Di fronte alla tecnologia
18 Gennaio 2021
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Di fronte alla tecnologia

“E l’anno che è passato/ È solo un anno che ho vissuto/ E l’anno che è passato/ È solo un anno che se n’è andato via” (Roberto Vecchioni). Se dovessimo definire in sintesi l’anno che si sta chiudendo indubbiamente lo accosteremmo alla pandemia da covid 19: i periodi di lockdown, il distanziamento, le restrizioni dei percorsi e delle attività, la mascherina quale indispensabile accessorio che completa il nostro abbigliamento sono gli elementi che hanno segnato e segnano ancora questo 2020 e, si presume, anche il prossimo anno!

L’esperienza della pandemia ha condizionato la nostra vita ed ha contribuito a rivedere – e forse correggere (?) – numerosi aspetti della nostra vita quotidiana, obiettivi, relazioni, atteggiamenti; in breve ha influito sul nostro mindset [pronuncia: maindset], vale a dire il modo di pensare. Il vocabolo inglese è composto da mind [pronuncia: maind], sostantivo che può corrispondere all’italiano “mente, pensiero”, e set, in questo caso un verbo, che significa posizionare o impostare. Secondo i più recenti studi il mindset, a sua volta, può essere classificato in statico oppure dinamico. Il modo di pensare statico è tipico delle persone che tentano di non modificare le proprie categorie mentali, si mostrano restìe ad intraprendere nuove attività, non amano particolarmente, anzi, cercano di evitare le sfide. Il mindset dinamico, al contrario, appartiene a coloro che ritengono di poter arricchire le proprie competenze, non si accontentano ed accettano di cimentarsi con la novità.

Ogni persona ha un suo modo di pensare: il mindset, infatti, può essere rappresentato come l’insieme delle visioni del mondo e ovviamente dei condizionamenti che la mente di ciascuno ha costruito e trattenuto nel corso degli anni, facendoli diventare abitudini che di conseguenza regolano il comportamento. Non si può però escludere che il modo di pensare possa essere modificato, passando da quello fisso al dinamico in talune circostanze, oppure – come negli ultimi tempi – acquisendone uno nuovo, il cosiddetto digital mindset.

In una civiltà ormai dominata telematicamente, quando ci rapportiamo alle nuove tecnologie il nostro modo di pensare diviene appunto “digitale” e l’atteggiamento nei confronti dei nuovi mezzi di comunicazione risulta diverso a seconda delle persone e delle situazioni. Molti di noi – fatta forse eccezione per i nativi digitali – pur possedendo le necessarie informazioni sull’opportunità digitale, non si lasciano trasportare totalmente dall’universo tecnologico e conservano una posizione di distacco. Ecco che il digital mindset non si presenta più semplicemente statico o dinamico, bensì fonde i due aspetti trasformandoli nelle categorie di accettazione o rifiuto della tecnologia, a cui reagire in maniera fissa oppure dinamica.

Un modo di pensare digitale dovrebbe preludere ad un avanzamento, un arricchimento della nostra cultura, facilitando relazioni rinnovate e comunicazione efficace; purtroppo la pandemia ha messo in evidenza numerose contraddizioni e riportato alla luce convinzioni ed atteggiamenti retrivi, inimmaginabili! Quale mindset si nasconde dietro la valanga di esternazioni, insulti, discorsi farneticanti che tentano di influenzare l’opinione pubblica, negando le prove scientifiche e alterando la visione della realtà? Il modo di pensare deve confrontarsi quotidianamente con i problemi che la società – la nostra, contemporanea – ci impone, e costringerci ad operare scelte che a volte possono apparire insolite, ma che le circostanze rendono necessarie ed inevitabili. Purtroppo non è così!

Dopo la vicenda per nulla rassicurante del covid, che nella memoria collettiva segnerà per sempre una tappa drammatica, sarà cambiato qualcosa nel nostro modo di pensare? Saprà il nuovo anno regalarci un rinnovato mindset? “Io appartengo a quegli esseri umani che hanno bisogno di pensare … In quanto essere umano dotato del bisogno di pensare perché attratto dal sogno di una vita diversa e migliore, io ritengo essenziale affrontare la questione del perché si vive, soprattutto nel senso finale cui l’avverbio ‘perché’ rimanda: a mio avviso si tratta della condizione indispensabile per far sì che il nostro passare su questa terra risulti un viaggio e non un disordinato vagabondaggio” (Vito Mancuso, Il bisogno di pensare).☺

 

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