Cittadinanza attiva
3 Febbraio 2015
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Cittadinanza attiva

Non finiremo mai di accomodarci alla rassegnazione che nella storia di sempre rappresenta l’ultimo approdo del brontolio e dell’ignavia, sterili prodotti che alla fin fine giustificano la passività e convincono ad adeguarsi alla realtà così com’è. Si assiste ancora ad una carenza di socializzazione che incrementi la volontà di cambiamento nella cultura e nelle prassi di una società più che smarrita. E di qui si frana cedendo all’asservimento ai poteri e all’adeguarsi al costume diffuso che mette all’angolo la stesura e il rispetto di regole che sono alla base di una democrazia autentica.

Socializzare significa incontrarsi, ascoltare gli altri e non chiudersi nel ristretto cerchio, individuale o di gruppo, non disponibile al dialogo anche con chi mi è diverso. I cerchi ristretti non hanno mai dato spazio al sistema democratico che punta al raggiungimento del bene comune creando ascolto, intese anche tra gruppi distanti fra loro. La frammentazione popolare ha sempre alimentato il potere tirannico e la cultura dell’ antistato.

“Quando e finché non si ha esperienza che profondi e sostanziali cambiamenti sono possibili, si ripete facilmente: è sempre stato così e sarà sempre così”. A esprimersi è Danilo Dolci che ha centrato il suo impegno di vita nella esperienza di lavoro associativo tra ragazzi, ragazze e famiglie buttati dalla guerra nella strada e che nella “selvaggia Maremma” è riuscito a creare  cultura e prassi associative attraverso un lavoro nei campi centrato sulla cooperazione e l’intesa tra diversi. E fu anche testimone fra i tanti che, negli anni sessanta, promossero la storica iniziativa dello “Sciopero alla rovescia” che nel criticare lo stile e l’arroganza dei governi autocentrati riuscirono anche in terra di Molise, a Santa Croce di Magliano, e nella mia Ciociaria, a San Donato Val di Comino, ad esprimere il dissenso politico attraverso l’iniziativa unitaria tra operai, volta a risolvere i problemi sul territorio, per dare lezione e segnali di concreta operatività agli stessi governanti.

Nella storia il modello di cittadinanza attiva torna di frequente al centro dell’interesse del popolo soprattutto in tempi di crisi. Non ci sorprende se a fianco ad una figura come quella del  cattolico Danilo Dolci possiamo cogliere un grande testimone di cultura laica e marxista come Antonio Gramsci. Nel suo diario Lettere dal carcere si coglie un’idea di egemonia che mette insieme la direzione di intesa tra cittadinanza e politica, tesi certamente non riscontrabile nel pensiero di Lenin grande leader storico del partito comunista che assegnava il governo a chi ha potere in alto.

Viviamo in una stagione culturale e politica che ci riporta al basso medioevo segnato da frammentazioni, guerre che producevano stragi e terrorismo tra popoli e nazioni che ampliavano sempre più orizzonti pervasi da segnali di ripiegamento e chiusura nel proprio cerchio. Occorre adoperarsi per recuperare la dimensione di una reciprocità nell’accoglienza  dell’altro diverso per etnia, orizzonte culturale e geografico e anche per appartenenza religiosa. È a partire dal contesto ristretto di appartenenza che può aprirsi un orizzonte nuovo. I primi passi della politica di intesa, centrata sull’etica partono dal piccolo mondo di appartenenza in cui si attivano le regole di gruppo che si tradurranno più avanti nella salvaguardia di norme sociali e costituzionali.

Per entrare nel concreto che ci riguarda, prendiamo atto che nella nostra Italia il governo ha rilanciato a più riprese, nell’anno appena trascorso, l’idea di revisione del terzo settore. Anche di recente ha dichiarato che la riforma si tradurrà in norme concrete tra maggio e giugno dell’anno in corso. Come cittadini dobbiamo adoperarci perché non vengano rilanciati princìpi e regole solo ed esclusivamente dai palazzi ministeriali. Partiamo con il rilancio del principio di sussidiarietà che negli ultimi tempi è stato oggetto di riflessione e di riattivazione anche da parte del governo, pressato da gruppi operativi come il Forum Nazionale del Terzo Settore e dalla ripresa di iniziative provenienti dal basso. In un momento in cui lo stato e la politica sono sempre più distanti dai cittadini va rilanciato e difeso il principio della sussidiarietà contenuto nell’art. 118 della Costituzione che assegna le funzioni amministrative agli enti più vicini ai cittadini: regioni, province, comuni.

Il principio di sussidiarietà si attua in senso verticale  e orizzontale e riconosce il contributo che la cittadinanza e il privato possono fornire per un più efficace sostegno ai servizi pubblici come pure per una compartecipazione nella gestione del bene comune.

Potrebbe costituire una opportunità di grande attualità l’iniziativa proposta dal sindaco di Campobasso ad un vasto uditorio espressione di gruppi, associazioni e mondo del volontariato impegnato sul territorio, nel lanciare un messaggio da tradurre in programma operativo per dare vita, nel capoluogo regionale, ad un modello di sussidiarietà organicamente strutturata e aperta al mondo del terzo settore locale, per avviare un cammino decisamente innovativo per una politica che guarda ad un futuro di condivisione e partecipazione tra governo e cittadinanza attiva. ☺

 

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