Cooperativa Nardacchione: una storia di 30 anni
29 Aprile 2017
La Fonte (351 articles)
0 comments
Share

Cooperativa Nardacchione: una storia di 30 anni

È difficile raccontare una storia di 30 anni in poche battute.
Si potrebbe dire che la coop. Nardacchione opera nel settore della riabilitazione di pazienti psichiatrici, che promuove percorsi residenziali terapeutici volti al reinserimento degli ospiti nella società, all’interno delle loro famiglie, nei contesti lavorativi e relazionali. Si potrebbe poi aggiungere che attualmente gestiamo 2 strutture, necessarie a raccogliere bisogni diversi di ospiti con differenti livelli di autonomia, e che è sempre una grande vittoria quando qualcuno di loro conclude un percorso in maniera definitiva o magari passando da una struttura a più alta intensità ad una che prevede una maggiore indipendenza: questo significa fare un passo avanti, liberarsi un po’ dalle catene della patologia.
Dicendo tutto questo ho comunque detto poco, quasi nulla; allora, di cosa si occupa la cooperativa? Credo sia più giusto dire che tentiamo di prendere una posizione, di stare da una parte, che è quella di chi soffre, di chi è preso nella morsa infernale della ripetizione di qualcosa che fa problema, che taglia fuori, che esclude. Il sintomo è l’elemento visibile che crea questa esclusione. Noi dunque prendiamo una posizione, decidiamo di affiancare questa sofferenza, lottando contro il rischio di giudicarla, di farne una questione di morale, come quando si dice “riscattarsi, rinascere”. Noi affianchiamo senza giudicare perché crediamo che la patologia mentale non sia la somma dei sintomi, e non riguardi solo qualcosa che non funziona nel cervello, ma che, infondo, si tratti di un modo dell’esistenza, di stare al mondo, di organizzarsi per tentare di dare un senso al disordine che è fuori. Affiancare, dunque, non come tentativo di correggere, ma come chi affronta un pezzo di strada insieme, con la speranza di creare un nuovo modo di guardare alla vita che possa rompere la ripetizione infernale e l’esclusione.
Alessandro Prezioso

La battaglia di Hacksaw Ridge
In comunità, durante un gruppo uscite, abbiamo deciso di andare al cinema a guardare un film. La pellicola scelta da me si intitola La battaglia di Hacksaw Ridge. Il film è ambientato durante la seconda guerra mondiale. La trama narra la storia di una persona arruolata nell’esercito americano. Il protagonista, che era contro l’uso delle armi, partecipò comunque al conflitto mondiale con il ruolo di occuparsi delle persone ferite. Egli oltre a salvare molti dei suoi compagni con la morfina salvò anche alcuni nemici. Risulta molto cruda la seconda parte del film, quasi interamente incentrata su violente scene di guerra, in cui il protagonista agisce da eroe, mostrandosi valoroso in nome della patria. Un film stupendo, che consiglio di vedere non solo agli appassionati del genere ma anche a chi è meno interessato; potrebbe trasmettere agli altri ciò che ha trasmesso a me, ovvero che nella vita si può essere coraggiosi, leali, anche grandi, senza l’uso di armi.
Ariano Greco

Un arrivederci alla Comunità
Il mio scritto si intitola “arrivederci” perché, dopo un percorso di cinque anni in comunità, dove mi sono sperimentato e ho socializzato, è arrivato il momento di tornare a casa. In comunità il mio percorso è stato anche faticoso a volte, ma con l’aiuto degli operatori sono riuscito a prendere un diploma e a fare esperienze di lavoro. Le vie della comunità ti aiutano a superare le difficoltà, le paure e a condividere con gli altri gli ostacoli che si incontrano nella vita. Dopo questo percorso sono riuscito a superare alcune paure, ed oggi mi sento pronto ad affrontare la vita quotidiana, sperando sempre per il meglio. In questo ultimo pezzo per la fonte mando un saluto a tutti i lettori e vi ringrazio per aver letto i miei articoli.
Nicola Spadaccini

La Fonte

La Fonte