Differenziamoci
4 agosto 2018
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Differenziamoci

Avevo iniziato un articolo su quanto richiesto dal buon Antonio, ma poi ho ripiegato in fretta su questo. Generico e allusivo, come sempre.

Questo perché oggi ci sono flussi migratori per fuggire dalle guerre e dalle carestie, o anche per cercare lavoro fuori dall’Italia (ad esempio), ma ci sono quelli dei cittadini che migrano a qualche chilometro di distanza per cestinare i loro rifiuti.

Anch’io sono migrato per lavoro in altre città italiane, ho vissuto poi in “esilio” alcuni anni a Termoli, e adesso da “clandestino” in un piccolo centro alle porte di Campobasso. Qui dal mio piccolo particolare osservatorio, dove da qualche anno si effettua la raccolta differenziata porta a porta, vedo come alcuni cittadini faticano nel duro lavoro della separazione dei generi alimentari dagli involucri superflui che riempiono non solo i nostri cestini ma anche il nostro futuro. Così invece di giocare un giorno con l’umido, un altro con la plastica, etc. e fare al massimo qualche piano di scale per portare il loro contenitore in strada, preferiscono giocare a riempire bustoni da portare eco…logicamente a qualche chilometro di distanza, a Campobasso, dove ancora imperversano quegli odiosi cassonetti di rifiuti.

Quando il progresso arriverà a togliere questi ultimi reperti archeologici di una civiltà infausta, che ha prodotto e seppellito subito i frutti del suo lavoro, cosa succederà? Mi auguro di non vedere ancora scene come quelle alla periferia di Termoli dove si allenavano provetti campioni di lancio del sacchetto nelle campagne, sport che purtroppo ho notato sta diventando molto diffuso anche altrove: ho visto i risultati di queste gare nelle strade periferiche dei paesi dei Colli Albani, o nelle note strade tangenziali della caotica area napoletana (tra l’altro una delle migliori palestre di questo sport, da cui escono i migliori campioni anche di immersione).

Eppure qualcosa sembra muoversi. Vedo anziani (il vecchio che avanza) che, rispetto a molti giovani, si attivano quasi scrupolosamente nel capire cosa va riciclato in quel contenitore o in quell’altro; ma se la politica, giustamente o no, “chiude” i porti agli sbarchi migratori, prima o poi qualcuno chiuderà i cassonetti dei rifiuti? O vincerà l’incivile disumanità insita in molti di noi?

Nel frattempo speriamo che qualcun altro apra le frontiere, il posto più assurdo sul nostro pianeta, e parli meno populista dei populisti

Siamo sempre lo straniero di qualcun altro. Imparare a vivere insieme è lottare contro il razzismo (Tahar Ben Jelloun).☺

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