Cittadini non sudditi
17 Giugno 2016
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Cittadini non sudditi

“Siate risoluti a non voler più servire, e sarete liberi” (Etienne De La Boétié)

Come ormai accade sempre più spesso, una domanda torna a farsi insistente nella mia testa: cosa mai favorirà, a Termoli e dintorni, l’accettazione più o meno silenziosa di tutte le situazioni negative che, specie negli ultimi anni, ci cadono addosso con regolarità? Quale tratto caratteriale può indurre a questa rassegnazione che ci consegna inerti e inermi ad una vita dalla qualità sempre più scarsa?

A mettere in fila i fatti in modo oggettivo, semplicemente accostandoli uno all’altro, viene fuori un elenco che sgomenta: la ripubblicizzazione dell’acqua negata, l’ospedale smantellato, il depuratore rotto, gli allacci al sistema idrico bloccati, le periodiche emergenze idriche per inquinamenti vari, il referendum cittadino impedito, la cronica, totale mancanza di condivisione delle decisioni, gli ampliamenti delle industrie chimiche… e via dicendo.

Non dico che in altri luoghi d’Italia i cittadini siano esemplari nel tutelare il territorio e i diritti: le generalizzazioni indeboliscono sempre qualunque ragionamento. Ma certo questa mancanza di attenzione al vivere quotidiano, quasi non ci riguardasse, questa rinuncia totale alla possibilità di essere ascoltati e coinvolti, come vuole la democrazia, è sconcertante e inquietante.

Se come me si sono vissute in prima linea tutte le battaglie di civiltà degli ultimi vent’anni in questa terra, l’impressione dominante è che ci sia stata forse più presenza attiva dei cittadini negli anni passati che non ora; il che è paradossale, se si considera che è proprio in tempi recenti che lo spazio vitale dei diritti di cittadinanza e di vita si è maggiormente ristretto. E dunque sarebbe logico attendersi maggiori reazioni.

E anche a voler considerare l’ effetto crisi economica, con il senso di rassegnazione che ha portato con sé, la fine delle grandi ideologie, con il lutto da elaborare che la scomparsa degli ideali provoca, e l’aumento dell’egoismo che il XXI secolo ha sdoganato alla grande… ebbene, anche tutti questi fattori non spiegano l’apatia del Basso Molise.

È proprio adesso che veniamo toccati nei diritti più necessari, quelli che modificano in peggio la vita di tutti i giorni: il non potersi curare, non poter bere acqua di qualità, non poter fare il bagno nel nostro mare. Neanche questo ci riguarda? E a cos’altro vogliamo rinunciare, per la comodità di restare zitti ed evitare seccature? Per il piacere di rispondere “Non sono interessato” quando ci porgono un volantino, ci chiedono una firma, ci chiamano ad una manifestazione?

Mentre scrivo sta per partire la grande manifestazione regionale per la Sanità pubblica: tutte le città del Molise saranno presenti in massa dietro gli striscioni del comitato in difesa del loro ospedale. Solo Termoli sarà rappresentata unicamente da alcuni cittadini di buona volontà e dalla Fondazione Milani; come se il nostro ospedale non fosse ormai in macerie; ed era un presidio di buon livello, che ci ha garantito per molti anni sicurezza e un’assistenza decorosa. Non vale la pena difenderlo? Almeno pensando alla nostra personale salute, a livello di egoismo personale, se non ci interessa il piano più alto, la difesa della Costituzione, che sancisce il dovere dello Stato di curare i suoi cittadini?

È troppo comodo ripetere come sempre che non si era letta la notizia, o non si sapeva dell’iniziativa. È troppo comodo continuare a dire: Bravi, meno male che ci siete voi… come se esistesse un ruolo predefinito di difensore civico che qualcuno deve pur prendersi, mentre noi pensiamo ai nostri impegni quotidiani che sono più importanti; mentre gli “altri” che hanno tempo da perdere vengono delegati a difendere i nostri diritti.

Ma i diritti non si delegano. Ma gli altri chi? Come in quel bellissimo film “benvenuto Presidente”, gli “altri” siamo NOI. Perché i problemi di tutti devono essere anche i nostri, in prima persona; perché chi distrugge il territorio, la salute, la Costituzione, chi non ci fa parlare, chi non ci chiama a condividere le decisioni, chi non ci informa sta togliendo cittadinanza a tutti, non solo agli attivisti civici.

E come scrive Martin Niemoller, “prima prenderanno gli ebrei, poi i sindacalisti, poi i comunisti, nel silenzio generale; poi verranno a prendere noi. E non ci sarà più nessuno che parli per noi”.

 

 

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