La prima idea che emerge è proprio questa: il Molise non è esente da rischi di infiltrazioni criminose e non è isolato

B. nasce a Mosca, nel 1930, pochi giorni prima dell’arrivo di Tina in quella città. Sua madre, russa, lavora nella fiscalia dello Stato, il posto in cui, pochi anni più tardi, si preparano i processi contra i “nemici del popolo”.

Eppure io la mia Spoon River l’ho vissuta fin da piccola, allorché con nonna si andava al camposanto per portare un omaggio ai cari defunti

Di quei ventitre anni di vita di Rita rimangono le sue poesie e qualche lettera in cui, fra l’altro, parla del padre da cui è fuggita anche per sfuggire agli abusi;

Il post riporta la bella foto di un noto santuario mariano molisano e nella didascalia si specifica letteralmente: “…non siamo in Umbria… siamo nel nostro bellissimo Molise!”.

Essa si manifestò soprattutto come penuria di cereali, quindi di farina e di pane, costringendo le persone a cibarsi di erbe e di ghiande,

Tina non si chiama più Tina, ma Maria, non fa più la fotografa, ma pubblica il giornale del Soccorso Rosso e anche un libro di poesie di Miguel Hernandez, Vientos del Pueblo (Venti del popolo).

Quanto a deserti, esili e terre promesse, come il mio amato compagno di strada Giuseppe Ungaretti neppure io mi illudo, perché da lui ho imparato che: “Si percorre il deserto con residui/ di qualche immagine di prima in mente./ Della Terra Promessa/ nient’altro un vivo sa”.

Fa impressione e quasi infastidisce, in tempi di emergenza sanitaria planetaria, sentir parlare anche di pandemia della parola.