Collaboratori del soffio che dà la vita
30 agosto 2018
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Collaboratori del soffio che dà la vita

Aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete” (Ez 37,13-14).

Il Libro di Ezechiele appartiene al corpus dei profeti maggiori e si presenta come una biografia del profeta, portavoce di Dio presso gli israeliti esiliati insieme al re Ioiachin a Babilonia nella prima deportazione (597 a.C.). Il Signore non si limita a chiamare Ezechiele, ma opera in lui trasformandolo per effetto del suo spirito e gli comunica che le sue parole saranno rifiutate e che la sua missione si svolgerà tra mille difficoltà: “Essi saranno per te come cardi e spine e tra loro ti troverai in mezzo a scorpioni; ma tu non temere le loro parole, non t’impressionino le loro facce: sono una genia di ribelli” (Ez 2,6). Gli israeliti fra i quali il profeta è inviato sono gente testarda e dal cuore indurito.

Elemento di spicco tra il materiale profetico sono le visioni che il profeta riceve, quattro in particolare. Il cielo si apre e il profeta vede. Le visioni dicono il coinvolgimento del profeta sin nel suo corpo: la mano del Signore viene su di lui, egli si prostra, viene sollevato dallo spirito e poi viene trasferito in un’altra località; deve mangiare un rotolo scritto, attraversare le acque e parlare a dei cadaveri. La persona del profeta diventa così la cassa di risonanza preposta ad esprimere ciò che la parola di Dio annuncia.

Al capitolo 37 troviamo una visione dal forte impatto: il profeta viene condotto da Dio a perlustrare una valle piena di ossa. Su queste ossa inaridite, che esprimono la condizione disperata degli esuli in Babilonia, egli è chiamato a proclamare la salvezza. Attraverso questo annuncio la morte viene devitalizzata e, pur se simbolicamente, perde la sua definitività. La speranza è ancora viva ed è legata al dono dello Spirito.

Il profeta condotto nella distesa sconfinata di ossa, simile a un campo di battaglia dove si è consumato uno sterminio, fa esperienza di tutta la sua impotenza. Dopo la prima deportazione, gli esuli nutrivano la speranza di tornare in patria ma, dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei babilonesi di Nabucodonosor, avevano ormai perso la speranza e dalle loro labbra non uscivano che lamentazioni: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti” (Ez 37,11). Per questo motivo la loro condizione morale e spirituale viene tradotta con l’immagine eloquente delle ossa secche nelle quali non c’è traccia di vita. Le ossa rappresentano ciò che sostiene il corpo di ogni persona. Se sono secche è perché c’è stata una violenta recisione da tutto ciò che trasmetteva vita. Se sono secche è perché il popolo d’Israele si è reciso dall’alleanza con Dio sperimentando la separazione come morte.

Dio provoca il profeta: “Potranno rivivere?” (37,3). Il profeta sa che si tratta di una missione impossibile, ma sa che l’ultima parola in ogni storia è sempre quella di Dio: “Signore Dio, tu lo sai” (37,3). E Dio interviene chiedendo al suo profeta una mediazione di speranza, relazionandosi ai morti come fossero vivi: “profetizza su queste ossa… e annuncia allo spirito: ‘Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano’” (37,4.9). La parola che Dio trasmette al suo profeta sortisce la risposta attesa: a partire da quel cumulo di morte, per un processo di adeguamento alla parola di Dio, rifiorisce la vita. Non ci sono più dei cadaveri smembrati, ma un popolo compatto che vive del respiro stesso di Dio.

A causa delle crisi e dei disagi del nostro tempo, spesso il cuore è a corto di speranza. Ci sembra di essere sul baratro, inermi di fronte al disordine, al caos e alle ingiustizie e la salvezza ci sembra venire dalle soluzioni facili che fanno leva sul rancore e sull’accusa e scatenano guerre inarrestabili. Anche a noi lo Spirito chiede di collaborare con lui spalancando quei sepolcri dove abbiamo rinchiuso volti, potenzialità, risorse, voglia di accompagnare la società verso nuove fioriture.

 

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