Le coscienze lesionate e la “ricostruzione elettorale” a 15 anni dal terremoto del Molise
2 novembre 2017
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Le coscienze lesionate e la “ricostruzione elettorale” a 15 anni dal terremoto del Molise

Terremoto in Molise. Le battaglie del “periodico dei terremotati”

Sono trascorsi già 15 anni dal fatidico e tragico 31 ottobre 2002, quando uno dei tanti terremoti che si succedono in Italia e nel mondo ha lesionato fabbricati e coscienze. Forse per sempre. Il ricordo, anche se resta indelebile, potrebbe divenire meno amaro, se non ci fosse la mancata ricostruzione a impedirne la rimozione. Anzi macerie, case diroccate e impalcature ormai arrugginite, sbattono in faccia a tutti, quotidianamente, in modo drammatico, la certezza che non si è fatto quanto era necessario e doveroso. Eppure se ne parla quasi con fastidio, perché una notizia non può rimanere a lungo in prima pagina, anche se è la più importante. Dopo un po’ non solo non tira più, ma crea addirittura assuefazione o senso di noia. Noi non ci stancheremo, siamo nati anche per mantenere viva questa palese ingiustizia. I diritti negati ci stanno a cuore, e un tetto è un diritto per tutti. L’hanno dimenticato solo quelli che abitano il “palazzo” e cercano di tenersi cara una poltrona sotto il culo. Continueremo a denunciare i ritardi e le inadempienze della burocrazia e prima ancora della politica, fino a che avremo fiato in corpo. Non ci consola neppure il fatto che altri terremotati in altre parti d’Italia stanno messi peggio di noi. Non è vero che mal comune mezzo gaudio! Le nostre lotte sono anche per loro. Mai scateneremmo una guerra tra poveri disgraziati per affermare o rivendicare priorità. Si cominci una buona volta ad affrontare le situazioni difficili, dovunque esse siano, perché un governo che non parte dai bisogni dei soggetti più deboli può tranquillamente prendere il treno e andarsene a casa! Non come Renzi che scende ad ogni stazione per importunare le persone lungo tutta la penisola.

San Giuliano di Puglia, 15 anni dopo. La ricostruzione parziale, gli sfollati e il contenzioso con la Regione Molise

Facciamo il punto. Il paese cartolina, San Giuliano di Puglia, è stato ricostruito, anche con inutili sfarzi, con circa 300 milioni di euro, e così è passata l’idea che il problema terremoto sia risolto lì e quindi anche altrove. Buon per loro, la cosa triste è che l’amministrazione comunale ha fatto poco o nulla per sostenere e lottare accanto agli altri comuni che versano ancora in condizioni indecorose.

Le unità abitative in fascia “A” con diritto alla ricostruzione immediata erano 5.078 di cui 3.600 nel cratere. Di esse solo il 60% in quindici anni sono tornate agibili. Addirittura per circa 100 progetti vi è un contenzioso per il quale la regione Molise è stata condannata in primo grado a reinserirli negli interventi da finanziare, ma, udite l’incredibile, il presidente della giunta regionale ha impugnato la decisione davanti al Consiglio di stato, eccependo la inammissibilità del ricorso per decadenza dei termini. Dove si è mai visto un padre che lotta perché i figli restino fuori casa? A meno che non si senta in una fortezza assediata e respinge come indesiderati tutti coloro che potrebbero attentare ai suoi agi! Delle altre fasce, e cioè le B-C-D-E-F, non si prevede affatto alcun intervento. Per gli inquilini la speranza è stata assassinata scientemente.

La ricostruzione dovrà essere conclusa entro il luglio 2018 e restano ancora a disposizione circa 200 milioni di euro, che altrimenti torneranno indietro.

Calcolando che negli ultimi quattro anni si sono riusciti a spendere solo 150 milioni, grazie soprattutto all’inefficienza della macchina burocratica – guai a parlar male dei macchinisti perché sono oltremodo suscettibili – è facile comprendere come presto il danno si fonderà con la beffa. Intanto i lavori, quando procedono, vanno a rilento perché le imprese sono condannate a rischiare in proprio in quanto, se va bene, gli stati di avanzamento vengono liquidati non prima di quindici mesi.

La ricostruzione da campagna elettorale

Ora che la campagna elettorale entrerà nel vivo – in primavera si rinnoverà il consiglio regionale – sarà interessante ascoltare quanti ciarlatani e menefreghisti cavalcheranno la ricostruzione annunciando che loro, a differenza dei precedenti, non ci dormiranno la notte finché non siano tutti rientrati a casa! Stanno già facendo la scorta di xanax, tavor e halcion per tentare di socchiudere almeno un occhio la notte!

Non siamo chiusi nel nostro dolore, come vedove inconsolabili! Ostinatamente continuiamo a lavorare per un Molise altro e non ci dispiace affatto se idee, spunti, proposte formulate nella nostra fucina vengano raccolte da qualcuno che vorrà tradurle in scelte politiche. Assistiamo, nauseati ma non rassegnati, a giochi di nomi e poltrone, accordi sopra e sotto banco, strategie di riposizionamento e tentativi di scavalcarsi. La cosa più semplice da farsi – ma forse è troppo banale per teste d’uovo così indispensabili al futuro del Molise o così indispensabile il Molise al loro futuro – sarebbe quella di chiedersi quali siano le priorità perché la regione possa essere vivibile e in grado di competere sul mercato e, solo in un secondo tempo, chi sia il più adatto a farlo! E invece la lotta è per le poltrone e l’unico assente purtroppo nei loro ragionamenti è proprio lo sviluppo di un Molise compatibile con sue risorse!

Se i punti forza della nostra regione sono aria, acqua e terra, non ancora definitivamente alterati, allora puntiamo tutto su questo. I biodistretti, di cui ci occupiamo in questo numero, potrebbero essere l’inizio di uno sviluppo che, anziché fare violenza alla terra, la salvaguardi e noi potremo consegnare alle future generazioni un lembo di terra preservato dallo sterminio di un falso progresso.

Proviamo a scommetterci.

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