Devozioni nell’itinerario transumante
13 Aprile 2019
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Devozioni nell’itinerario transumante

Il tratturo ha un’importanza cruciale per la vita delle popolazioni toccate da questi percorsi, via di scambi culturali e prodotti legati alla pastorizia. Lungo il tratturo erano indispensabili le “Poste”, presso cisterne, spesso scavate da pastori, sorgenti e fiumi e torrenti dove le mandrie potevano abbeverarsi, soffermarsi per riposo. Così le “Poste” divennero luoghi di sosta indicate da mappe orali con edicole e cappelle dedicate alla Vergine o a Santi.

La marcia della transumanza inizia con il sopraggiungere dell’ autunno. Quanti hanno vissuto o vivono ancora nel nostro tempo questa tradizione riferiscono che i buoi percepiscono con irrequietezza l’approssimarsi della emigrazione: la famiglia Colantuono sa bene, tuttora, leggere i movimenti della mandria.

Devozioni del tratturo

La devozione verso San Matteo e all’Incoronata di Foggia nasce dai passaggi stagionali: il 21 settembre si fa memoria di san Matteo, tale da eleggere questo santo a patrono della transumanza, discesa dalle alture montuose verso la pianura per trascorrere l’inverno. Con la primavera il percorso a ritroso è posto sotto il patronato dell’Incoronata di Foggia; secondo la tradizione la Vergine apparve ad un pastore di buoi su una quercia: tale memoria si celebra l’ultimo sabato di aprile.

Paesi e contrade toccati dal percorso dei tratturi vedono la presenza devozionale di queste memorie. L’itinerario dei pellegrini verso il Gargano, montagna sacra, era segnato dalla sosta in questi luoghi, l’Incoronata e San Matteo. La tradizione di lasciarsi ungere con un po’ di olio benedetto, che arde nella lampada davanti a dette immagini, richiama l’ affidamento – protezione contro i mali delle persone e degli animali. “Anima- re, incoraggiare, rincuorare, alleviare la fatica di uomini e bestie che affrontano l’ignoto per menare le greggi al monte o al piano, provvede il dono della fede: balsamo dal potere infinito oltre che indispensabile seme per fecondare quel bagaglio culturale, personale e collettivo che è la preghiera, mezzo indispensabile a qualsiasi viaggiatore, per attestare la propria identità e definire l’appartenenza di un popolo. Prima ancora che la devozione cristiana le vie del tratturo furono rete di diffusione della idolatria pagana, e il passaggio dalla richiesta di protezione inoltrata dalla divinità come ai Santi, nell’immaginario collettivo assume contorni leggendari, e nei racconti come nei canti e le preghiere, spesso viene espressa in termini favolistici” (Introduzione al testo di Maria Teresa Calzona Lalli, La Madonna nella religiosità del tratturo, di Antonio Chieffo e Saverio Ialenti, tipografa San Paolo Andria 2001).

Disciplina del tratturo

Per la trasferta delle greggi e delle mandrie dai monti verso il tavoliere delle Puglie, bisognava attenersi alle disposizioni delle autorità amministrative, “il banno”: “guardare li loro territori da dove passano li locati ed animali di Dohana; acciò non siano rubbati, e succedendo il furto, siano tenute esse Università a rifare il danno”. Non solo il “banno”, ma vi erano altre regole da osservare di natura tecnica ed amministrativa. Una mappatura della presenza di edifici sacri è data dalle planimetrie a servizio della transumanza, alcuni di questi erano proprietari di armenti e come tali iscritti ai registri della Dogana di Foggia.

Il cammino del sacro

Il tratturo, in particolare Castel di Sangro – Lucera, presenta un notevole numero di luoghi di culto, chiese e cappelle, edicole dedicate in modo speciale alla Madre di Dio sotto vari titoli: Incoronata, Madonna di Loreto, della Neve, della Raccomandazione, del Rosario, della Sanità, di Santa Maria della strada a Matrice, del Canneto a Roccavivara. Luoghi posti in un ideale percorso, che accompagna il cammino di generazioni di pastori, che nel passaggio invernale, attendevano nuove primavere.☺

 

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