Di bonus in malus
1 Febbraio 2021
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Di bonus in malus

Perché l’acqua di casa è così buona? Anche perché è controllata. Certo non tutti sono ancora fortunati, dopotutto siamo solo nel 2021. Purtroppo ancora oggi c’è chi, invece di aprire i rubinetti di casa, apre i rubinetti dei portafogli e riempie i carrelli della spesa con ogni sorta di acqua. La maggioranza dell’opinione pubblica pensa che l’acqua che compra sia migliore forse per il solo fatto che costa, ma qualità significa – almeno – controlli dei manufatti, manutenzione, analisi di laboratorio, rispetto delle normative e informazione trasparente. Il ciclo produttivo della qualità dell’acqua “non pubblica”, non sempre può essere garantita e già dopo il suo trasporto si interrompe.

L’Italia, per chi ha ancora un minimo di memoria, è un paese ricco di acqua e non solo di quella imbottigliata, visto il triste primato di maggiori consumatori in Europa, con tutto quello che ne consegue. Nonostante ciò da trent’anni a questa parte ha visto disfare di giorno in giorno la propria rete idrica, che è diventata sempre più colabrodo, con conseguente enorme dispersione di acqua. Parimenti è cresciuta sempre più una classe politica che invece di riconoscere le proprie incapacità e colpe, ha visto subito altri profitti.

Nella bozza del nuovo PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) a tutti i bei propositi scritti fa da contraltare il come attuarli. “A supporto dei progetti di investimento – si legge nel Pnrr – viene proposta un’azione di riforma complessiva che consiste in un processo di rafforzamento della governance del servizio idrico integrato, con l’obiettivo di affidare il servizio a gestori integrati nelle aree del Paese in cui questo non è ancora avvenuto” (Altraeconomia, Gennaio 2021). Invece nessun politico si è mai espresso, con una visione a lungo termine, per un’unica grande opera che questo paese meriterebbe: mettere mano alla manutenzione del settore idrico e portare l’acqua potabile laddove ancora è un miraggio, senza ponti o tunnel.

Fortuna vuole che nella corsa al new green deal, l’Italia ha avuto finora idee brillanti come il recente salvataggio dell’ex Ilva, lo snellimento della burocrazia con lo svilimento della VIA e per ultimo il bonus per il rubinetto risparmioso, dopo l’altra grande e innovativa voce in capitolo che è stata l’incentivo all’acquisto del monopattino.

Non ci resta che attendere impazienti il prossimo rivoluzionario incentivo made in italy, la rottamazione delle pantofole. Il minimo per un Paese che non vuole più camminare ma vuole comunque continuare la sua politica green, attenuando così la nostra forte impronta ecologica.

Il rischio di non pensare al futuro, oltre che non vederlo, è alto. D’altronde vivere in una nazione dove la scuola non viene intesa come volano di sviluppo è il minimo che tutto ciò posa accadere.

 

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