Cultura inaccessibile
23 Marzo 2021
laFonteTV (1846 articles)
0 comments
Share

Cultura inaccessibile

Quando il cancello è stato sbarrato per l’ultima volta, in quel settembre di ormai quasi cinque anni fa, sembrava agli occhi di tutti la solita chiusura momentanea. Personale in mobilità, sistemazione alla meglio della struttura da parte dell’ente provinciale, prima di procedere alla ripartenza, come era sempre stato fino ad allora. Nessuno immaginava che invece quello sarebbe stato il passo d’addio della cultura. La Biblioteca Albino di Campobasso ha infatti sempre rappresentato per tutti gli utenti, lettori e non, molisani e non, il punto di arrivo di una ricerca: della ricerca. L’extrema ratio dove completare uno studio, reperire un libro introvabile ovunque, trovare un testo equipollente che coadiuvasse l’analisi in corso. Insomma, la soluzione al problema. Si può rinunciare oggi a fare cultura? Si può rinunciare ad un tesoro composto da oltre 130.000 volumi? Ci si può privare di 2.400 periodici, pergamene, manoscritti, fotografie, carte geografiche, mappe, manifesti, disegni e stampe? Evidentemente sì. Evidentemente di tutto questo oggi non si ha più bisogno, essendo stato rimpiazzato da altro, un altro certamente peggiore, che non sarà mai ciò che rappresenta un luogo come questo: un luogo d’incontro, un luogo di conoscenza, di aggregazione, di conversazione: uno spazio comune, un bene comune che oggi non abbiamo più. E ciò che è peggio, un luogo che le nuove generazioni non hanno neppure idea che esista o sia mai esistito. Ciascuno con il suo libro, il suo giornale, il suo film, la sua musica, ma insieme. Questa era la comunità vivente che creava la biblioteca.

Durante i primi anni del duemila gli amministratori ed i dipendenti della biblioteca si erano addirittura dedicati alla digitalizzazione dei documenti, per far sì che il tutto potesse essere consultabile anche telematicamente. Sforzo vano, a quanto pare. Altrove, ci sono anche esperienze di convenzioni tra Associazioni e Comuni per “affidare” una biblioteca a dei volontari, ma questi esperimenti, benché positivi, non sono stati sufficientemente ambiziosi e rischiano di diventare un paravento per nascondere la vergogna di enti locali che non investono in cultura.

Abbiamo di recente trattato il tema delle edicole sempre maggiormente dismesse. Noi che della diffusione culturale facciamo il nostro cavallo di battaglia, saremo un pungolo continuo verso le istituzioni riguardo a queste tematiche, come lo siamo stati su qualsiasi argomento, in particolar modo su quello sanitario, in un periodo in cui non si dovrebbe trattare di altro per la centralità del tema e del momento che attraversiamo.

Sanità, lavoro e cultura. Temi imprescindibili, insieme alle infrastrutture, per la sopravvivenza del Molise e delle comunità locali in generale. Tuttavia, è dalle giovani generazioni che bisogna ripartire, facendo nascere in loro la passione per la lettura, la curiosità verso ciò che è nascosto in ogni libro, sostituendo ciò che appare inutile con l’avvento della tecnologia, che erroneamente fa ritenere loro gli apparecchi elettronici necessari per lo studio e per la loro quotidianità. In realtà questa assuefazione ha fatto perdere completamente quel senso di curiosità verso ciò che un testo cartaceo può trasmetterci, sviluppando un senso critico fondamentale nei confronti delle problematiche da affrontare. Banalmente, la semplice ricerca di un vocabolo non sembra esistere più a causa dell’immediatezza di internet, che induce ad una superficialità preoccupante. La lettura, invece, ha bisogno di tempo, di attenzione, di spazi protetti, che male si adattano alle continue interruzioni che il cellulare ci impone, perché essere sempre connessi significa aver rinunciato a quei momenti di solitudine mentale e di concentrazione che la lettura di un libro richiede, in una distinzione fra tempo di lavoro e tempo libero ormai svanita.

Tutto questo ha causato una perdita di interesse verso il nostro patrimonio letterario e questo disinteresse, di riflesso, verso quella che è la vera cultura ed i suoi luoghi, dimenticati colpevolmente dalle istituzioni in un silenzio assordante. Il pensiero va anche a tutte quelle associazioni culturali che sono state ospitate presso la Albino nel corso delle numerose manifestazioni culturali, ma va anche a tutti gli autori che hanno dato lustro alla nostra regione ed oggi giacciono tra gli scaffali inanimati di un luogo ormai deserto.

In un momento storico in cui anche l’Archivio di Stato limita gli accessi per via della pandemia, in un luogo in cui già precedentemente consultare dei testi era di per sé complicato, rivolgiamo da queste pagine un accorato appello alle istituzioni, affinché anche in un grave momento come quello che stiamo vivendo, la cultura non sia mai dimenticata e si riprogrammi l’accesso e la riapertura di questi luoghi, tra le cui mura dovranno studiare e sviluppare curiosità e conoscenza quelli che saranno gli attori della società di domani. Per fare questo, tuttavia, bisogna che le porte di quell’accesso ai luoghi di cultura siano loro aperte. Questo impegno andrebbe preso dalle istituzioni con pari dignità rispetto agli altri temi, da esse volutamente anteposti per il solito ed ormai anacronistico tornaconto elettorale.☺

 

laFonteTV

laFonteTV