di che stinco sei?   di Antonio Di Lalla
2 Febbraio 2013
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di che stinco sei? di Antonio Di Lalla

 

Chi di noi confonderebbe uno stinco di santo con uno stinco di porco? E allora perché anche in questa tornata elettorale, particolarmente confusa a livello regionale, partiti e candidati ci trattano come se fossimo all’oscuro di tutto, come appena sbarcati da Marte? E soprattutto, perché noi non solo lo tolleriamo ma addirittura subiamo l’influsso di quanto ci propinano attraverso i media? Anziché protestare noi per l’inquinamento acustico e visivo che provocano, sono loro, dopo ogni tentativo di turlupinarci, che gongolano per i punti percentuali incassati nei sondaggi!

Nessuno di noi, in una stazione, sale sul primo treno che transita perché tanto uno vale l’altro. Né tantomeno si lascia ammaliare nella scelta della destinazione dal venditore di biglietti, ma, individuata la direzione, il tempo che impiega, il costo con i necessari sacrifici e le gradevoli soddisfazioni, verifica se il mezzo parte in condizione tale da arrivare a destinazione. Un’occhiata ai compagni di viaggio, infine, non guasta per evitare brutte sorprese lungo il percorso.

Se la metafora è chiara e condivisa le conseguenze scaturiscono semplici e ovvie:

a) non possiamo consentire che siano gli altri a decidere al posto nostro. Il nostro disimpegno favorisce sempre i peggiori;

b) non è vero che tutti i partiti o movimenti sono uguali, anche se spesso loro malgrado fanno di tutto per appiattirsi sulla mediocrità e sulla tutela dei loro interessi, promettendo cose giuste che poi si guarderanno bene dal fare per riproporle alla scadenza successiva;

c) i candidati non sono buoni o cattivi in base al partito di appartenenza, un brocco è sempre tale, qualunque livrea indossi, ma, se la moralità e la competenza sono presupposto indispensabile e imprescindibile, è altrettanto vero che il partito influenza, se non determina, il tipo di scelte che si fanno per la collettività;

d) diffido di chi, per apparire solidale, dice che siamo sulla stessa barca, perché a prua non si sta come nella stiva. Provino a decurtarsi lo stipendio se non ci credono!

Per la camera e il senato sicuramente non voterò per chi, oltre a farci vergognare di essere italiani, ha contribuito a renderci ridicoli agli occhi del mondo: Berlusconi, di casa nei tribunali, andrebbe citato per danni d’immagine! Ancora una volta, trattandoci da gonzi, ruberà il seggio di senatore al Molise, nonostante i ringhi dell’Ulisse che appunto è nessuno. Dalla De Camillis vorrei che dicesse agli elettori se è ancora convinta, come ha sostenuto e votato, che Ruby è la nipote di Mubarak.

Oltre ad escludere il PDL e le liste collegate perché, in combutta con la Lega, sono semplicemente impresentabili, non ho purtroppo migliore stima di Monti, una pessima invenzione, sfuggita di mano al presidente Napolitano. Sebbene in positivo ci abbia restituito una presentabilità internazionale che avevamo perduto, ha contribuito ad affamare i poveri e a rimpinguare le banche con una politica tutt’altro che attenta ai meno abbienti. Oltretutto da senatore a vita avrebbe dovuto starsene fuori dai giochi, come correttezza esige, anziché tentare di rianimare, con il deprecabile sostegno, neanche troppo velato, della chiesa istituzionale, tipi come Casini e Fini.

Abbiamo comunque, a ben vedere, la possibilità di scegliere tra lo stinco di santo e quello di porco.

Nel nostro Molise, per le elezioni regionali, la situazione sarebbe ridicola se non fosse tragica: all’insegna del mercato dei porci, mi si perdoni l’accostamento ma è solo per via dello stinco, si è svolta una massacrante campagna acquisti e cessione di indesiderati. Oltre ai singoli, sono trasmigrati da una parte all’altra, non senza interessi di bottega, anche intere formazioni. Ci è mancato solo che Iorio, il presidente uscente, passasse dall’altra parte, cosa che ha fatto un anno addietro un suo attuale rivale! Sicuramente mancano idee, coerenza e progettualità, ma, chi finora ha governato, come può impunemente passare dalla parte opposta, sperando di continuare a essere protagonista nel fare danno? E con che faccia viene accolto a braccia aperte dai nuovi spasimanti? Se uno si rende conto che ha sbagliato ha una sola possibilità: andarsene a casa senza neppure voltarsi indietro e, se non lo capisce da solo, dovrebbero essere gli elettori a mandarcelo. Ma questi soggetti si portano il loro pacchetto di voti dovunque trasmigrano e dunque siamo noi a meritarci di peggio sempre più.

Il partito democratico, che ha schierato al senato tale Roberto Ruta, capace di perdere anche con la vittoria in tasca, ha rifiutato le primarie per paura di non poter cavalcare il già perdente candidato presidente, proveniente da forza Italia, scelto all’unanimità senza che nessuno avesse il minimo sconvolgimento di stomaco. Questi, a sua volta, ha fatto da cavallo di Troia per trasbordarne a iosa da destra, tanto che sono quelli di sinistra essere a disagio. Fantapolitica? No, dato di fatto. I paesi terremotati sono stati considerati parte lesa nel rinvio a giudizio del commissario Iorio per aver allargato il cratere: sarebbe mai possibile anche solo pensare che amministratori di questi centri si schierino con colui che avrebbe arrecato danno alle loro popolazioni? Eppure accade. Un cimelio è il sindaco di Santa Croce di Magliano.

Sei candidati, non tutti senza scheletri nell’armadio, corrono per la presidenza della giunta di una regione che conta trecentomila abitanti ed è ridotta in condizioni disastrose per una sbagliata o assente politica economica, ambientale, sanitaria, scolastica. Sarà preferito, c’e da scommetterci, lo stinco di porco allo stinco di santo nella vana illusione di trovare ancora almeno l’osso da rosicchiare! ☺

 

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