Difenda i pazienti
8 Marzo 2019
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Difenda i pazienti

Che pena, guardarli in televisione, i nuovi big della destra e quelli che ancora sopravvivono alla sinistra, fare a gara per aggiudicarsi il primato dell’inciviltà. Si scaldano e si azzuffano per contendersi l’Oscar della disumanità: “è merito dell’ex ministro Minniti se i migranti non arrivano più sulle coste del nostro paese” dicono i reduci del Partito Democratico, e muoiono nei lager libici, questo lo diciamo noi. È il nuovo che avanza, altro che fascino dei barbari. Per il ministro della Giustizia dell’attuale governo è più grave rubare che privare un individuo della libertà, specialmente se è nero, sporco e povero: il diritto alla proprietà viene prima di quello alla vita. Il tribunale dei ministri chiede al Parlamento italiano di poter accertare le responsabilità per una ipotesi di reato grave, il sequestro di persona commesso da un ministro, e il capo dei pentastellati, amico suo, “il più onesto degli Italiani” risponde così: “Se si fosse trattato di un furto, eccezion fatta per i soldi rubati dalla Lega, non avremmo avuto dubbi a concedere l’autorizzazione, ma trattandosi della difesa del patrio suolo dall’invasione di 177 migranti, di cui 29 minori non accompagnati, la cosa cambia”.

Le forze politiche presenti in Parlamento si distinguono ormai tra quelli che i migranti possono anche morire in mare e quelli che i migranti possono morire in Libia, l’importante è che non sbarchino da noi. Questi signori non combattono l’ immigrazione irregolare ma i diritti fondamentali degli uomini, la civiltà occidentale, i valori della rivoluzione francese: per loro Rousseau è una marca di software. Si inizia sempre dai i più deboli, in questo caso i neri, poi vengono gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali e quindi i meridionali. L’autonomia differenziata chiesta da Regione Lombardia, Veneto e Emila Romagna è appunto questo. Stanno bussando alla nostra porta e bene ha fatto il consiglio regionale del Molise, con la mozione votata alla quasi unanimità, ad impegnare i presidenti del consiglio e della giunta a chiedere garanzie su Sviluppo, Sanità, Scuola e Sociale, prima di aprire qualsiasi discussione sul tema dell’autonomia. Qualcuna si è voluta distinguere anche in questa occasione, immaginando forse un roseo futuro al nord, brutalmente smentita dal baratto Di Maio/Salvini: caso Diciotti in cambio di TAV e Autonomia.

Naturalmente pensiamo che non sia facile difendere le nostre ragioni senza una forte alleanza tra tutte le regioni del Centro e del Sud e senza mettere in discussione l’attuale assetto regionale ormai inadeguato ad affrontare e risolvere criticità ataviche. Intanto non si ha necessità alcuna di sperimentare nuovi modelli di autonomia differenziata, basta già quella indifferenziata a spiegare l’arcano. Da indagini statistiche risulta infatti che l’aspettativa di vita dei residenti al Sud è minore di quella dei residenti al Nord a causa delle peggiori condizioni socioeconomiche in cui versano i primi e affidare ulteriori competenze alle regioni economicamente più forti, equivale ad acuire le differenze tra cittadini del Nord ricco e quelli del Sud povero, finalità che non sembrano essere tra gli obiettivi che la Costituzione repubblicana si prefigge di raggiungere.

Intanto il governatore del Molise, incartato da mesi nell’ ingiustificato commissariamento invece di sfidare il Governo con la carta bollata, pretende un confronto vero sui temi dell’offerta sanitaria che il ministro Grillo è obbligato a garantirci. Trasformi quella che lui ritiene una punizione in una ghiotta opportunità. Nomini una commissione di esperti indipendenti che valuti lo stato della sanità molisana prima e dopo il commissariamento ed esiga da subito che il livello delle prestazioni offerte si avvicini a quello delle regioni che vogliono l’autonomia differenziata. Per la prima volta un governatore è stato eletto non per difendere la Sanità, pubblica o privata che sia, ma per difendere i pazienti molisani: lo faccia. Se è vero, come più volte sostenuto dai precedenti governatori, che il fondo sanitario assegnato al Molise è insufficiente a garantire un servizio accettabile, colga il momento per dimostrarlo. Se invece per avere un sistema sanitario regionale che funzioni c’è bisogno di un bacino d’utenza che superi i 500 mila abitanti, così come rivelano le indagini epidemiologiche sulle quali poggia il decreto Balducci, chieda al ministro di indicare rapidamente la strada da percorrere per curare al meglio i pazienti molisani.

Ci siamo attardati negli anni precedenti a difendere, chi la sanità pubblica, chi quella privata, sapendo che in entrambi i casi difendevamo gli interessi degli amici, quelli degli amici degli amici e anche quelli dei conoscenti. È forse venuto il momento di difendere gli interessi dei malati nell’ambito dell’autonomia indifferenziata.

Abbiamo in questi ultimi diciotto anni disquisito su autostrada sì, autostrada no, sapendo che senza infrastrutture nessuno sviluppo è possibile. Nelle dichiarazioni programmatiche del maggio 2018, Toma ebbe a dire: viviamo ormai da anni con “illusioni infrastrutturali croniche” e detta da lui che ha avuto amici sia a destra che a manca, non è una battuta, anche perché a tutt’oggi non sono state realizzate né le strade pensate dalla sinistra, quelle a totale carico dello Stato, né quelle a pagamento pensate dalla destra. Il solo cruccio che mortifica noi Molisani è che la “sfida dell’attuale legislatura di realizzare una strada a scorrimento veloce”, per non si sa dove, oltre alla “realizzazione di aviosuperficie”, per non si sa quando, non trovano ascolto a Roma presso il ministro Toninelli, impegnato H24 a seguire il traforo del Brennero. Ci consola il fatto che in questa colossale confusione si potrà parlare al massimo di spazzatura differenziata, di autonomia, solo fra cent’anni. ☺

 

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