confronto dialettico   di Franco Novelli
31 Gennaio 2012
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confronto dialettico di Franco Novelli

 

Nel numero di novembre 2011 de La Fonte ci siamo soffermati sul significato de “la zona grigia” e la “massa grigia”, partendo dal libro di Primo Levi I sommersi e i salvati.

Nei campi di sterminio tra gli oppressori – SS – e le vittime c’era un segmento intermedio costituito da quanti collaboravano con il sistema dei lager nazisti. Costoro, reclutati fra gli stessi condannati, erano molto attivi nel cooperare ad infliggere punizioni ancora più atroci ai loro compagni di prigionia; il sostegno agli aguzzini era originato dal desiderio di lenire le proprie sofferenze. Levi dice che non esisteva più alcuna fraternità, ma si instaurava un meccanismo perverso che spingeva gli assistenti alla liquidazione totale dei prigionieri, delle vittime, in quanto essi – i collaboratori – si vedevano sottratti alla condizione di deportati.  Il “potere” recluta i propri collaboratori all’esterno, ossia fuori dal suo alveo, e li coinvolge in delitti per i quali essi non potranno più tornare indietro: questi “alleati” sono infidi, in quanto ex nemici e, se hanno tradito una volta, lo faranno un’altra volta o più volte ancora. Costoro sono strettamente legati all’oppressore nazista perché sono compromessi profondamente. La loro compromissione è determinata dal vincolo della correità; costoro diventano solidali nel male e non possono più sperare di essere  perdonati (qualora ce ne fossero le circostanze). Di qui, quello che emerge è che il potere corrompe e, reclutando i suoi collaboratori tra le vittime, le ferisce a morte, uccidendone l’anima. È spietata l’analisi di Primo Levi, ma essa è veritiera e conforme alla realtà dei fatti e della storia, così come egli l’ha sperimentata sulla propria pelle.

Il passaggio dalla condizione di sofferenza dei condannati ai lager a quella degli individui, che vivono nelle società odierne, appare semplice nella sua evidente contiguità; infatti, oggi gli individui, parte integrante di quella che viene definita la “massa grigia”, si comportano (ci comportiamo!!!) a un dì presso alla stessa maniera: sottoposti al potere possente della politica ne condividono (ne condividiamo) le contraddizioni, che in sintesi estrema si possono raggruppare nella complicità rispetto alla “corruzione” che caratterizza tutta la pubblica amministrazione e l’apparato produttivo privato, nel silenzio complice o nella collaborazione a perpetuare le condizioni del disagio sociale e della cattiva amministrazione dello Stato. Oggi tale complicità appare più evidente, in quanto infinitamente più estesa rispetto all’età storica analizzata da Levi o da lui stesso vissuta – gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, pervasi terribilmente dalla “zona grigia” -.

Il “grigiore” – squallore e mediocrità – che si è diffuso nella società civile è spaventosamente operativo, nel senso che esso condiziona anche quanti si sentono in grado di contrastare la deriva etica e civile dilagante. Ma questa condizione di profondo e fastidioso disagio dei “pochi” rispetto alla massa enorme, appunto definita “massa grigia”, pone un problema di notevole entità civile, se cioè sia lecito che i “pochi”, definiamoli pure onesti – boni cives -, il cui comportamento e le cui prospettive guardano ad una società più giusta, più equilibrata, più disponibile verso i cosiddetti “diversi”, ossia le donne vittime delle prepotenze dei maschi e quindi del “potere”, i non abbienti, i malati, gli anziani, gli immigrati, dicevamo se sia giusto che i “pochi” guardino dall’alto in basso la massa grigia, che li considera troppo severi e orgogliosi e quindi distaccati dalla realtà. Tale ragionamento poggia su un humus reale, che è quello della distanza abissale esistente fra quanti si sentono “eletti” e “capaci” di cambiare il mondo e quanti invece sono complici delle corruzioni, delle ingiustizie. Tale distanza dovrebbe ridursi, dando così modo di trovare soluzioni ai tanti problemi che affliggono la società, oggi.

Ma spingere i pochi – i più sensibili o avanguardia che siano – verso coloro che appaiono complici del potere oppressivo non significa forse in parole povere dover rinunciare alla propria condizione di “puri” e, mischiandosi nella massa, tentarne una “rieducazione” – forse difficile ed ardua – per costruire una società più responsabile? Dunque, ad oggi, viste le attuali condizioni nelle quali si trova l’Italia (e diciamo anche una parte consistente dell’Europa) – impoverimento allo stato attuale irrefrenabile e riduzione spaventosamente esiziale della democrazia reale – non è forse difficile immaginare una differente strategia politica, che porti al cambiamento della direzione e di conseguenza ad una stagione riformistica, progressista e democratica?  Il problema si può porre ma comporta una serie di quesiti inerenti non solo al cambio delle strategie politiche (fra i riformisti e gli extraparlamentari di sinistra) ma anche al dubbio che così agendo si possa effettivamente raggiungere lo scopo prefissato, quello cioè di imporre al Moloch finanziario una concezione differente di società nella quale valori come la solidarietà, la condivisione, l’applicazione concreta del dettato costituzionale, la pace e non la guerra, la difesa dell’ambiente e del territorio come beni comuni, il lavoro, le persone e non più il denaro, siano effettivamente al centro degli interessi di tutti o quanto meno di una consistente maggioranza di soggetti. Qui la battaglia diventa non solo ostica ma anche pericolosa, perché potrebbe capitare che il dio delle banche non venga sconfitto (proprio per le ragioni sopra esposte) e la costituenda unità delle diverse anime della società civile progressista si perda nella impossibilità  di conseguire la messa alla gogna del capitalismo, pur indicando un modello alternativo di sviluppo sostenibile e di società civile.

Si dovrebbe  provare, ma potrebbe apparire complesso tale cammino, se non si mettono almeno in  discussione quei pervicaci e aprioristici pregiudizi o quelle congrue convinzioni per le quali la sinistra è stata puntualmente sconfitta ed emarginata. Oggi la società ha bisogno di una sinistra capace di ideare una diversa condizione di vita attraverso strategie completamente antitetiche a quelle che allo stato attuale vengono perseguite e che indicano nel “mercato” l’idolo primigenio della cultura dell’oggi. Difficile ma non impossibile è tale cammino… ☺

bar.novelli@micso.net

 

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