Contrasto alla povertà
10 Ottobre 2021
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Contrasto alla povertà

Uguaglianza sì o no? Sostegno alle fasce più vulnerabili della popolazione o emarginazione? Meglio i diritti o i privilegi? E poi, la madre di tutte le domande, oggetto di recente di attenzioni spesse volte maldestre e descrizioni tutt’altro che lusinghiere: reddito di cittadinanza sì o no?

Sono, brutalmente è vero, i quesiti che ogni cittadino dovrebbe porsi pensando – e ragioniamo solo degli ultimi critici due anni – alla misura che, di fatto, ha salvato migliaia di famiglie dagli effetti devastanti della crisi pandemica. Ma, soprattutto, un buon cittadino dovrebbe ispirarsi ai valori costituzionali che, tra i princìpi, pongono l’accento sull’ adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale ed evidenziano che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini.

Prima di ogni cosa, il reddito di cittadinanza è una misura di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale. Si tratta di un sostegno economico ad integrazione dei redditi familiari, è associato ad un percorso di reinserimento lavorativo e sociale, di cui i beneficiari sono protagonisti sottoscrivendo un Patto per il lavoro o un Patto per l’inclusione sociale.

Il dibattito innescato da una certa politica, pronta finanche a chiedere l’ indizione di un referendum, trova spazio nei confronti da cortile e sposta l’attenzione da un problema concreto di cui dovrebbe farsi realmente carico, che la nostra Carta Costituzionale richiama proprio nell’articolo 1: “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Che non c’è, che è troppo spesso sottopagato e quindi umiliante.

Propongo quindi un approccio diverso. Osserviamo lo strumento del reddito di cittadinanza come mezzo per garantire uno dei princìpi cardine della Costituzione, quello dell’uguaglianza: non limitiamoci a gridare allo scandalo se qualcuno (ed è accaduto, è evidente e non intendo negarlo) se ne sia appropriato pur non avendone diritto mentre restiamo colpevolmente muti di fronte ad evasioni fiscali milionarie.

Si tratta in entrambi i casi (volutamente generici) di cittadini ‘fuori- legge’, di azioni da biasimare e denunciare con forza ma non confondiamo la malattia con la cura. E guardiamo anche l’altro aspetto, emerso in questi ultimi mesi, con uno sguardo più attento: non si trova manodopera perché esiste il reddito di cittadinanza oppure perché le offerte di lavoro sono da fame? A quanti è capitato di accettare quattro spiccioli di fronte ad impegni gravosi, a lunghe giornate lavorative, perché impossibilitato a rifiutare trattamenti salariali indegni, lavori per lo più in nero che alimentano circuiti viziosi?

Se non si pagano le tasse, mancano i servizi. Per tutti. Occorre ricordarlo, anzi gridarlo. È quindi un privilegio oppure un diritto ad una vita dignitosa che lo Stato ha il dovere costituzionale di garantire a chi vive una difficoltà momentanea? Si ragiona, a livello governativo, di una modifica dello strumento che avrebbe dovuto incentivare politiche attive del lavoro che purtroppo non sono state attivate così come avrebbe dovuto essere. Non dimentichiamo però la contingenza, il contesto storico: il reddito di cittadinanza è entrato in vigore nel 2019, qualche mese prima della pandemia, quindi della crisi economica, dello stop forzato, delle aziende grandi e piccole chiuse, delle produzioni ferme, del lavoro che di colpo diventa un miracolo. Mesi e mesi nei quali è stato impossibile mantenere i posti di lavoro esistenti.

E allora, prendo in prestito alcuni concetti contenuti nella relazione annuale dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Il reddito di cittadinanza – si legge – è stato importante “per attenuare gli effetti economici e sociali della pandemia. Gli strumenti di assicurazione universale, il reddito di cittadinanza, fortunatamente introdotto prima della fase pandemica e rafforzato nella sua copertura dall’introduzione temporanea del reddito di emergenza, e la cassa integrazione in deroga, introdotta in contemporanea con il decreto di chiusura dei settori produttivi non essenziali, hanno rappresentato una barriera contro un drastico peggioramento della condizione di povertà e deprivazione nel periodo della crisi”.

Un milione e 800mila nuclei familiari – circa 3,7 milioni di individui – hanno beneficiato nel Paese del reddito di cittadinanza o della pensione di cittadinanza che, nel corso della pandemia, hanno quindi costituito “un potente strumento di sostegno del reddito nei confronti delle fasce più bisognose della popolazione e, al contempo, hanno contribuito a ridurre il rischio di tensioni sociali; una misura di contrasto alla povertà, seppur introdotta prima della crisi pandemica, che si è rivelata di particolare efficacia per affrontare l’aggravarsi del disagio economico dei soggetti più deboli esposti alla crisi. L’analisi mostra che i due terzi dei 3,7 milioni di beneficiari nel 2020, di cui un quarto minori, non risultano presenti negli archivi INPS degli estratti conto contributivi negli anni 2018 e 2019, e sono quindi distanti dal mercato del lavoro e forse non immediatamente rioccupabili; il restante terzo che invece risulta presente, rivela in media un reddito pari al 12% delle retribuzioni annue prevalenti tra i lavoratori del settore privato in Italia, e solo il 20% ha lavorato per più di tre mesi nel corso del periodo precedente all’introduzione del sussidio. Ne emerge quindi un quadro di effettiva esclusione sociale per gli individui coinvolti dalle misure”. Ovvio che ci siano stati comportamenti opportunistici, ovvio che qualcuno ne abbia approfittato con dolo.

Ma non dimentichiamo mai tutti il resto.  Donne, uomini, bambini, anziani che hanno potuto continuare a vivere. Si tratta di un reddito minimo a tutti gli effetti, che contrasta la povertà: mediamente 552 euro per un intero nucleo familiare. Un’àncora di salvataggio, uno strumento di inclusione sociale prima di tutto, una leva contro la regressione nella povertà assoluta. E questo sarebbe il metadone di Stato?☺

 

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