Dalla parte dei poveri
19 gennaio 2018
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Dalla parte dei poveri

In occasione del secondo EMMP (Incontro mondiale dei movimenti popolari), quello tenuto in Bolivia nel 2015, successivo al primo di Roma nel 2014, il presidente Evo Morales regalò a Papa Francesco una croce composta da una falce e un martello. A leggere il discorso tenuto dal papa all’ultimo incontro (Roma 2016) – ospite questa volta un altro presidente, il guerrigliero Tupamaro che ha governato l’Uruguay fino a poco tempo fa, Pepe Mujica, assente invece Berni Sanders, pur invitato, ma impegnato nella campagna elettorale – si direbbe che quell’anomalo crocifisso è diventato il nuovo simbolo della Chiesa bergogliana.

Ho detto “si direbbe” al condizionale perché so che bisogna fare attenzione. E però non si può non prendere atto che il pontificato di Francesco ha impresso alla politica vaticana una svolta di sostanziale rilievo.

Qualcosa di analogo lo aveva già fatto un suo straordinario predecessore – Giovanni XXIII – con lo storico Concilio Vaticano II, convocato all’inizio dei ’60, la cui portata fu poi pesantemente ridimensionata dai pontefici successivi. E tuttavia colpisce il vero e proprio salto di qualità dei discorsi tenuti da Bergoglio, in particolare in occasione degli incontri con i movimenti.

Non tanto, o non solo, per via della denuncia ormai esplicita di quello che lui non chiama mai capitalismo ma che tale appare (“quella struttura ingiusta” dominata dal “primato del danaro”, “che collega tutte le esclusioni”, “rende schiavi, ruba la libertà”, “mitizza il progresso infinito” e “l’efficienza” incondizionate). La novità principale non sta infatti solo nel vigore della denuncia dello stato delle cose presente, ma nell’identificazione di un nemico storicamente esistente, e nella soggettivizzazione dell’agente del cambiamento, fino ad oggi “addomesticato”, “anestetizzato”.

Agli sfruttati, alle vittime del sistema, il papa adesso si rivolge per invitarli a non restare “a braccia conserte”, a “passare – come dice il documento conclusivo dell’incontro di Roma – dalla fase della resistenza a quella dell’appropriazione del potere politico, dalla lotta sociale alla lotta elettorale”. Detta in due parole: passare dalla solidarietà alla lotta, dalla carità alla politica.

Di inviti della Chiesa a impegnarsi in politica noi italiani in particolare abbiamo lunga esperienza e proprio questa intrusione abbiamo denunciato e combattuto perché era invito a sostenere il partito che si diceva rappresentante del Vaticano (e lo era), la Democrazia Cristiana, nella sua battaglia anticomunista. Altri paesi hanno subìto esperienza analoga, anche se in misura minore per l’influenza in Italia della potente Curia romana. E però l’invito alla politica che lancia papa Bergoglio appare di segno molto diverso da quello di allora. E basterebbe a provarlo l’ironico sprezzo con cui i suoi interventi sono stati commentati dalla stampa italiana: “Papa Francesco benedice i centri sociali” (organismi di estrema sinistra); “Bergoglio incontra il Leoncavallo” (il più noto di questi centri); “Zapatisti, marxisti, Indignados, tutti dal papa”. Questi alcuni titoli dei principali giornali vicini al potere.

Le parole del papa rappresentano una novità di rilievo non solo, ripeto, per via di una indicazione assai precisa dell’avversario da colpire – il capitale (“il danaro”) – ma perché il suo è un richiamo al protagonismo delle vittime: “vi si tollera – dice rivolgendosi ai poveri – finché non mettete in discussione la politica economica”, e finché “la politica sociale sarà quella verso i poveri e non dei poveri”, vale a dire fin quando non vi sottrarrete al paternalismo e non prenderete il destino nelle vostre stesse mani. Fin quando non sarete soggetto politico e non più oggetto di carità.

Non si dice, ovviamente, “lotta di classe” come motore della storia, come è nella nostra tradizione marxista, si dice invece “popolo”, che è naturalmente diverso. E però si invita “alla mobilitazione popolare” un mondo sempre più vasto che è cresciuto nelle nostre società, dove il lavoro è sempre più parcellizzato e privo di diritti, dove dilaga l’economia informale, dove sempre più minoritaria appare la presenza di una classe operaia economicamente e culturalmente omogenea, dove i subalterni sono attraversati da contraddizioni diversificate, e cresce a dismisura l’esclusione sociale. È una realtà cui la sinistra fa fatica a rivolgersi e che non è spesso ancora capace di organizzare; e proprio questo dato è all’origine della sua crisi.

Se si guarda alle 97 organizzazioni, appartenenti a 68 paesi diversi, che si sono riunite nell’ultimo incontro dell’EMMP, si rileva subito una grande similitudine, anzi addirittura una coincidenza, con i protagonisti dei nostri Forum Sociali Mondiali, che nei settori più emarginati avevano fondato la loro forza. Non è un caso che proprio Stedile, storico leader del “Sem Terra” brasiliani, membro del Consiglio dei Forum nati a Porto Alegre, sia anche uno dei protagonisti degli incontri promossi da papa Francesco, il cui titolo recita le 3 T: Terra, Techo (casa), Trabajho (lavoro). E che la tematica affrontata sia anch’essa simile: quella dei beni comuni (a partire dalla lotta contro la privatizzazione dell’acqua), di un salario universale, della sovranità alimentare, sacrificata dal potere delle potenti multinazionali dell’industria agroalimentare (all’ultimo incontro di Roma era presente infatti la paladina di questa battaglia, Vandana Shiva).

Accordo su tutto, dunque? No, naturalmente. A cominciare dai pur importantissimi diritti c.d civili (aborto, diritto a porre fine alla propria vita, omosessualità, ecc.). Ma rispetto a questi problemi c’è oggi una inedita apertura, con il riconoscimento delle diversità che pure non devono impedire ai credenti e ai non credenti, così come ai fedeli di religioni diverse, di lavorare assieme. E comunque una breccia è stata aperta dal movimento femminista, giacché la questione di genere ha ottenuto un pieno riconoscimento nelle parole dello stesso pontefice.

Come è potuto accadere che tutto questo si verificasse? Il ruolo personale di Bergoglio ha certamente giocato a favore della vera e propria inversione di rotta della politica vaticana, il suo coraggio nel confrontarsi con un apparato ecclesiastico ancora molto conservatore. E però non sarebbe stato possibile se il cambiamento non fosse stato sollecitato dai mutamenti intervenuti in questi ultimi decenni che hanno prodotto una crisi planetaria del capitalismo, posto fine all’illusione di una modernità positiva, indotto una disuguaglianza mai così grande nella storia. E che sta logorando, anzi “atrofizzando” – per usare le parole di papa Francesco – la democrazia, “dominata dall’enorme potere dei gruppi mediatici”. Se questo processo si innesta è perché l’imbarbarimento del mondo muove oramai grida di allarme, è un segno dei tempi, di cui solo le forze politiche che si dicono di sinistra ma hanno finito per arrendersi al capitalismo neoliberista e globalizzato sembrano non accorgersi.

Nel rispetto delle rispettive autonomie politiche e culturali, senza semplificazioni ma anche senza irrigidimenti preconcetti, quanto sta accadendo nella Chiesa cristiana ci riguarda; ed è un bene.

Ricordo le tesi del IX Congresso del Partito Comunista Italiano, all’inizio degli anni ’60, quando Giovanni XXIII e il Concilio stavano aprendo nuovi orizzonti che aiutarono anche noi laici e comunisti ad acquisire una visione meno miope della realtà del mondo cattolico. In quel documento fu inserito – per iniziativa di Togliatti stesso – un passaggio in cui si diceva: una fede religiosa autenticamente vissuta può contribuire alla critica anticapitalista. Oggi risulta più chiaro, anche se le forze avverse, molte all’interno della stessa Chiesa, sono impegnate in una pericolosa controffensiva.

Moltiplicare le occasioni di confronto e di lavoro comune è comunque indispensabile. Fra queste c’è il lavoro in corso del gruppo creato da Transform e dalla segreteria della Congregazione vaticana per l’educazione con l’obiettivo di una summer school da tenersi nel settembre 2018 nell’isola di Syros, con l’appoggio dell’Università greca dell’Egeo. Un dialogo cristiani e marxisti sui contenuti della formazione. La prima riunione di due giorni, a Castel Gandolfo, è stata molto interessante e proficua. Una prossima si terrà a Vienna a fine gennaio. (per gentile concessione l’articolo scritto per Transform

 

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