Ci siamo tappati il naso
8 Ottobre 2019
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Ci siamo tappati il naso

Ci siamo lasciati il mese scorso che era in atto la crisi del governo giallo/verde, conclusasi con la classica formula del trasformismo più tradizionale; infatti, due raggruppamenti parlamentari, speculari sotto molti aspetti ed acremente ostili fino ad un minuto prima degli accordi, 5stelle e il Pd, si sono alleati, mettendo in soffitta le ostilità, le contrapposizioni, le feroci critiche che in questi anni si sono scambiate, e, senza batter ciglia, hanno imbastito un chiacchiericcio, il cui scopo è stato quello di evitare le elezioni anticipate che sarebbero per loro risultate indigeste… et voilà! Il nuovo governo è fatto e tutti sono felici, in quanto la posta in palio – il bottino – è stata equamente divisa. Noi – nel senso di cittadini consapevoli e responsabili, ma anche come Libera contro le mafie – sapevamo tutto questo, lo abbiamo previsto, e così abbiamo evitato che il ministro dell’odio, del rancore, quello del “Datemi i pieni poteri!”, con la probabile vittoria del suo partito alle elezioni anticipate, potesse veramente insidiare, vanificandola, la Costituzione e alimentare la cultura razzista, maschilista, antidemocratica sbandierata senza pudore in particolar modo dalla sua postazione di facebook. Per questa ragione abbiamo aderito all’Appello, che invitava i cittadini, i movimenti, le associazioni ad evitare le elezioni anticipate, le cui motivazioni politiche e programmatiche hanno appena dopo trovato corpo e spazio nel cosiddetto ‘Documento dei 10 punti’, sottoscritto anche da don Ciotti. Quali sono stati in prevalenza i problemi che maggiormente hanno acuito il dissenso sociale, la contrapposizione acre di vaste componenti della società civile al governo giallo/verde, alimentando diffuse e legittime preoccupazioni circa la tenuta della democrazia in Italia, il processo di inarrestabile precarizzazione del lavoro, l’assenza anche di uno straccio di idea progettuale che potesse mettere in discussione l’attuale assetto ed indirizzo della politica industriale, basata pressoché unicamente sulla utilizzazione del fossile, degli idrocarburi, sulla distruzione consapevole e scellerata del territorio? E che dire della volgare propaganda contro gli immigrati, accusati vergognosamente ed ingiustamente di togliere il lavoro agli italiani, omettendo di dire all’opinione pubblica che una parte non minuta del PIL nazionale viene prodotto anche dalla forza lavoro di immigrati, in buona parte divenuti cittadini italiani? E che dire della sanità pubblica, letteralmente allo sbando, e per questa ragione offerta al privato, che così alimenta a dismisura i suoi profitti? E della povertà, la cui soluzione assurdamente è stata affidata alla politica del reddito di cittadinanza?

I problemi sono molteplici ed abbastanza cogenti ed è per questo motivo che responsabilmente abbiamo creduto nell’Appello a non andare alle votazioni anticipate e nel ‘Documento dei 10 punti’, che sostanzialmente si richiamano alle problematiche esposte poco sopra. Vogliamo, però, come Libera contro le mafie, strategicamente e sinteticamente soffermarci a fare delle riflessioni su alcuni problemi ai nostri occhi assolutamente rilevanti. La legge elettorale, che per noi è decisamente essenziale, è quella proporzionale netta, così come siamo venuti esponendola nel numero de la fonte di settembre scorso e su questo non indugiamo più di tanto, se non nel dire che essa rappresenta l’anello più semplice e necessario per un nuovo rapporto fra le istituzioni parlamentari ed assembleari di vario tipo e una parte consistente della società civile, che da anni, per molteplici ragioni, non è rappresentata più nel Parlamento nazionale ed in altri consessi assembleari. Un altro elemento significativamente notevole è la riscrittura complessiva dei decreti Sicurezza 1 e 2 (quest’ultimo noto come Decreto sicurezza bis), frutto di fobie, rancori, odio verso i disgraziati della società, che sono i migranti ed i divenuti poveri, soggetti che il ministro dell’odio e della piazza di facebook è riuscito a mettere gli uni contro gli altri. Mi soffermo solo un attimo unicamente sull’articolo 1, Capo I, che trasferisce la competenza a limitare o vietare il transito e la sosta nel mare italiano dal Ministero delle Infrastrutture a quello degli Interni per motivi di sicurezza nazionale. Sebbene venga meno il riferimento a multe per ogni migrante straniero soccorso e trasportato in Italia da imbarcazioni di salvataggio o la sospensione della licenza per le navi che battono bandiera italiana, il testo del Ministero degli interni prevede sanzioni amministrative da 10.000 a 50.000 euro, nel caso in cui il fatto costituisca reato.

Ma anche il cosiddetto “Sblocca cantieri”, decreto costruito dai 5Stelle su misura della Lega per far sopravvivere il governo Conte 1, aggredito e reso pericolante tutti i giorni dalle astiose polemiche che dividevano i due contraenti del vecchio “Contratto di governo”, ha creato problemi, evidenziando quanto fosse inefficace o inesistente il rapporto fra le belle intenzioni elettoralistiche e la crudezza del realpolitik! Infatti, lo “Sblocca cantieri” è apparso subito come una deturpazione, uno scempio legislativo che va a pregiudicare la condizione complessiva nel settore degli appalti, ripristinando il massimo ribasso, liberalizzando il sub subappalto, indebolendo il sistema che spalancherà la strada al malaffare e alla corruzione nel sistema degli appalti. Quando si abolisce l’elenco dei subappaltatori, non si velocizzano i cantieri, ma al contrario si rende più arduo e complesso il lavoro ai controllori. Nello stesso momento consentire affidamento diretto senza gare d’appalto sarà un ghiotto regalo alle fameliche ecomafie che gestiscono il trasporto dei rifiuti, dei materiali nonché i movimenti di terra nei cantieri.

Ma le questioni ancora più urgenti ed inderogabili appaiono ai nostri occhi quelle sulla sanità pubblica (e regionale) e sulla cosiddetta “autonomia differenziata” o “secessione dei ricchi”. Questi due sono gli argomenti dirimenti, oggi, che mettono in pericolo sia il welfare che l’unità socio/politica del nostro Paese.☺

 

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