cuore di pietra
31 Agosto 2010
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cuore di pietra

 

“Arrampicavi quegli scogli di mare

dimentico di ragione e pudore

lasciasti tra la sabbia le tue chiavi

per rincorrere frammenti di vita

le onde coprirono i nostri passi

le dune nascosero i nostri corpi

il sole scaldò le nostre emozioni

e tu il gelo di un cuore di pietra”.

Può amare chi ha perso il cuore? Ha un senso la vita? E mentre il tempo che non ritorna, che non fa cerchi, imperturbabile ed indifferente, scorre, lasciando al vento i frammenti di vita che, sole, la raccontano, quel solitario bastardo della vita, accesa la pipa, osservava, silenzioso, il suo fiume ed il passare delle stagioni.

La vita, con i suoi imperscrutabili ed avvolgenti attimi, gli aveva donato le bellezze del dialogo di amanti appassionati avvolti nella poesia che due corpi regalano sempre agli occasionali protagonisti che pensano, e lo sono sempre, di essere unici. Quel corpo di guerriero solitario, così sicuro sulle rocce e scogli di monti e mare, vacillava ogni volta che il suo cuore tornava a battere. Abbandonato quel letto di stelle sospeso tra i cieli, aveva carpito i desideri ed i segreti degli amanti che nulla lasciano ai corpi che si avvolgono su occasionali spiagge in onde conturbanti, dove l’onda che si abbandona a riva e già avvolta dall’onda che la segue.

Le donne, gli uomini, le persone, la vita… sono un ristorante? Quasi sempre lo sono.

Le chiavi, lasciate tra le sabbie avvolgenti dei segmenti del vivere che hanno colorato i suoi passi incerti sulle nevi perenni e nelle acque minacciose del suo tempo, apparivano alla sua memoria intagliate di nostalgia. Quella finestra chiusa, quel bacio lasciato al vento, quel braccio alzato per salutare, quel sentiero impervio che ogni volta si ritrovava davanti ai suoi occhi smarriti, indicavano che era tempo di andare. Andare dove?

Nel solitario incanto delle sue ricerche sulle ragioni che fanno la vita, il vento e le aquile gli portavano l’eco di quei corpi che lo avevano scaldato: se hai freddo, se ascolterai ancora il mio cuore, vuol dire che sei ancora vivo, amore mio, ed io ti aspetterò. La frammentarietà delle ragioni e delle emozioni disturbano i sogni inquieti dei ricercatori di verità, perché sono colorati dalle passioni della vita, ma l’arcobaleno della vita è regalato occasionalmente dal tempo e da coordinate che sfuggono alle ragioni di chi “tra queste passioni, emozioni ed arcobaleni” ne cerca il senso.

La ragione cerca un senso al cuore perché ne ha perso il battito. Il cuore cerca ragioni alle sue emozioni perché ne ha perso il fascino. Uomini e donne cercano un senso alle ragioni e al cuore perché, forse, hanno smarrito il tempo della vita. Il tempo della vita è dato dal rincorrersi di cuori e ragioni che s’incontrano laddove le persone possono far diventare i loro cuori e ragioni un arcobaleno di vita.

Quel bastardo vegliardo riaccese la sua pipa… osservò il rincorrersi di ragioni, passioni, emozioni e cuori ed aprì la porta. Si distolse da quelle ricerche e guardò gli occhi del suo cane, incrocio tra occasionali bastardi, come lui. Osservò senza ragioni il volo dell’aquila e le acuminate stalattiti di ghiaccio che si scioglievano al sole. Attese, senza rincorrere il tempo, il passare della stagione e sentì battere il suo cuore. Cercò il suo cuore tra quei sentieri d’amore e di vita… e raccolse quel fiore per donarlo con amore solo con amore a quell’occasionale e cercato arcobaleno della sua irragionevole vita che aveva scaldato il suo cuore di pietra.

Sorrise il vecchio bastardo a quei ragazzi e ragazze, qualcuno tra loro incanutito e triste, che gli chiedevano il sentiero ragionevole che rende bella la vita. E, toccando la sua inseparabile pipa, accarezzando il suo bianco ed inseparabile pastore, rispose loro: è la vita che sempre è bella, se imparate ad ascoltare il battito del vostro cuore di pietra. ☺

polsmile@tin.it

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