di fotografie e bambini
7 Maggio 2017
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di fotografie e bambini

Mai, come questa volta, per me e stato tanto difficile decidere su che cosa scrivere per la fonte. Ho cambiato almeno sette volte il tema del mio contributo, e non sono arrivata ad una decisione netta. Per questa ragione, permettetemi di buttare giù sulla carta (o sullo schermo del computer) il caos che c’è nella mia mente.

Oggi, un mio amico del Guatemala mi ha spedito una mail nella quale cita una frase del famoso fotografo nordamericano Lewis Hine, che dice: “Se mi fosse possibile esprimere quello che vedo con le parole, non mi sentirei obbligato di caricare una camera fotografica”. Hine è diventato famoso per le sue fotografie che offrirono documenti sul lavoro infantile negli Stati Uniti d’ America, o sull’immigrazione di migliaia di europei che arrivarono negli Stati Uniti. Le sue foto sono rimaste nella memoria collettiva e ci fanno capire ancora oggi quali sono stati i problemi che secondo Hine era difficile descrivere con le parole.

Anche in questi giorni, qualsiasi fatto grave che succede nel mondo diventa verità solo quando è documentato mediante una fotografia. Milioni di persone nel mondo si sono commosse vedendo la foto del ragazzo siriano caricato in un’ ambulanza e lasciato da solo nell’istante nel quale scopriva di avere la faccia piena di sangue e di polvere. I media dicono che questo bambino è “il simbolo della guerra in Siria”, e dicono anche che erano stati i russi e i siriani di Assad che avevano provocato le ferite di questo bambino. Questo è un fatto provato, non c`è niente da dire, ma c’è di più.

Negli ultimi giorni quasi tutti i giornali europei e di quello che ancora si chiama “occidente” hanno pubblicato questa foto. Ma invano si cercava di trovare delle fotografie dei bambini morti in Yemen a causa dei bombardamenti effettuati dall’Arabia Saudita (grande amico ed alleato degli Stati Uniti d’America) con bombe fabbricate, fra altro, anche dall’Italia. Allora mi chiedo se il problema è il fatto che in Yemen non ci sia stato qualche fotografo bravo. Ma credo che non è questo il motivo dell’ assenza di documenti su quella guerra in Yemen.

Nei paesi “socialisti” dell’Est europeo esisteva, nel comitato centrale del Partito, una persona incaricata di trasmettere a tutti i giornali nazionali i temi e le foto da pubblicare o da non pubblicare. Credevo che nei paesi “occidentali” questo tipo di censura non esistesse, ma più osservo i media italiani e tedeschi, più credo di essermi sbagliata. Il fatto è che, al posto del comitato centrale di un partito, abbiamo le agenzie di notizie che diffondono quello che serve alla politica prevalente, e questa politica, in questi mesi, non fa altro che preparare un clima che, forse, domani, farà che i cittadini della UE siano d’accordo quando si scatenerà una guerra contro la Russia.

Si sta preparando un clima che fa sì che, per esempio, il governo tedesco consigli alla popolazione di accumulare riserve in contanti, acqua e alimenti di prima necessità, per poter sopravvivere almeno per 10 giorni. Un clima nel quale la forma nella quale una donna si veste in spiaggia diventa tema predominante per giorni nella stampa tedesca, francese, italiana… Un tema che riempie anche i social-media, come facebook. Facebook è diventato un mezzo grazie al quale qualsiasi persona può vomitare tutto il suo odio contro tutto quello che è diverso. Su facebook si svolgono le piccole guerre, ma queste piccole guerre preparano il clima di odio, paura, pregiudizi, razzismo ed esclusione che serve nel caso di una “vera” guerra.

Voglio parlare, ancora una volta, di un bambino. Questo bambino doveva nascere nel mese di maggio, in Germania. Sarebbe stato il primo nipote di un mio amico. Per giorni sono stata in contatto con il futuro papà di questo bambino, ed il giorno in cui il bambino doveva nascere i medici affermavano che tutto andava bene, benissimo. Mancavano poche ore alla nascita; a casa avrebbe trovato la culla, i vestiti, i giocattoli e, prima di tutto, l’amore dei giovani genitori.

Poche ore dopo la notizia shock: il bambino era morto nel corpo della madre. Non si capiva il motivo. Ancora oggi non si sa perché è morto prima di vedere la luce del giorno. Io non sono superstiziosa, né credo in cose strane, ma più ci penso, più sono convinta che questo bambino, semplicemente, non voleva nascere in questo nostro mondo del 2016. ☺

 

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