Contromafie
2 Ottobre 2014
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Contromafie

La corruzione politica è appropriazione indebita di risorse pubbliche a fini privati, cioè scambio di favori per denaro tra un attore pubblico e uno privato. L’attore pubblico può essere un politico eletto o un burocrate di carriera; il privato può essere un normale cittadino o una impresa. (…) La corruzione intacca anche alcuni principi fondamentali di legittimazione della democrazia: trasparenza e eguaglianza politica (Donatella della Porta). Da questa premessa scaturisce il fatto che la corruzione non conosce limiti o ostacoli di sorta; essa sembra essere parte essenziale della vita di gran parte di cittadini nonché dello status delle istituzioni aggredite dalla bramosia di potere e di arricchimento dei corrotti e dei loro sodali. Per questa ragione le mafie aumentano a dismisura  la loro ossessiva presenza all’interno del panorama civile, politico, economico del nostro paese, di cui controllano in modo continuo e molestamente assillante il territorio. I costi della corruzione in Italia sono elevatissimi, avvicinandosi ai 50 miliardi circa di utili all’anno. Quello che è allarmante è che nulla è cambiato dai tempi di Tangentopoli, vent’anni fa (1994). Allora il sistema corruttivo (con le mani delle mafie sul “bottino” pubblico) riguardava la costruzione del Metrò, la sanità (regionale e nazionale). Oggi interessa l’Expo 2015, ancora la sanità (quella delle regioni e quella nazionale), le municipalizzate (sotto accusa perché inefficienti e collassate dai debiti!), l’alta velocità (No Tav) ferroviaria, il Mose di Venezia (autentico mostro marino, perfettamente inutile), il Monte dei Paschi di Siena che ha causato il collasso dei risparmi  della piccola e media borghesia, la crisi irrefrenabile dei partiti sempre più avviluppati su se stessi.

Inoltre, il sistema corruttivo ha generato anche il degrado etico e civile che sta corrodendo la democrazia in Italia (e il Molise non fa eccezione!) e ciò è costatabile da una scarsa e modesta contrapposizione alle politiche iperliberiste e berlusconiane di Renzi, che in compagnia dei suoi sodali in Parlamento sta affossando la Costituzione (rivolgiamo lo sguardo alla riforma complessiva della giustizia, alla legge elettorale pienamente ipermaggioritaria, all’abolizione del Senato elettivo; alla permanenza dell’impunità parlamentare come premio per i corrotti, all’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, inteso come zavorra ideologicamente collegata ad una lunga stagione di vere riforme, contrapposte a quelle che ora il giovane e ciarliero premier fa passare come necessario “cambiamento”, voluto dalla finanza internazionale e dai suoi scherani europei, fidi servitori). Di qui, Libera ripropone l’esperienza degli Stati generali dell’antimafia, cioè Contromafie, che si svolgeranno a Roma dal 23 al 26 ottobre 2014.

Contromafie – gli stati generali dell’ antimafia – è un appuntamento che Libera offre al movimento antimafia italiano e europeo, ma non solo europeo, nel quale le associazioni e le realtà impegnate contro le diverse forme di criminalità organizzata e transnazionale e contro le connesse pratiche di corruzione si ritrovano per confrontare esperienze, strategie,  percorsi, mettere a punto proposte di natura amministrativa e giuridica, elaborare azioni di contrasto civile e nonviolento, valorizzare le buone prassi ed esperienze maturate in tema di libertà, cittadinanza, informazione, legalità, giustizia e solidarietà.

Contromafie cala in un difficile e doloroso contesto sociale e politico, mutato radicalmente per le gravi ripercussioni determinate dalla recessione economica mondiale (e italiana), per gli effetti distruttivi causati dallo smarrimento di riferimenti etici e civili e dalla assoluta mancanza di quegli indicatori presenti nella nostra Carta Costituzionale, alimentando in questo modo il fascino perfido e corruttivo dei modelli criminali e illegali. A tutto ciò si aggiunge il processo di globalizzazione delle merci e della produzione che ha consentito alle mafie italiane di stringere patti criminali con altre organizzazioni europee e mondiali. Si associa, poi, la diminuzione del “vigore”, fino a qualche tempo fa consistente e persuasivo, della magistratura (in particolare), letteralmente aggredita e dileggiata dal ricorso alle leggi ad personam e dalla pratica della prescrizione dei reati. Di qui, la battaglia contro le mafie diventa davvero ardua ed ostica, se non si affronta seriamente il tema dell’educazione alla corresponsabilità e alla partecipazione dei cittadini alle dinamiche della quotidianità. Contromafie, dunque, non è un convegno o una superficiale parata di persone o di associazioni; è, e vuole essere, un momento di confronto, di crescita collettiva, di proposte concrete rivolte alle autorità competenti, per ridurre e contrastare la prassi delle illegalità e della corruzione, autentica “peste” sociale, quest’ultima, come ebbe a definirla più di trenta anni fa il cardinale di Milano, mons. Martini. Il tema della corruzione è da diversi anni centrale nella rete associativa  afferente a Libera, come stanno lì a testimoniare le campagne “Corrotti”, “Riparte il futuro”, “Miseria ladra”, che denunciano lo stretto rapporto tra la presenza delle mafie e l’impoverimento del contesto sociale ed economico.

Contromafie, dunque, reclama la valorizzazione del presente, ma rilancia la proposta del “possibile” ad una classe dirigente distratta, spesso ostile nei confronti di chi si mette a contestare l’establishment, complice del malaffare e della illegalità.

Libera si ostina nella lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione, ma è ancora più pervicace, diremmo caparbia nel fare proposte operative (come per la campagna Miseria ladra) e nel contribuire ad alimentare e far crescere il senso civico della partecipazione e della corresponsabilità della società civile e dell’ universo giovanile, in particolare facciamo riferimento alla legge sulla corruzione – ancora ferma in Senato – per la quale si vuole condannare il voto di scambio, chiedere con pressante rilievo l’abolizione della prescrizione dei reati; inoltre, viene richiesto il ripristino del reato del falso in bilancio. Siamo profondamente convinti che il miglior codice antimafia sia la Carta Costituzionale, che rimane il più efficace strumento per la rimozione di qualsiasi ostacolo di ordine economico, sociale, culturale che sia di impedimento alla libertà di ciascuno e alla realizzazione dei principi della giustizia sociale a vantaggio di tutti. L’articolo 3 della Costituzione, infatti, così recita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. ☺

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