Costruttori del nostro futuro
22 settembre 2018
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Costruttori del nostro futuro

“Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar” cosi inizia una canzone popolare più volte riadattata alle varie dinamiche che la società ha subito nei decenni. La preoccupazione materna che ti impone di dire: “Cento lire io te le darò, ma in America no no no”; e ancora, chi si pone sul piedistallo del consigliere: “Suoi fratelli alla finestra, mamma mia lasséla andar”. L’epilogo è drammatico: “Quando fui in mezzo al mare il bastimento si sprofondò”. La canzone conclude con la sua morale: “Il consiglio della mia mamma l’era tutta la verità. Mentre quello dei miei fratelli l’è stà quello che m’ha ingannà”.

Una mattina ti svegli e, come in un film, ti ritornano in mente i giorni della tua infanzia dove vivevi e coglievi i sentimenti dei tuoi cari che discutevano ore ed ore sulla scelta di tuo zio che si apprestava ad andare in Venezuela o negli Stati Uniti d’America. Poi altri flash, mia nonna che, seduta sotto un’acacia secolare, mi diceva: senti? il cardellino canta, vuol dire che arrivano notizie e… puntualmente arrivava il postino che portava una busta con su scritto “par avion”! Erano le lettere dei miei zii che iniziavano sempre allo stesso modo: “Cara mamma e caro papà vi scrivo questa mia lettera per dirvi che noi stiamo tutti bene così speriamo anche di voi”. Nelle pieghe della lettera una banconota da 50 dollari. Era sempre così, tanto che, ricordo momento per momento! Gioia e commozione ogni volta…

Oggi sono cambiate le cose? No! non è cambiato nulla di nulla, se non gli strumenti. Le dinamiche della canzone hanno cambiato latitudine e longitudine ma ci sono sempre. C’è chi ha il desiderio di partire, chi si oppone all’incertezza, c’è chi incoraggia e c’è chi subisce il dramma. Oggi ci troviamo a gestire situazioni ambigue; l’Italia, che per alcuni rappresenta una meta, per altri un transito e per altri ancora è una terra da far crescere, da attestare come la società civile per eccellenza. Intanto le nostre menti sono combattute: resto in Italia oppure vado a fare esperienza all’estero per tornare con un curriculum spendibile? Personalmente vivo in famiglia le diverse posizioni di queste nuove generazioni. Il mio primo nipote diretto, ingegnere meccanico, lavora in Olanda e non ha nessuna intenzione di tornare in Italia; mia nipote, sorella dell’ingegnere, invece, lavora in un’azienda di Venezia che le ha riconosciuto i suoi studi universitari e il suo praticantato in un’altra azienda del bergamasco. Vorrebbe avvicinarsi al suo paese natale ma non ci sono aziende che, per ora, ricercano professionisti del suo calibro. Un altro nipote acquisito lavora, insieme alla sorella, nell’azienda agricola di famiglia. Altro nipote, dopo tante peripezie, ha trovato un lavoro dove, sono sicuro, si farà apprezzare perché capace e meticoloso nel suo impiego. Poi c’è anche la nipote acquisita, mamma di famiglia, che ha deciso, insieme al marito di investire sulla crescita delle sue due bimbe. Volgi lo sguardo dietro e vedi ancora due nipoti in attesa di programmare una i propri studi universitari, l’altro i suoi studi liceali. Guardando a casa propria vedi il secondo figlio che, come un treno, naviga verso il sogno di diventare medico ed è nel pieno degli studi universitari. Già afferma che, insieme alla sua futura moglie, non svolgerà la sua professione medica a Larino (previsione troppo facile vista la fine del nostro ospedale), ma laddove si sentirà gratificato; dulcis in fundo, mio figlio primogenito, informatico, innamorato del paese natale a tal punto da non considerare le diverse offerte di lavoro provenienti dal nord. Inizialmente sono stato critico con lui e non nego di averlo pressato oltremodo affinché facesse esperienza al nord o addirittura all’estero. Lui, testardo come me, non si è lasciato convincere e si è aperto la sua bella partita IVA e oggi, a tre mesi dalla laurea, lavora ed è il ragazzo più felice del mondo (per certi versi).

Mamma mia dammi cento lire che in America devo andare… ma poi l’America, per come la si intendeva una volta, dove sta se non nei propri sogni? Non volevo raccontare la storia della mia famiglia per vana gloria, ma ho condiviso dinamiche che sostanzialmente vivete anche tutti voi! È per dire che ognuno deve fare ciò che sente nel proprio intimo! Non ci siano genitori che si mettano di traverso, non ci siano fratelli che incitano verso una direzione e non ci siano rimpianti per le scelte fatte. Qualora il percorso nei propri progetti dovesse interrompersi si deve avere la forza, e il coraggio, di rialzarsi e di riprendere il cammino. Le dinamiche della nostra esistenza sono rappresentabili con un grafico gaussiano dove la campana è più o meno alta in funzione della rivoluzione che uno vuole costruire nel proprio vissuto e se qualcuno vuole andare o vuole venire, eccoci qua! Noi possiamo solo accompagnare, con la nostra esperienza e con l’amore di chi vuole il bene del proprio simile. Che nessuno possa cantare: “Pescatore che peschi i pesci la mia figlia vai tu a pescàr. Il mio sangue è rosso e fino, i pesci del mare lo beveràn. La mia carne è bianca e pura e la balena la mangerà”. ☺

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