Continuità nella novità
9 Novembre 2020
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Continuità nella novità

Con in mano la Gaudium et spes (GS) del Vaticano II, pare istruttivo soffermarci su tre temi presenti in essa, ripresi nella Laudato si’ (LS) di papa Francesco all’interno di una rinnovata ispirazione teologica che lui riesce ad offrirci.

  1. L’autonomia delle realtà terrene e la rilettura dell’antropocentrismo (GS n.36 – LS n.80). L’attenzione riservata dalla GS alla autonomia delle realtà terrene: “le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l’uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare”. Attenzione “legittima e postulata dagli uomini del nostro tempo, ma anche conforme al volere del Creatore” (GS 36). Francesco prolunga e approfondisce il riconoscimento in LS 80, non tanto in riferimento alla questione del confronto tra prospettiva scientifica e religiosa, ma sotto un profilo teologico: assume l’atto creatore come “autolimitazione di Dio” che lascia spazio ai dinamismi evolutivi autonomi degli esseri e della specifica azione umana. La collaborazione con il Creatore, assume, pertanto, la sua particolare espressione là dove si comprende che “egli è presente nel più intimo di ogni cosa senza condizionare l’autonomia della sua creatura; anche questo dà luogo alla legittima autonomia delle realtà terrene” (LS 80). Autonomia da comprendere nel riconoscimento che ogni realtà creata contiene in sé un particolare valore, per cui chiede sempre rispetto da parte dell’essere umano (cf. LS 69).
  2. La centralità dell’uomo nell’attività economica (GS 63 – LS 127). Riprendendo il significato del lavoro, come realtà non puramente strumentale bensì atto espressivo della persona, Francesco cita GS 63, in cui si riconosce nell’uomo “l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”. Attraverso la trasformazione dei beni e la loro distribuzione, mediante l’attività economica non solo si coglie il senso dell’attività umana nella creazione, ma si realizzano rapporti crescenti di interdipendenza, per soddisfare “le aumentate esigenze della famiglia umana” (GS 63). Il tema della “cultura dello scarto”, ampiamente presente nel testo di Francesco (cf. LS 16, 20-22, 43), trova la sua radice nella GS e ne risulta precisato alla luce dell’evoluzione dell’economia globalizzata. I problemi dell’ inquinamento, la difficoltà ad adottare un “modello circolare di produzione”, sono “intima- mente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi, quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura” (LS 22). Non si tratta di considerare unicamente le “intercon- nessioni”, attraverso la sequenza dei processi di produzione-distribuzione dei beni estratti dalle risorse naturali. Occorre scendere a un livello più profondo e originario. Cardine di tale prospettiva è il nesso relazionale che lega i viventi: “La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri” (LS 20).
  3. Il primato del politico sull’economico (GS 26 – LS 156). Terzo richiamo riguarda il tema del bene comune, principio centrale e unificante dell’etica socio-politica, inseparabile, per una sua corretta comprensione, dall’idea di ecologia umana. Francesco in LS 156 richiama la definizione conciliare di GS 26; l’assume e la ridona aderente ai mutamenti sociali e – sulla scia di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – ne offre un ampliamento non solo nella classica dimensione mondiale, ma soprattutto nell’attenzione alla “giustizia intergenerazionale” (LS 159): “Non si può parlare di sviluppo sostenibile senza una solidarietà fra le generazioni. (…) Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bensì di una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno”. Pertanto la possibilità di articolare all’interno del bene comune la custodia del creato trae forza dalla centralità del principio di solidarietà e, particolarmente, dalla ripresa del criterio della destinazione universale dei beni, già espresso in GS 69. La responsabilità che unisce le generazioni non solo scaturisce dall’attenta considerazione dei dati previsionali della crisi ecologica, ma, con Francesco, acquista una precisa connotazione morale alla luce della dilatazione delle capacità decisionali attualmente affidate alla libertà umana (cf. LS 162). Qui si palesa necessario il passaggio dall’economia alla politica. Per superare l’accentuazione unilaterale del potere economico la via è quella di restituire un più evidente ed efficace primato al “politico” (cf. LS 189) nelle decisioni che riguardano il ripensamento dei modelli economici. Nel settore socio-economico, sia nazionale che internazionale, l’ultima decisione spetta al potere politico.☺

 

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