dal ricatto al riscatto   di Antonio De Lellis
8 Marzo 2013
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dal ricatto al riscatto di Antonio De Lellis

 

Quando leggerete questo articolo i numeri, le percentuali e le analisi politiche sulla tornata elettorale saranno già di dominio pubblico. Molti misureranno il peso di Rivoluzione democratica Molise con la logica della quantità, ma chi potrà dire del valore di un’amicizia nata o rafforzatasi in questa esperienza unica e irripetibile che ci ha condotto ad incontrare un popolo orgogliosamente umile che resiste ed ha un calore unico ed una cultura profondamente umanistica? Ci abbiamo messo il cuore, le viscere. Abbiamo attinto alla nostra storia, alle vite dei nostri figli, alle storie dei tanti giovani incontrati in questi anni, alle storie di emarginazione, ai ricordi dell’infanzia, al senso di ingiustizia che avvertiamo e che vorremmo scrollarci di dosso.

Abbiamo già vinto. Ogni volta che abbiamo messo insieme le nostre idee, ogni volta che ci siamo confrontati, ogni volta che ci siamo abbracciati, stretto la mano, accolto l’un l’altro, ascoltato una confidenza, un’esperienza, ogni volta che abbiamo incontrato un anziano o un giovane assetato di trasmettere un pensiero, un progetto inattuato. Ci siamo sentiti come in una corsa a staffetta in cui un popolo onesto, ma vittima di un sistema politico schiavizzante, ha voglia di trasmetterci un sogno, una storia, un’attesa, un’istanza di giustizia. Abbiamo dovuto lottare contro un analfabetismo della politica che ha oppresso invece di liberare energie, che ha umiliato invece di valorizzare, usato invece di servire. Abbiamo generato un entusiasmo che non dobbiamo deludere, una flebile speranza che dobbiamo continuamente alimentare con la costruzione di un progetto culturale e politico per una umanità e un altro sviluppo o equilibrio possibile.

Dopo aver tanto parlato e comunicato sogni, progetti, visioni del mondo, misure che si potrebbero attuare, dopo aver incontrato tanta “povera” gente, tanti spiriti eletti, tanti animi nobili, mi sento di non aver più parole perché a parlare sono i volti segnati dal tempo e dalla fatica di vivere, le storie di lotte e di resistenza contro un mondo che non mette più al centro le persone e le comunità. Questa visione liberista che sottrae diritti, ambiente, relazioni, che considera la politica come una merce, come un prodotto da vendere e non come un’opera da costruire insieme è il vero nemico. Anche in Molise si combatte la stessa battaglia che in ogni parte del mondo attanaglia i popoli. È in atto una guerra mondiale che è economica e finanziaria, in occidente, ma che si manifesta con veri e propri conflitti armati, repressioni, rivolte, spesso sedate nel sangue, tra chi occupa e sottrae risorse, interi ecosistemi e territori, colonizza, delocalizza e chi vuole un mondo ed una vita per tutti e costruisce relazioni, economie solidali e tutela il territorio, la nostra risorsa e la nostra casa comune.

Abbiamo già vinto. Perché il nostro obiettivo non è il voto, ma l’aver avviato un processo culturale, politico, economico che ci conduca dal “ricatto al riscatto”. Abbiamo scoperto che non esistono solo il bianco, il nero e il rosso, ma migliaia di sfumature che possono coesistere come le biodiversità, a patto che abbiano un unico grande progetto: una vita per tutti. Rivoluzione democratica sarà quello che sapremo costruire dentro le nostre famiglie, le nostre fabbriche, nei campi, nelle fabbriche, nelle scuole, in tutti i luoghi di lavoro, nei paesi, nelle città e nella chiesa silente, la quale inizia a capire che non siamo in un epoca in cambiamento, ma in un cambiamento d’epoca. Gli urlatori, i capi popolo e le masse bambine le combattiamo come chi truffa, ruba e sottrae il futuro agli altri per arricchimento personale, ma per costruire un’economia diffusa dove gli spazi si dilatano e la cultura, che è aver cura dell’umanità, possa diventare quel bene che si costruisce non in mercato per pochi, ma in un processo di contaminazione reciproca.

Abbiamo poco tempo, lo tsunami o l’ondata finale della crisi economica, ambientale, sociale e democratica sta per arrivare e potrebbe condurci ad una morte lenta e inesorabile come quella dei tanti paesi che, come la Grecia, hanno subito una colonizzazione, prima culturale, poi economica ed infine finanziaria. Da cattolico cerco di nutrire sempre la speranza, cerco di svelare sempre  la verità e costruisco il nuovo nome della carità che è la solidarietà. Non sono solo! Un altro mondo di sinistra vera e radicata, che nasce proprio con le lotte operaie e contadine, così come la dottrina sociale della  Chiesa, crede in questo percorso di “liberazione” delle masse coscienti e consapevoli. L’unica battaglia che perderemo è quella che non combatteremo.  ☺

adelellis@virgilio.it

 

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