Colpa degli insegnanti?
19 Maggio 2018
laFonteTV (1160 articles)
0 comments
Share

Colpa degli insegnanti?

 

Le aggressioni ai docenti per un brutto voto, un rimprovero, un no, sono sempre più frequenti. Ne sentiamo parlare ormai da mesi, con una frequenza inquietante ed una violenza crescente. Nei casi più gravi diventano un caso di cronaca, molto più spesso, purtroppo, le aggressioni restano insulti o molestie senza conseguenze penali – dunque non escono dalle mura scolastiche -, ma non per questo non creano problemi. Anzi, sono un motivo di sempre maggiore tensione e sono in costante aumento, come sostengono tutti coloro che hanno a che fare con il mondo della scuola.

Il sito Skuola.net offre alcuni dati aggiornati e tristemente significativi. Tra gli alunni i cui genitori hanno partecipato ai colloqui (la stragrande maggioranza, 8 su 10), il 7% riporta un litigio tra uno dei prof e il proprio genitore. Questi fenomeni sono più presenti al Nord (12%) e nelle scuole professionali (20%). Ma ciò, come si vedrà più avanti, non significa affatto che, a parere di chi scrive, l’opinione di Michele Serra sia condivisibile: tutt’altro.

Nella metà dei casi, in ogni modo, il litigio si limita a insulti o comunque si ferma alle parole. Nell’altra metà dei casi, invece, diventa violenza fisica. Cosa sta succedendo?

È cambiato il rapporto tra genitori e scuola, vanno ripetendo da tempo insegnanti e dirigenti. Ma non è tutto qui, O meglio, c’è qualcosa di più grave che spiega anche questo. Ed è l’inesorabile tramonto del ruolo sociale dell’insegnante. È quella condanna “all’irrilevanza” di cui ha parlato (scritto, a dire il vero) Ernesto Galli Della Loggia alcuni giorni fa. E che si riflette anzitutto sul rapporto, appunto, tra il corpo docente e i genitori degli alunni. Le famiglie, in una parola.

Roberta Fanfarillo rappresenta i dirigenti scolastici della Flc-Cgil. Dalle sue parole emerge la “crescente difficoltà di fare da cuscinetto tra le richieste delle famiglie sempre più personali e quelle delle scuole che invece devono tener conto degli interessi di un gruppo”. Secondo Fanfarillo, il rapporto si è rovesciato: “Le famiglie sono sempre più protettive nei confronti dei figli e chiedono alle scuole di adattarsi alle esigenze degli alunni, mentre un tempo era l’alunno a doversi adattare alle regole delle scuole. Un esempio è la richiesta – che prima non esisteva in questi termini – di mandare via dalle classi delle scuole primarie alunni con disturbi di apprendimento. Negli ultimi tempi iniziano ad arrivare lettere ufficiali di gruppi di genitori firmate da avvocati. Tutto questo crea un clima teso che ha serie ripercussioni sulla classe”. E sul rapporto fra la classe e i suoi insegnanti.

È stato svilito il ruolo dei professori, non hanno più l’autorevolezza di un tempo: il succo è tutto qui. E a sostenerlo non sono i professori, i dirigenti o comunque qualcuno del mondo degli adulti, ma gli stessi ragazzi. Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della rete degli studenti medi (vale a dire gli studenti delle scuole superiori) afferma: “Il fenomeno dei genitori aggressivi esiste. D’altra parte dopo tutti questi anni in cui le istituzioni hanno messo in discussione il ruolo e il valore sociale dei professori è anche inevitabile che possa accadere. La violenza è sempre di più nelle nostre vite, basta vedere quello che accade nella politica. Ed è entrata anche nelle scuole”. Anche fra i ragazzi? “Purtroppo molto spesso le scuole non riescono più ad aprire canali di comunicazione con gli studenti, soprattutto con quelli che hanno maggiori difficoltà”, risponde Manfreda.

Oppure Daniele Grassucci, di Skuola.net: “Basta leggere i Rav, i documenti di autovalutazione delle scuole, per comprendere il disagio sempre più diffuso di un rapporto con i genitori che, come denunciano gli istituti, delegittima la funzione istituzionale delle scuole e ostacola la crescita serena e consapevole dei ragazzi”.

I genitori dell’Age (Associazione Italiana Genitori) non nascondono le responsabilità di madri e padri ma chiedono “strumenti concreti per accompagnare i genitori all’interno della scuola e nell’educazione dei figli, e rivalutare il ruolo e la funzione sociale dei docenti all’interno della scuola”, afferma la presidente Rosaria D’Anna.

Dietro a questo declino pericoloso del ruolo docente può esserci solo, come da più parti si invoca, la frustrante scarsità dei livelli retributivi? No, non la pensiamo così.

Non tutti sanno, francamente, che l’autorevolezza del docente, sia sul piano didattico che sul piano del reddito, viene continuamente minata soprattutto dalla facilità con la quale le decisioni del docente possono essere messe in discussione e addirittura ribaltate. Innumerevoli sono infatti le deliberazioni della giustizia Amministrativa che hanno dato torto ai docenti, modificando o cassando le decisioni di Consigli di Classe, degli Organi di garanzia, delle Commissioni d’esame di Stato; molto spesso con argomentazioni capziose o risibili. I repertori di sentenze pronunciate dai vari TAR o dal Consiglio di Stato stanno lì a dimostrare quanto sia agevole, se si hanno denari da spendere e un buon avvocato esperto di cavilli legali, ribaltare decisioni relative a bocciature o addirittura a singoli voti.

Così sono altrettanto innumerevoli, ma con ripercussioni ben più pesanti, le sentenze di Tribunali, Corti d’Appello o Corte di Cassazione che danno torto ai malcapitati docenti che sono incappati, sciaguratamente, in casi d’infortuni (anche lievissimi) di cui sono rimaste vittime loro studenti, e che sono stati ritenuti responsabili di “culpa in vigilando” e, di conseguenza, condannati a risarcire sia il danno che le spese legali.

Per molti giudici ordinari, infatti, se uno studente aggredisce, in classe, un altro studente provocandogli un danno fisico e/o morale, la colpa non è dello studente aggressore e magari dei loro genitori (“culpa in educando”), bensì del docente che, conoscendo il carattere aggressivo dello studente bullo, non ha opportunamente vigilato e controllato impedendo così l’azione dannosa. Per gli stessi giudici se uno studente è rimasto ferito (o peggio) durante le ore notturne nel corso di una gita scolastica, è chiaro che la causa è da ricercarsi nella “culpa in vigilando” del povero docente accompagnatore: come si permette, un docente accompagnatore, alle tre di notte, di dormire nella propria stanza? Il servizio di vigilanza, per la Giurisprudenza italiana, dura infatti 24 ore!

È facile scaricare tutte le responsabilità sui docenti e considerarli risibili interlocutori da affrontare a muso duro per qualunque voto o rimprovero sgradito. È facile in una società che non riconosce più alla scuola nessun ruolo. È chiamata in causa questa società nel suo complesso, se si vuole un futuro migliore per questo Paese e per i giovani: esso dipende anche e soprattutto dalla formazione delle giovani generazioni, formazione che si acquista essenzialmente dalla scuola, nella quale gli insegnanti non possono essere continuamente aggrediti, minacciati, mortificati nelle loro legittime aspettative economiche, umiliati nel loro prestigio e nella loro onorabilità.

Un’ultima osservazione, a beneficio di Michele Serra: ci sono molti modi per aggredire un docente. Lo si aggredisce non soltanto con le minacce e/o con le botte, cosa che avviene, come egli sostiene, soprattutto e più di frequente negli Istituti tecnici e professionali. Anche le eleganti minacce di azioni legali, seguite dalle stesse, quasi sempre con richieste risarcitorie, sono aggressioni, che mortificano i docenti. E quest’ultimo è il modo che si preferisce utilizzare, ahimè, soprattutto nei licei.

Ma in un paese tradizionale e classista come il nostro, nessuna meraviglia che un’altra piaga della scuola continui a sanguinare così: ai licei ci vanno i bravi, i tecnici e i professionali sono riservati agli studenti di serie B.

Non c’è da ripensare tutto, ma proprio tutto, sulla scuola italiana?☺

 

laFonteTV

laFonteTV