Capoiaccio anno zero
10 Marzo 2018
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Capoiaccio anno zero

Lo scorso 13 Gennaio, nella sala della Tipolitografia Fotolampo in Campobasso, è stato presentato il Libro-inchiesta: Capoiaccio anno zero, contenente tutta la storia dei pozzi petroliferi di Cercemaggiore dagli anni 60 fino alla scoperta dei livelli “abnormi” di radioattività nel terreno.

La lettura delle informazioni e la consultazione dei dati inseriti nel testo, curato dal consigliere regionale Salvatore Ciocca, sono da considerare estremamente interessanti per la comprensione di quanto avvenuto prima, durante e dopo l’individuazione, la coltivazione e il denunciato improprio utilizzo dei pozzi petroliferi, divenuti improduttivi, fin dagli anni ottanta e siti in contrada Capoiaccio, nel comune di Cercemaggiore (CB). Il giacimento petrolifero in parola entrò in produzione nel 1962 e rimase in attività fino al 1986, anno in cui le azioni, per separare l’olio dalle sostanze associate, pare, fossero diventate economicamente sconvenienti.

Nel caso specifico dei pozzi di Cercemaggiore, il libro-inchiesta evidenzia, sin dalle prime pagine, che le indagini eseguite sui terreni e nei terreni, dove insistevano i pozzi della Montedison, già nel Gennaio del 2014, dall’ARPA Molise e successivamente, confermate dall’ISPRA, che era stata rilevata sia la presenza di radiazioni ɣ d’intensità 10 volte quella di fondo, sia di sostanze chimiche, come il diclorometano e il benzene ovvero solventi chimici atti a separare i singoli componenti delle sostanze impure cui appartengono.

Nella generalità dei casi, per rendere trasportabile il greggio, estratto dai pozzi produttivi, occorre mettere in atto tutta una serie di operazioni. Prima della distillazione vera e propria, nelle raffinerie industriali, il petrolio grezzo viene sottoposto ad un primo trattamento già sul posto di estrazione. Viene, cioè, purificato, eliminando l’acqua, i solidi in sospensione ed i gas disciolti. La radioattività riscontrata in loco, in linea con quanto avviene in situazioni consimili, è contenuta nei materiali, presenti in diversa concentrazione nella crosta terrestre, triturati nel corso delle operazioni di perforazione e portati in superficie, in seguito alle varie fasi di avanzamento dello scalpello in profondità.

La circostanza è confermata dagli stessi responsabili dei suddetti laboratori, allorquando ribadiscono che: “si tratta di radiazioni di origine naturale derivante dalle attività pregresse svolte nell’area dell’ex pozzo Santa Croce I. Le radiazioni ɣ, …essendo prive di massa, il loro potere penetrante è molto superiore rispetto alle radiazioni α e alle radiazioni β: fino a centinaia di metri in aria, attraversano facilmente il corpo umano e sono fermate da alcuni centimetri di piombo o decimetri di cemento”. Gli stessi concludono dicendo: “poiché viene superato nella zona critica il livello di azione per le persone del pubblico,… si ritiene che vengano studiate le modalità da eseguire per l’eventuale bonifica o messa in sicurezza del sito stesso”.

Il secondo aspetto, preso in considerazione dallo stesso libro-inchiesta, è rivolto ai presunti sversamenti illeciti di sostanze nei pozzi sterili e/o dismessi, facendo riferimento soprattutto a quelle provenienti da località al di fuori dei confini regionali. Che cosa sia stato sversato nel corso degli anni e da chi, in quei pozzi, sia in modo lecito che illecito, è ovviamente utile saperlo. Certo è che i livelli “abnormi” di radioattività, rilevati e misurati in superficie, non possono essere addebitati a quanto riversato, a suo tempo, in profondità, per il semplice fatto che non lo permetterebbe lo spessore delle migliaia di metri di crosta lì perforata, se non altro per quanto puntualmente affermato dai menzionati laboratori, là dove, come già riportato, parlano di schermature di “alcuni centimetri di piombo o decine di cemento”.

Il livello di radioattività, ancora e tuttora presente in loco, nettamente superiore alla radiazione cosiddetta di fondo, dipende unicamente dal tempo, molto lungo, di decadimento degli elementi chimici radioattivi, ivi individuati, incomparabile coi tempi umani.☺

 

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