emotivi – incapaci di leggerli come gesti simbolici – sperando nel ritorno alla normalità; se qualche vescovo – scelto più per sbaglio che per profilo di carriera – accoglie senza riserve l’aria nuova e pulita che finalmente si respira nella chiesa, i più ritengono che il pensiero aperto sia pericoloso e vada arginato. Sta facendo cose che finora nessuno aveva mai fatto, nonostante ostacoli e sgambetti che le congregazioni vaticane, nate per aiutarlo, pongono ad arte per non perdere il controllo della situazione e perché nulla vada oltre le apparenze. Il potere nella chiesa è contagioso e duro a morire e va dai sagrestani su, su fino ai cardinali!

Eppure lui, monarca assoluto per costituzione, come non se ne trovano più almeno in occidente, sta scommettendo tutto sulla libertà interiore. Il cuore del nuovo corso non è la centralità della chiesa, ma Gesù Cristo. E allora è normale che chieda alle singole comunità (diocesane, regionali, nazionali) di diventare luogo di elaborazione teologica, in grado di vagliare le istanze che emergono dalla base. La scommessa non è l’uniformità e l’ immutabilità, ma la gioia e la passione di dire Cristo oggi nella quotidianità, secondo l’insegnamento di Paolo: “Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi” (2Cor. 1,24). ☺

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